«Con don Maurizio Patriciello ho condotto battaglie importanti. Con papa Francesco ho condiviso un progetto, con papa Leone ho un obiettivo comune». Luca Abete è un’esplosione di idee, iniziative, proposte. «E pensare che da adolescente ero timido», ha spiegato: 52 anni di Avellino, storico inviato di Striscia la Notizia, il popolare tg satirico Mediaset, è noto per le sue inchieste di denuncia. «Ben 1.800 servizi in 21 anni». E un triste record: «In tutto», ammette, «ho collezionato 100 giorni di prognosi per le aggressioni ricevute a causa delle mie denunce. Ma non mi fermano…». Del resto, siamo abituati a vederlo così: tenace e coraggioso, nella sua immagine pubblica. Ma pochi conoscono il Luca (o, meglio, il Gian Luca, come si chiama in realtà) privato: attivo in diversi progetti sociali, soprattutto per i giovani. E grande fan di papa Francesco: il loro selfie del 2016 ha fatto il giro dei social.

Tutto merito dei bambini…

L’approdo in tv, per Luca Abete, è stato tutt’altro che scontato: «Dopo il liceo scientifico, mi sono iscritto all’università a Napoli, facoltà di Architettura. Per guadagnare qualche soldo, iniziai a fare l’animatore per i bambini. Ero diventato il loro idolo e iniziarono a invitarmi alle loro feste di compleanno».

Da qui l’idea: crea la sua agenzia di animazione Marameo e, su un’emittente locale, nel 2001, realizza un programma per bambini intitolato Marameo Show. Da allora, la passione per il piccolo schermo non si è mai interrotta, prima con inchieste e denunce sulle emittenti campane e poi con l’approdo a Striscia la Notizia».

In realtà, il senso della giustizia Luca ce l’ha da bambino. «La mia è una famiglia genuina e semplice: mio padre lavorava in banca, mia madre si occupava di Beni culturali, si sono conosciuti in biblioteca e non si sono più lasciati. I miei genitori sono sempre stati rigidi, cercando di trovare il giusto equilibrio tra affetto e regole per me e i miei fratelli. Abbiamo avuto una sana disciplina: ancora oggi, non diciamo parolacce a casa. Io, ad esempio, non ho mai fumato uno spinello, pur avendo amici che lo facevano. Ma ricordo i proiettili vaganti e le guerre di camorra: oltre a fare male, le canne alimentano i profitti della malavita. La mia famiglia mi ha insegnato il rispetto delle regole, l’amore per la lealtà, il coraggio di difendere le nostre idee. Da questo bagaglio personale nasce la mia attività di inchiesta».

Luca Abete in uno dei servizi di denuncia sulla Terra dei Fuochi. «Ho iniziato nel 2008», racconta, «quando non esisteva ancora un nome per indicare questo luogo e questo fenomeno».
Luca Abete in uno dei servizi di denuncia sulla Terra dei Fuochi. «Ho iniziato nel 2008», racconta, «quando non esisteva ancora un nome per indicare questo luogo e questo fenomeno».
Luca Abete in uno dei servizi di denuncia sulla Terra dei Fuochi. «Ho iniziato nel 2008», racconta, «quando non esisteva ancora un nome per indicare questo luogo e questo fenomeno». (DA COLLABORATORE)

Dagli ospedali alle discariche

«Ho cercato di far emergere quello che non va, per provare a cambiare le cose», spiega Luca. «Le mie inchieste più significative riguardano la sanità. Ricordo una volta, in un ospedale di Napoli: pazienti buttati su barelle messe dappertutto, nei corridoi, sui pianerottoli, tra una rampa di scale e l’altra. Il servizio più drammatico fu quando una persona mi raccontò che la mamma era morta durante la notte, cadendo dalla barella, e mi incoraggiò a continuare le mie battaglie. In quel momento, ho capito che stavo compiendo un’azione che aveva valore… battaglia dopo battaglia, qualcosa è cambiato».

Come nella Terra dei fuochi, dove è andato anche papa Leone. «Ho iniziato lì le mie inchieste nel 2008», aggiunge Luca, «quando non esisteva ancora un nome per indicare questo luogo e questo fenomeno. Erano discariche abusive che prendevano fuoco. Gli scarti che venivano fuori da lavoro nero venivano smaltiti in questo modo e bruciati. Sono stati anni difficili, sono stato avvicinato da persone che non volevano denunciassi, ma non ho mai fatto passi indietro. Piano piano, ho avuto alleati. Con don Maurizio Patriciello ho condotto battaglie importanti. Il viaggio di papa Leone ad Acerra è stato un gesto molto forte. Le persone hanno bisogno di punti di riferimento e ha rappresentato un faro a cui aggrapparsi».

Con i ragazzi e papa Francesco

Una delle attività di cui Luca Abete va più fiero è il suo impegno sociale. #NonCiFermaNessuno è il nome della campagna motivazionale da lui ideata e dedicata agli studenti italiani, che dal 2014, con più di 150 incontri e oltre 20.000 ragazzi coinvolti, lo ha portato nelle principali università e scuole italiane. Nel 2016, sono andati anche da papa Francesco, durante l’udienza che il Pontefice concesse a circa 7.000 giovani del Servizio Civile Nazionale.

«Quello che mi ha colpito di Bergoglio», ricorda Abete, «è stata la sua capacità di parlare ai ragazzi con sincerità e ironia, era un cecchino della comunicazione, colpiva tutti con le parole giuste. Prima di andare via gli ho chiesto un selfie, gli ho dato del tu e mi ha domandato: “Facciamo le foto, come i ragazzini?”. Gli ho risposto di sì e lui ha accettato. Inutile dire che il selfie è diventato virale, uno dei primi fatti dal Papa».

Con papa Francesco, il 26 novembre 2016.
Con papa Francesco, il 26 novembre 2016.
Con papa Francesco, il 26 novembre 2016. (DA COLLABORATORE)

Oggi Luca è impegnato a sventare le nuove truffe. «Le più pericolose sono quelle che fanno leva sul dolore e sulla disperazione delle persone, ma anche sulla loro creduloneria e sul bisogno di spiritualità. Nel 2024 ho scoperto un “santone”, che si faceva chiamare pastore: prometteva la guarigione dalle malattie e perfino dall’omosessualità attraverso “soffi magici”, ovviamente a pagamento». E non c’è la paura di prendere altre botte? «Sono nato il 2 ottobre, festa degli Angeli custodi», chiosa Luca. «Questa coincidenza è una strada maestra: sento forte su di me una mano che mi guida».