Ogni estate, con l'arrivo dell'esodo, le autostrade italiane si trasformano in un banco di prova per milioni di automobilisti: code, stress, caldo, stanchezza e distrazioni si sommano, alzando il livello di rischio sulle strade. Per sensibilizzare i guidatori su comportamenti più sicuri e responsabili, Autostrade per l'Italia e la Polizia di Stato hanno lanciato anche quest'anno la campagna "La sicurezza ci rende tutti campioni", un'iniziativa che non si limita ai caselli e alle aree di servizio, ma entra direttamente nelle scuole: oltre 240 istituti coinvolti, più di 34mila studenti raggiunti, perché il messaggio sulla sicurezza stradale funziona davvero solo se parte da giovani.

A dare il volto alla campagna sono due atlete paralimpiche e olimpiche: Ambra Sabatini, velocista paralimpica plurimedagliata, e Francesca Lollobrigida, pattinatrice di pista lunga che a Milano Cortina 2026 ha scritto una pagina di storia dello sport italiano, vincendo l'oro nei 3000 metri — con record olimpico — e nei 5000 metri. La scelta non è casuale: lo sport d'élite e la guida sicura condividono gli stessi valori fondamentali, disciplina, concentrazione, rispetto delle regole, gestione della pressione, e chi meglio di un'atleta può raccontarli in modo credibile?

Abbiamo intervistato Francesca Lollobrigida per capire cosa lega davvero la pista di ghiaccio all'asfalto di tutti i giorni.

Il messaggio della campagna è che disciplina e rispetto delle regole valgono sia in pista sia sulla strada. Tu sei arrivata a questo doppio oro olimpico, che ha appassionato tutta l'Italia, dopo una stagione segnata da un'infezione virale che ti ha messo a dura prova. Quanto la capacità di restare concentrata, di non perdere lucidità nei momenti difficili, può essere uno stimolo anche per chi si mette al volante magari stanco, distratto, sotto pressione?

«È fondamentale, perché i risultati non arrivano solo nel momento della gara, ma sono costruiti. Il rispetto, le regole, fanno parte di tutto il percorso di un atleta. Io sono sempre convinta che i valori che insegna lo sport sono poi quei valori che uno affronta nella vita quotidiana.

È normale che, venendo da uno sport di velocità, la prima cosa a cui uno pensa è che vince il più veloce. Non è vero. Vince chi mantiene la lucidità in gara, chi lavora soprattutto a gestire la velocità. Per questo dico che questa collaborazione con Autostrade per l'Italia fa capire il senso che non vince per forza il più veloce, ma vince chi sa gestire la velocità, chi la controlla. Ci vuole sempre testa — la testa è fondamentale. Ed è anche la testa che uno deve usare come io la uso in gara: siamo noi che controlliamo la velocità, siamo noi a decidere, siamo noi che dobbiamo rimanere lucidi.

Sono i temi che affronto praticamente tutti i giorni, soprattutto quando insegno ai più giovani a non avere fretta. Loro pensano che basti allenarsi e fare quello che dice l'allenatore. Non è vero, ci vuole tempo. Io ho vinto i miei ori olimpici dopo quattro Olimpiadi, e ogni ciclo olimpico è quattro anni. Avere troppa fretta non paga: piuttosto arrivi in ritardo, ma non metti a rischio la tua vita e soprattutto quella degli altri.

C'è anche l'uso del telefonino: da una parte ci sono tantissimi benefici, però a volte bisogna fermarsi. Hai il tempo da dedicare all'allenamento, il tempo da dedicare allo studio, e c'è il tempo da dedicare alla guida — come se fosse un'attività giornaliera di cui uno deve avere coscienza. L'ho sempre detto: se non hai quella organizzazione, il tempo poi non c'è più».

Typical scene during rush hour. A traffic jam with rows of cars. Shallow depth of field.
Typical scene during rush hour. A traffic jam with rows of cars. Shallow depth of field.
Con l'esodo estivo, massima prudenza in auto (Getty Images/iStockphoto)

La campagna coinvolge anche istituti e scuole. Tu, da atleta che i giovani guardano come modello — e con queste Olimpiadi la tua popolarità è ulteriormente cresciuta anche tra chi non seguiva gli sport invernali — che messaggio ti senti di dare ai ragazzi che si stanno per mettere al volante per la prima volta, magari più sensibili a una notifica sullo smartphone che alle regole della strada?

«Per costruire un risultato ci vogliono anni e anni. Loro devono capire che non devono avere fretta. Vedo che la vita è troppo frenetica — anche io sto sempre in viaggio, sempre in auto — e questa frenesia secondo me non ti fa essere lucido. Uno deve, già da quando si sveglia la mattina, pianificare gli obiettivi e prendere i tempi giusti. Quando andavo a scuola, sapevo che in quelle ore dovevo studiare, poi dovevo allenarmi. Ti organizzi e inserisci tutto.

Se fai tante cose ma le fai di fretta, non ti vengono bene. Piuttosto farne una o due, con dedizione e passione, ma farle bene. Capisco che ci sono i social, i compagni — però i ragazzi devono pensare alla loro vita, a tutta la vita che hanno davanti. Per una mancanza, per non seguire le regole... guidare con il telefono non puoi farlo. Bisogna imparare a scansionare il tempo nella maniera giusta: questo ti porta a non correre, a dare le priorità giuste.

Io ho fatto quattro Olimpiadi, l'oro l'ho vinto alla quarta: il tempo è prezioso, ma è prezioso per fare tantissime belle cose, non per accorciarlo. Da noi si dice "la gatta frettolosa ha fatto i figli ciechi" — me lo ripeteva sempre mia madre, anche da piccola: "Testa sulle spalle quando ti metti in macchina, stai attenta soprattutto agli altri." Tramandare questa cultura è fondamentale, perché i giovani di oggi lo dovranno fare con i propri figli».

Nello sport una distrazione, un errore di valutazione, ti può costare l'intera gara dopo anni di preparazione. Sulla strada un attimo di distrazione può costare molto di più. C'è un episodio della tua carriera — una scelta, un momento in cui hai dovuto rallentare — che ti viene in mente come metafora per chi guida?

«Tieni conto che ho avuto una carriera molto longeva, e questo dimostra che se uno usa la testa non accorcia i tempi, non cerca scorciatoie. È come quando un atleta ha un infortunio: quello che mi viene in mente è la virosi che ho avuto quest'inverno, proprio in prossimità delle Olimpiadi. Lì uno deve tirare fuori tutto il coraggio per dire: "Aspetta, devo rallentare un attimo, perché correre non mi porta niente." Rallentare per fare il punto della situazione — alla fine è tutto collegato.

Rispettare le tempistiche è stato fondamentale nella mia carriera: non avere scorciatoie, non abbreviare i tempi. È la stessa cosa di quando uno si mette in macchina: se devi farti sette ore di viaggio, quello è il tragitto, quelle sono le ore. Non esiste la scorciatoia. Anche il fatto di chiedere aiuto, chiedere consiglio a chi è più esperto: secondo me i giovani devono farlo di più. C'è gente che guida da trent'anni — chiedere consiglio non è ignoranza, anzi è intelligenza, perché riconosci un limite e chiedi aiuto a chi ha più esperienza. Nello sport capita molto spesso, se uno vuole ottenere risultati».