«Qualcuno ha parlato apertamente di miracolo, l’impressione era quella di essere stati graziati». Don Alessandro Gargiulo è il parroco di Maria Santissima del Buon Rimedio, la parrocchia delle Vele. Dopo il boato, nella notte fra il 19 e il 20 maggio è corso anche lui a vedere cosa fosse successo: il crollo di una parte della Vela rossa si era sentito eccome. «All’inizio abbiamo pensato a una scossa di terremoto legata ai Campi Flegrei – dice il parroco – poi però abbiamo capito che si trattava di un movimento localizzato». Così don Gargiulo è sceso in strada.

Don Alessandro Gargiulo, parroco di Maria Santissima del Buon Rimedio alle Vele (Napoli)

C'è un dettaglio che ferma il tempo nel racconto di quella notte: la compostezza della gente davanti alle macerie. «Nessun caos, nessuna scena di panico confuso: gli abitanti delle Vele hanno dato prova di una dignità e di una compostezza straordinarie», dice accorato il sacerdote. «Se il crollo avesse provocato vittime, l'impatto psicologico e sociale sarebbe stato devastante. Avrebbe restituito una narrazione di eterna fragilità, proprio oggi che il quartiere sta faticosamente lavorando per raggiungere una “normalità”», nota il parroco.

Una “normalità” che, da quando il complesso è stato costruito fra il 1972 e il 1980, è spesso sembrata un miraggio. «Quegli enormi palazzi sono stati prima incubatori di una socialità strettissima e solidale, poi si sono trasformati di culle di disagio», riprende don Gargiulo. Per il parroco, alla guida della comunità da quasi 20 anni, i mattoni non bastano. «A Scampia serve un'anima, la ricostruzione materiale è solo metà dell'opera. Non bastano le sole soluzioni strutturali, c'è bisogno di un impegno educativo serio e di una cura che nasca. Se mi chiede di cosa ha bisogno oggi Scampia, io da sacerdote dico Gesù Cristo. Solo con a lui possiamo edificare una vita sociale coesa e rispettosa della dignità».

Due anni fa, quando il crollo alla Vela celeste uccise tre persone e ne ferì 11, la parrocchia di Maria Santissima del Buon rimedio era diventata l’hub di raccolta e smistamento degli aiuti. «Ancora adesso sosteniamo alcune delle famiglie che allora furono evacuate. Questa volta, fortunatamente, non ce n’è stato bisogno: l’emergenza è rientrata. Ma non ci saremmo tirati indietro. Ancor più che nel 2024, oggi sento in molti il desiderio di riappropriarsi del quartiere».

La chiesa di Maria Santissima del Buon Rimedio a Scampia

Spesso si parla di Scampia come di una "terra di frontiera", ma la realtà – avverte don Gargiulo – è ben più complessa: «Lo diceva anche papa Francesco: le frontiere non sono solo geografiche, passano dentro l’animo umano. Il segno più grande che il vento è cambiato a Scampia sta nei giovani che dopo aver investito nella propria professionalità decidono di rimanere qui: questa è davvero una grande e significativa novità». Anche a Scampia la normalità si costruisce insieme, un passo alla volta.