L’Italia che nel 2026 festeggia gli 80 anni della Repubblica ha un compito delicatissimo: capire cosa vuol dire festeggiare con questo anniversario la Repubblica e proteggerla. A cominciare dal metodo adottato dai costituenti che, pur da posizioni differenti o opposte, riuscirono a dare all’Italia la Costituzione. Sulla pace lancia un messaggio chiaro a chi, talvolta, confonde aggressori e aggrediti e ricorda che la storia della Repubblica è «una storia di successo».

È questo, in sintesi, il significato profondo del tradizionale Messaggio di fine anno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che insieme agli italiani in 15 minuti di discorso ha voluto sfogliare l’album della storia del nostro Paese «come spesso si fa anche nelle nostre famiglie». E rievoca l primo voto alle donne, il miracolo economico degli anni Cinquanta e Sessanta, la riforma agrarie, il Piano casa, il Servizio sanitario nazionale, le pensioni per tutti. Grandi conquiste sociali come lo Statuto dei lavoratori, ma anche momenti drammatici come negli anni cosiddetti di piombo e nelle guerre di mafia.

La scenografia, d’altra parte, parla da sola. Alla destra del Capo dello Stato, sul leggìo, una copia della Costituzione; alla sinistra, il manifesto-simbolo delle elezioni del 2 giugno 1946, con il volto luminoso di una donna che per la prima volta si apprestava a votare. È da questa cornice fortemente evocativa che, alle 20.30 in punto, dallo Studio alla Vetrata del Quirinale, il capo dello Stato, in piedi, ha pronunciato il suo undicesimo discorso di fine anno agli italiani.

Lo studio alla vetrata in occasione del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Roma, 31 dicembre 2025. Ansa/Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica +++ NPK +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++
Lo studio alla vetrata in occasione del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Roma, 31 dicembre 2025. Ansa/Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica +++ NPK +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++
Lo studio alla vetrata in occasione del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica (ANSA)

Ricordare per costruire la pace

Un messaggio sobrio nei toni, quasi familiare, ma attraversato da una preoccupazione profonda per il tempo che viviamo. «Un anno non facile, speriamo di incontrare un tempo migliore», ha detto Mattarella, costruendo il suo intervento attorno alle celebrazioni per gli ottant’anni della Repubblica e a una difesa ferma, a tratti accorata, della democrazia. Fino alla conclusione, affidata alla fiducia: «Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia».

«La nostra aspettativa è rivolta alla pace», ha esordito il capo dello Stato, denunciando le guerre in corso: l’aggressione russa all’Ucraina e «la devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati». Citando l’implorazione di Papa Leone XIV a «disarmare le parole», il presidente ha invitato ciascuno di noi a «respingere l’odio» e a vivere la pace come «un modo di pensare», senza imporre «la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio». Poi l’appello: «Diventa sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega (la pace, ndr) perché si sente più forte».

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del discorso di fine anno, Roma, 31 dicembre 2025. Ansa/Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica +++ NPK +++ EDITORIAL USE ONLY, NO SALES ++++
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del discorso di fine anno, Roma, 31 dicembre 2025. Ansa/Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica +++ NPK +++ EDITORIAL USE ONLY, NO SALES ++++
Il presidente della Repubblica Mattarella nel Discorso di fine anno (ANSA)

La memoria di una Repubblica costruita insieme

Mattarella ha ricordato le donne del 1946, chiamate per la prima volta alle urne: i loro volti e i loro gesti segnarono «il segno dell’unità di popolo» e diedero alla Repubblica «uno spartiacque nella nostra storia», avviando un percorso «verso la piena parità». I costituenti, ha sottolineato, al mattino si contrapponevano nelle commissioni e nelle Aule, ma al pomeriggio «insieme componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale», che ha «ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni».

Un invito implicito alla politica odierna a ritrovare lo spirito bipartisan, almeno sui grandi temi. E un richiamo alla responsabilità civica: «La Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi». Poi la voce quasi gli si incrina ricordando i magistrati eroi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, «simboli della legalità».

Custodire i valori e guardare ai giovani

La ricostruzione del Dopoguerra e le riforme degli anni successivi hanno tracciato la strada: la riforma agraria, il Piano casa — che oggi «richiama le difficoltà delle giovani coppie a trovare casa nelle nostre città» — lo Statuto dei lavoratori, il Servizio sanitario nazionale e il sistema previdenziale esteso a tutti. Accanto a questi mattoni, il Capo dello Stato indica la cultura, lo sport e la bellezza del territorio come strumenti di coesione e identità.

Oggi l’Italia è «un attore di grande rilievo sulla scena internazionale», ma questo patrimonio richiede cura. Le crepe della società — povertà, diseguaglianze, corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali — vanno contrastate. E ai giovani, il presidente affida l’incarico di costruire il futuro: «Siate esigenti e coraggiosi», ha esortato, invitandoli a sentirsi «responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna».