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Navi nello Stretto di Hormuz.
Nello Stretto di Hormuz si apre una spiraglio, anche se per parlare di riapertura del traffico marittimo nella striscia d’acqua è ancora presto. L’accordo tra Iran e Oman non è ancora definitivo, ma fissa intanto una serie di punti per consentire e regolare il passaggio delle navi nel tratto di mare che separa i due Paesi e che rappresenta la via d’acqua più importante al mondo per il traffico internazionale e per l’esportazione delle risorse energetiche dalla penisola arabica.
Attraverso lo Stretto di Hormuz passa circa il 20% del petrolio globale e circa la stessa quantità di gas naturale liquefatto. Uno snodo strategico, fondamentale, la cui chiusura da parte di Teheran dopo l’inizio dell’offensiva statunitense e israeliana contro l’Iran ha causato uno shock dei prezzi del petrolio provocando oscillazioni molto pesanti, con alti e bassi che seguono l’andamento della guerra, delle tensioni e delle dichiarazioni degli attori coinvolti nel conflitto, in particolare di quelle di Donald Trump.
L’intesa fra Teheran e Muscat parte dalla gestione di Hormuz per arrivare a coinvolgere il conflitto in corso, dettando alcuni punti. Come dichiarato dal portavoce del ministro degli Esteri di Teheran, Esmail Baghaei, «le coordinate geografiche della rotta sono state approvate e, se alcune parti terze non ostacoleranno il processo, la dichiarazione dei due Paesi è anch'essa nella fase di esame e redazione finale», con un chiaro riferimento agli Usa. L’accordo fissa un cessate il fuoco di 60 giorni con la sospensione degli attacchi da entrambe le parti e, contestualmente alla tregua, la ripresa dei negoziati per raggiungere un’intesa più ampia che includa la questione del nucleare iraniano. Durante i due mesi di tregua, le navi avrebbero accesso allo Stretto con due rotte distinte, una in entrata (verso il Golfo Persico) nelle acque territorio dell’Iran, una in uscita (verso il Mar Arabico) all’interno delle acque territoriali dell’Oman.
Per le navi mercantili e petroliere in transito è previsto il pagamento di una tassa di servizio. Per i primi due mesi non verrebbero applicati pedaggi di transito obbligatori, che sarebbero introdotto da Teheran dopo i 60 giorni. L’intesa prevede inoltre un piano di bonifica – nel quale si valuta il coinvolgimento di Paesi europei – per rimuovere le mine dal corridoio centrale dello Stretto che, una volta bonificato, tornerebbe ad essere aperto al transito.
Uno dei nodi dell’accordo è la posizione degli Stati Uniti: da quanto dichiarato dal viceministro degli Esteri, Kazem Gharibabadi, Teheran nega di avere in corso negoziazioni con Washington sullo Stretto di Hormuz, ma solo con l'Oman in forma strettamente bilaterale. L’Iran ha ribadito che l’intesa raggiunta con Muscat con implica in modo immediato la riapertura dello Stretto e che la riapertura «richiederà accordi separati, che comprendono anche il rispetto degli impegni statunitensi». Lo stretto rimarrebbe chiuso finché persisteranno quelle che Teheran definisce «violazioni da parte degli Stati Uniti». Donald Trump dal canto suo ha minacciato: «Lo stretto aprirà molto presto oppure subiranno un colpo durissimo, e allora lo stretto si aprirà».
Intanto, alla crisi di Hormuz continua a fare eco quella del Mar Rosso, l’altro braccio di mare strategico per il commercio mondiale, dove si sono riaccese le tensioni fra Arabia Saudita e ribelli Houthi filo-iraniani dello Yemen. Questi ultimi il 5 agosto hanno dichiarato di aver attaccato due petroliere saudite in un solo giorno, la prima al largo della costa settentrionale di Yanbu, successivamente la seconda nel Golfo di Aden più a sud – con missili balistici, continuando il blocco marittimo nei confronti di Riyad e facendo temere un’escalation dello scontro.




