Che succede al San Giovanni Bosco di Napoli? È nelle mani del clan Contini. È il clan che gestisce il bar e i distributori automatici; il clan che impone ricoveri irregolari; che pretende e ottiene certificati medici falsi… Ma come hanno fatto i camorristi a intrufolarsi all’interno del nosocomio? Nessuno se n’è accorto? Nessuno ha denunciato? Chi ha pagato e continuerà a pagarne le spese?

Ed ecco la più dolorose delle notizie: tra gli indagati ci sarebbero anche alcuni medici, un avvocato, diversi dipendenti. Una masnada di delinquenti, dunque. Pericoloso e fuorviante continuare a parlare solo del Clan Contini.

Padre Maurizio Patriciello, parroco di Caivano a Napoli
Padre Maurizio Patriciello, parroco di Caivano a Napoli

Padre Maurizio Patriciello, parroco di Caivano a Napoli

(ANSA)

La camorra sarebbe un cancro facilmente estirpabile se non fosse stata capace di stabile legami forti e duraturi con parti delle istituzioni. La sua forza, infatti, sta proprio in quest’abbraccio asfissiante. Il camorrista, a qualsiasi clan appartenga, è facilmente individuabile, soprattutto quando mette le mani in campi a lui del tutto estranei, come, per esempio, quello della sanità. Come farebbero persone malvagie sì, ma anche incompetenti della materia, a individuare posti e momenti idonei per i loro loschi affari se non adeguatamente informati e incoraggiati dagli stessi addetti ai lavori?

“Nessuno tocchi Ippocrate”: siamo i primi a esserne convinti; i primi a scendere in campo accanto al personale medico e paramedico, sovente minacciato e aggredito da gente che ritiene di non essere stata adeguatamente curata. No, nessuno deve permettersi di alzare un dito contro un camice bianco. Ho lavorato dieci anni in ospedale prima di sentire la chiamata al sacerdozio.

Anche a me è capitato - e non una volta sola - di dover fronteggiare persone maleducate, arrabbiate, minacciose, violente. La verità, però, va detta: tante volte sarebbe bastato un pizzico di buona volontà, una parola buona, un poco di pazienza, per spegnere lo sdegno che li esasperava. Chi soffre merita rispetto. Di più, merita condivisione, pietà, umanità. Chi accudisce una persona ammalata è da considerarsi fragile a sua volta. L’ospedale è un santuario davanti al quale togliersi il cappello e i calzari prima di entrarvi. Un luogo sacro dove bambini, ragazzini, giovincelli, genitori, vecchi, lottano, pregano, sperano. Occorre essere capaci di entrare in sintonia con loro, le loro paure, le loro speranze. Vero è che non tutto dipende dal personale. Al contrario, accade spesso di trovarsi davanti a un personale meraviglioso e attento che deve fare i conti, però, con delle strutture malfunzionanti e una burocrazia farraginosa.

Occorre mettere in luce soprattutto la corruzione e la collusione dei camorristi in giacca e cravatta. Sono loro i peggiori in assoluto. A dire il vero, la notizia, per quanto mi abbia addolorato non mi ha per niente meravigliato. Ricordo come se fosse ieri gli ultimi mesi di vita di mio fratello Franco. Ricoverato proprio in quel nosocomio, insieme a lui, avemmo molto da soffrire per i tanti bocconi amari che bisognava quotidianamente ingoiare. Avvenivano stranezze sotto gli occhi di tutti, eppure nessuno sembrava accorgersene. Quando un’anomalia viene reiterata dieci, cento, mille volte, assume una sorta di passaporto di normalità. Il brutto nella nostra amata terra è proprio questo: convivere con le irregolarità, farci l’abitudine, rassegnarsi. Ognuno, quindi, in quel momento, pensa soprattutto a portare sollievo alla persona cara ivi ricoverata. Chiudere un occhio, a volte due, sottostare ai piccoli ricatti, sperare che finisca presto e riprendere la via di casa.

Un ricordo in particolare mi perseguita. Un giorno, vegliavo mio fratello operato da poco di tracheotomia. Occorreva fare grande attenzione all’igiene. Ci ritrovammo accanto al letto un rivenditore ambulante e abusivo di calzini. Gli feci capire di lasciare la stanza. Arrabbiato per il rifiuto, costui, gettò sul letto la sua pericolosa mercanzia. Come aveva fatto a entrare? Chi gli aveva permesso di accedere nella stanza di un paziente da poco operato di cancro alla gola? Si avvertiva nell’aria la paura di mettersi contro “quella gente”. Via la camorra dai nostri ospedali. Via la camorra dal San Giovanni Bosco. Via i collusi e i corrotti dalle nostre democratiche istituzioni. Riportiamo gli ospedali alla loro antica dignità. Smettiamola di considerarli solo delle aziende sanitarie attente al profitto e alle clientele. Rimettiamo l’ammalato al centro. Per il bene di tutti, rimettiamo l’ammalato – i nostri ammalati – al centro.