Domani Pietro Vanni inizierà i suoi esami di maturità. Ma pochi anni fa si è trovato a fissare la finestra del bagno accanto alla sua cameretta e, per lunghissimi minuti, ha pensato di buttarsi giù. Poi non l’ha fatto e oggi a noi dice che «la vita è bella, anche grazie a tutto il dolore che ho dovuto sopportare fin da quando sono nato». Lo abbiamo incontrato a Torino in occasione di Stories of Strenght, un progetto dedicato alla salute mentale che ha dato vita a un bellissimo documentario che ha coinvolto tre tifosi della Juventus che, in varie parti del mondo, sono riusciti a superare momenti molto difficili della loro vita anche grazie alla loro passione per lo sport e per la squadra di Torino in particolare: il canadese Hani, il colombiano Johan e Pietro, appunto. Il documentario dura meno di mezz’ora ed è visibile su You Tube.

Pietro, puoi raccontarci la tua storia dall’inizio?

«Sono nato a Cattolica con la sindrome di Crouzon che provoca una deformazione craniofacciale. Un patologia che, tra i tanti problemi, comporta l’avere cavità nasali ristrette rispetto al normale. Quindi io da piccolo avevo gravi problemi respiratori. Respiravo solo dalla bocca e non dal naso e ci mettevo tantissimo tempo a mangiare. Finché non ho fatto un’importante operazione a Parigi. La prima di 17 che ho fatto in 18 anni. L’ultima l’ho fatta lo scorso dicembre: è stata una roba abbastanza tranquilla, ho solo tolto della pelle in eccesso dalle palpebre. La più pesante e invasiva è stata la penultima, quella di gennaio 2022, anche perché stavo venendo fuori dal periodo più difficile della mia vita».

Pietro Vanni con i genitori da bambino
Pietro Vanni con i genitori da bambino

Pietro Vanni con i genitori da bambino

A causa del bullismo?

«Sì, ne ho sofferto soprattutto durante gli anni delle medie, a causa della mia faccia. Mi sentivo sempre escluso. I miei compagni uscivano insieme, io provavo ad aggregarmi al gruppo, ma poi nei weekend mi ritrovavo sempre da solo in casa. E poi c’era anche la violenza fisica. Un mio compagno si divertiva a infilzarmi la penna nella coscia, facendomi venire un livido enorme. Ai miei genitori dissi che ero caduto in palestra. Ma il momento più duro è stato quando hanno trovato un bigliettino nelle mani di un altro mio compagno. C’ero disegnato io come un mostro, accanto a mia madre e a frasi che non voglio più ricordare».

Non ti confidavi con i tuoi genitori?

«No, a loro dicevo sempre che andava tutto bene. Ma il dolore cresceva giorno dopo giorno e così un pomeriggio che mi trovavo solo in casa sono uscito sul balcone e ho iniziato a calcolare quanti metri era distante il garage che si trovava di sotto. Ci ho pensato a lungo, ma poi ho deciso di no. Perché avrei dovuto darla vinta a quegli stupidi che mi tormentavano? Io avevo dimostrato di essere molto più forte di loro, affrontando tutte quelle operazioni e quella sofferenza da quando ero nato. E soprattutto, perché avrei dovuto dare un dolore così grande a mamma e papà che si erano sempre fatti quattro per farmi avere una vita il più possibile normale?. E, infine, mi ha aiutato molto la fede che ho in Dio».

Poi cosa è successo?

«Ho iniziato a parlare dei miei problemi e poi sono arrivate le scuole superiori e lì i rapporti con i miei coetanei sono stati completamente diversi: mi hanno accettato subito. Di più, mi hanno fatto sentire amato»

Sei un grande tifoso della Juventus. Il calcio che ruolo ha giocato in questa storia?

«Importantissimo. Anche nei momenti più bui, io sapevo che poi al sabato o alla domenica avrei visto la Juve giocare in Tv assieme al mio babbo. E che in quei novanta minuti avrei dimenticato tutto. Essere tifoso mi ha aiutato a non sentirmi del tutto solo, ma parte di una comunità, di altri ragazzi che come me condividono la stessa passione. Una passione così importante che, senza rendermene conto, ho imparato a memoria tutte le partite che ho visto».

Pietro Vanni con i genitori oggi allo Juventus Museum
Pietro Vanni con i genitori oggi allo Juventus Museum

Pietro Vanni con i genitori oggi allo Juventus Museum

Cioè?

«Ogni tanto capitava di parlare di qualche vecchia partita vista assieme con papà e io tiravo fuori subito il risultato e i marcatori».

Quindi se io, per dire, ti chiedo di Lazio-Juventus, stagione 2022-2023 cosa mi rispondi?

«Che purtroppo abbiamo perso 2-1. Per loro hanno segnato Milinkovic-Savic e Zaccagni, per noi Rabiot».

Domani farai la prima prova della maturità. Cosa ti aspetti?

«Tra le tracce possibili, ho sentito che potrebbe uscire qualcosa sul disagio mentale di noi giovani e lì ovviamente avrei molto da dire. Il problema più grande è che sentiamo fortissimo il bisogno di parlare dei nostri problemi, ma per vari motivi, non ci riusciamo. E invece bisogna trovare la forza per farlo. Io spero che questa mia storia possa essere letta e aiutare qualcuno.