Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, coppia nella vita, morti nell’esplosione del casolare abbandonato a Roma sono nomi noti nell’area del anarco-insurrezionalismo, riconducibili al gruppo Cospito. Mercogliano di Cospito era stato anche coimputato nel processo Scripta manent di Torino, condannato in primo grado e assolto in appello dall’accusa di associazione con finalità di terrorismo. L’ipotesi delle indagini, in base a elementi trovati sul luogo dell’esplosione, è che i due fossero intenti al confezionamento di una bomba e che il fatto possa essere ricollegato alle azioni di sabotaggio all’Alta velocità durante le Olimpiadi e agli appelli alla mobilitazione attorno al caso Cospito, che già in passato ha suscitato azioni più o meno accese, in vista della scadenza dei termini del suo 41 bis il prossimo 2 maggio.

CHI È ALFREDO COSPITO

Alfredo Cospito, 59 anni, detenuto nel carcere di alta di sicurezza Bancali di Sassari, è stato condannato a 10 anni e otto mesi per la gambizzazione del dirigente di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi avvenuta a Genova il 7 maggio del 2012. Al processo negò aver agito, - con Nicola Gai suo coimputato condannato anche lui, - nell’ambito di un’organizzazione ma rivendicò la matrice anarchica: «Siamo anarchici e nichilisti», affermò in aula attirandosi il sostegno degli anarchici presenti che applaudirono e attaccarono verbalmente i magistrati, «abbiamo agito da soli e lo abbiamo deciso dopo il disastro nucleare di Fukushima. Nessun altro ha partecipato al nostro progetto». Di diverso avviso i giudici che lo hanno condannato con sentenza definitiva per quel ferimento in qualità di «promotore dell’associazione con finalità di terrorismo denominata Fai/Fri», acronimi di Federazione anarchica informale/Fronte rivoluzionario internazionale». (L'acronimo Fai della Federazione anarchica informale di cui si sta parlando non va confuso con quello della Federazione anarchica italiana, la sigla è uguale ma si tratta di due gruppi diversi).

FOSSANO E LA CONTESTAZIONE DI TERRORISMO

La situazione di Cospito si è complicata quando nel 2016, nell’ambito di un’indagine della Procura di Torino relativa a una cinquantina di azioni avvenute in tempi diversi e contestate al Fai è stato accusato dell’esplosione di due ordigni avvenuta nel 2006 alla scuola Allievi di Fossano. Reato per il quale la Corte d’Appello di Torino lo ha condannato a 20 anni, contestandogli il fatto di essere il capo di un’organizzazione terroristica.

L’attentato non aveva causato né morti né feriti ma l’articolo 422 del Codice penale prevede che il reato di strage si configuri già quando qualcuno al fine di uccidere, compie atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità. Se ci sono vittime la pena prevista è l’ergastolo, negli altri casi il minimo è 15 anni. Secondo i magistrati in questo caso il tempo intercorso tra le due esplosioni sarebbe stato idoneo a far sì che la seconda potesse colpire chi fosse intervenuto per i rilievi a seguito della prima esplosione e che solo il caso avrebbe evitato morti o feriti.

Quando il processo è finito il Cassazione, la suprema Corte ha ritenuto che lo scopo di quegli atti non fosse uccidere o ferire bensì «attentare alla sicurezza dello Stato» e che dunque il reato da contestare dovesse essere quello previsto dall’articolo 285 del Codice penale, reato di strage più grave perché con finalità eversive, punito con l’ergastolo. In seguito a quella decisione al processo tornato in Corte d’Appello per la sola rideterminazione della pena, Cospito avrebbe potuto rischiare anche l’ergastolo ostativo, mentre alla fine a seguito di una pronuncia della Corte costituzionale investita del caso, nel maggio 2023 la pena è stata rideterminata ai 23 anni che Cospito sta scontando.

IL 41 BIS PER 4 ANNI DAL 2022

Nel frattempo però ai primi di maggio del 2022, su richiesta della Dda di Torino, Cospito era stato trasferito in regime di 41 bis per 4 anni con decreto dell’allora ministra della Giustizia Marta Cartabia, soprattutto per «numerosi messaggi che, durante lo stato di detenzione, ha inviato a destinatari all’esterno del sistema carcerario; si tratta di documenti destinati ai propri compagni anarchici, invitati esplicitamente a continuare la lotta contro il dominio, particolarmente con mezzi violenti ritenuti più efficaci».

Il 41 bis è il regime che, impropriamente definito “carcere duro”, è nato dopo le stragi del 1992, per evitare che i detenuti per reati di mafia prima e poi anche di terrorismo, intrattenessero relazioni con le loro organizzazioni e continuassero a comandarle dal carcere. Le sue modalità si articolano in forti limitazioni nei contatti con l’esterno e con gli altri detenuti.

A Cospito si è contestato il fatto che su «siti d’area», ossia frequentati da un pubblico di anarchici, «ha continuato a riproporre con forza le tematiche rivoluzionarie, fomentando i soggetti più predisposti alle azioni violente alla commissione di attentati». I difensori sostenevano che sarebbe bastato stringere la censura sulla corrispondenza. Il tribunale di sorveglianza ha avallato l’interpretazione di Marta Cartabia, ci sono infatti precedenti di questo tipo di applicazione anche ad esponenti delle nuove Br e dalle motivazioni si evince che a contribuire a mantenere questo regime concorrano azioni esterne di propaganda e solidarietà da parte di gruppi anarchici.

Il combinato disposto tra il rischio dell’ergastolo ostativo e l’applicazione del 41 bis ha indotto Cospito tra il 2022 e il 2023 a proclamare uno sciopero della fame durato diversi mesi.

Il 24 marzo 2023 la Cassazione ha confermato il 41 bis, contro il quale era già fallita una richiesta di revoca al ministro della giustizia, ritenendo la motivazione adeguata a motivare la necessità del regime di detenzione volto a limitare al massimo i contatti con l'esterno.

Striscione con la scritta \\\"Alfredo libero. 41bis = tortura\\\", in riferimento alla vicenda di Alfredo Cospito, affisso sul ponte di un canale nell'area verde di via Ormaneto a Padova 11 luglio 2025. ANSA
Striscione con la scritta \\\"Alfredo libero. 41bis = tortura\\\", in riferimento alla vicenda di Alfredo Cospito, affisso sul ponte di un canale nell'area verde di via Ormaneto a Padova 11 luglio 2025. ANSA
Striscione in riferimento alla vicenda di Alfredo Cospito, affisso sul ponte di un canale nell'area verde di via Ormaneto a Padova (ANSA)

CHE COSA SUCCEDE IL 2 MAGGIO

Il 2 maggio prossimo scade il termine di quattro anni fissato per regime di 41 bis, contro il quale aveva dato esito negativo anche un ricorso alla Cedu, toccherà al ministro della Giustizia decidere se rinnovare o meno il “41 bis” per un altro biennio. Già l’attenzione era alta per appelli comparsi alla mobilitazione all’interno della cosiddetta galassia anarco-insurrezionalista in vista di quella scadenza, anche perché già in passato soprattutto nel 2023 in attesa della decisione sul 41 bis di Cospito si erano moltiplicate azioni più o meno violente, atti incendiari a Torino, e soprattutto azioni contro diverse sedi diplomatiche italiane all’estero. Ora il caso di Roma ha alzato ulteriormente l’attenzione delle istituzioni.