Le lasagne di nonna Orietta sono buonissime, soprattutto il giorno dopo, riscaldate. E poi i cappelletti, le tagliatelle, il risotto con la salsiccia: «Olivia e Ottavia fanno sempre il bis», ammette l’usignolo di Cavriago, una delle interpreti più amate della musica leggera italiana.

Orietta Berti, anche se si rammarica di essere una nonna poco presente, conosce benissimo i gusti delle sue nipotine, figlie di Otis, il suo secondogenito, e di Lia, «una dolcissima ragazza», annota. «Alle piccole piace il prosciutto cotto, ma non quello crudo», elenca. «A Olivia piace leggere, è ordinata, riflessiva e precisa, mentre Ottavia è una peste, ha distrutto la mia bellissima collezione di Puffi. È un piccolo terremoto… ma mi somiglia proprio», conferma a Credere, in occasione del 26 luglio, memoria liturgica dei santi Gioacchino e Anna, data in cui papa Francesco ha voluto istituire la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani.

Tra vizi e capricci

Frizzante ed energica in tv, materna è rassicurante nella vita quotidiana, Orietta trascorre il tempo con le nipotine tra un viaggio e una canzone. «Loro le conoscono tutte, anche meglio di me», assicura. «Amano soprattutto i video e, quando mi guardano in televisione, con i tacchi e il trucco perfetto, sono orgogliose di me ma anche sorprese, perché sono abituate a vedermi in tuta e ciabatte». Insomma, a casa la classica nonna emiliana doc, in tv l’artista poliedrica, protagonista della musica leggera italiana dagli anni Sessanta a oggi.

«Sono una nonna un po’ apprensiva, ma non le vizio», confida ancora. «Però, ho un piccolo rituale: ogni volta che, per un concerto, visito una città, riporto alle bambine un pupazzo. Li tengo tutti a casa mia, così quando vengono a trovarmi possono giocarci». Certo, il lavoro la tiene spesso lontana da casa, ma ci sono delle ricorrenze in cui la famiglia viene prima di tutto: «Le vigilie di Natale e Pasqua siamo sempre insieme: io e mio marito Osvaldo, i miei figli Omar e Otis, mia nuora Lia, le piccole Ottavia e Olivia. Per me è importante riunire la famiglia in questi momenti, e mi riporta indietro nel tempo, a quando ero piccola…».

In questa foto: uno scatto di Orietta Berti con il marito Osvaldo Paterlini e i figli Omar e Otis. Nella famiglia di Orietta quasi tutti i nomi iniziano con la lettera O (Orietta, Osvaldo, Omar, Otis, Olivia, Ottavia).
In questa foto: uno scatto di Orietta Berti con il marito Osvaldo Paterlini e i figli Omar e Otis. Nella famiglia di Orietta quasi tutti i nomi iniziano con la lettera O (Orietta, Osvaldo, Omar, Otis, Olivia, Ottavia).
In questa foto: uno scatto di Orietta Berti con il marito Osvaldo Paterlini e i figli Omar e Otis. Nella famiglia di Orietta quasi tutti i nomi iniziano con la lettera O (Orietta, Osvaldo, Omar, Otis, Olivia, Ottavia). (OLYCOM)

Al cinema con Roce

I nonni paterni, Orietta, non li ha mai conosciuti. «Sono cresciuta con le due nonne, Carolina e Rosa, mamma di mio padre, chiamata Roce perché era forte come una roccia, ha sopportato tanti sacrifici, allevato tre figli da sola. Viveva in casa con noi e, ogni fine settimana, andavamo al cinema, vedevamo tutti i film del momento, anche più volte. Mi preparava i tortellini di crema fritti a Natale e quelli ripieni di castagne a Carnevale. Poi Olga, mia madre, e Odilla, mia suocera, mi hanno aiutato a crescere i miei figli, li lasciavo da loro quando io e mio marito eravamo in giro per i concerti». E confida un rammarico: «Quando io ero piccola, non si usava fare fotografie, così non ho ritratti con loro. Per questo, oggi ritengo preziose le foto con le mie nipotine». Alle quali cerca di inculcare i valori che a sua volta ha appreso dalle sue nonne: «L’unione, l’amore e il rispetto per la famiglia, l’educazione e la collaborazione tra di loro».

Orietta sa di essere «una nonna un po’ strana e diversa dalle altre, perché sono spesso via. Ma quando sono a casa, mi faccio in quattro, preparo sempre da mangiare, Ottavia e Olivia amano i cappelletti in brodo e le tagliatelle con il ragù, alla mia maniera. Insomma, cerco di non far mancare loro l’affetto e il calore, nonostante non possa garantire sempre la mia presenza».

La colonna sonora della fede

Dalle melodie della tradizione italiana ai tormentoni estivi, Orietta Berti ha attraversato oltre sessant’anni di carriera, conquistando anche il pubblico più giovane grazie alle collaborazioni con artisti come Fedez, Achille Lauro e Fabio Rovazzi.

FESTIVAL DI SANREMO 1967 - NELLA FOTO ORIETTA BERTI AL FESTIVAL DI SANREMO 1967
FESTIVAL DI SANREMO 1967 - NELLA FOTO ORIETTA BERTI AL FESTIVAL DI SANREMO 1967
FESTIVAL DI SANREMO 1967 - NELLA FOTO ORIETTA BERTI AL FESTIVAL DI SANREMO 1967 (OLYCOM)

Da Fin che la barca va e Tipitipitì, fino a Mille, Cabaret e Chi ama, chiama e l’ultima hit estiva dal titolo Quadri Cuori Picche e Fiori, la colonna sonora di Orietta Berti è però sempre la fede: «È stata compagna di viaggio della mia vita. Mi ha sostenuto nei momenti più difficili», rivela la cantante. «Oggi prego per la mia famiglia, i miei amici, per chi soffre. Anche le mie nipoti pregano, ma di più con i nonni materni, Carla e Davide, che vivono a Brescia».

La festa dei nonni è stata istituita anche per combattere la solitudine degli anziani e valorizzare le radici della società. «Purtroppo, oggi i figli si dimenticano dei genitori e i nipoti dei nonni ma non sanno cosa perdono», afferma Orietta. «Per questo invito i giovani a trascorrere più tempo con i nonni, perché ne vale la pena, fanno parte di voi, sono le vostre radici, vi hanno allevato con amore. Non limitatevi a inviare un messaggino, basta una telefonata per rallegrare il cuore». Del resto, chi ama chiama.

«Ho paura di questa società e di che mondo lasciamo ai nostri nipoti», aggiunge Orietta. «Sono contenta che Olivia e Ottavia hanno avuto l’opportunità di vivere la fede, grazie all’esempio che cerchiamo di dare in famiglia. Auguro loro di crescere e trovare la propria strada e spero che nessuna delle due voglia diventare una cantante, perché è un lavoro duro. Per adesso, per fortuna, non c’è questo rischio: la più grande vuole fare la pittrice, la seconda desidera sposare due compagni dell’asilo! Io gliel’ho detto che non si può. Ma, in fondo, la vita... è un cabaret».