La frase controversa apposta sulla statua di don Lorenzo Milani, inaugurata il 31 luglio a Vagli di Sotto (Lucca) non è più al posto in cui era stata collocata, ma il caso non è chiuso.

La scelta di utilizzare quelle parole fuori da ogni contesto aveva suscitato un dibattito, intanto perché si trattava di una frase di incerta attribuzione.

Poi per il contesto in cui la statua si trova: il parco dell’Onore e del Disonore,sulla riva del lago artificiale di Vagli, in cui convivono tra gli altri monumenti a Trump, Putin, Schettino comandante della Costa concordia naufragata con tanto di orecchie d’asino, il cane poliziotti Diesel ucciso in una operazione antiterrorismo in Francia.

Ma soprattutto perché si tratta di parole ritenute unanimente da studiosi e custodi della memoria del priore di Barbiana non in grado di sintetizzare il pensiero del sacerdote toscano vissuto tra il 1923 e il 1967.

Nell’ultima settimana di agosto Flavia Milani Comparetti, nipote del priore di Barbiana, insieme alla Fondazione Don Milani, ha presentato un ricorso cautelare al Tribunale di Lucca per chiedere la rimozione della targa.

Nel ricorso, redatto tra gli altri dall’avvocato Piero Ichino, che era intervenuto sul tema denunciando il caso sul Corriere della Sera, si sostiene che la frase porterebbe a un’interpretazione distorta del pensiero di don Milani. Gli avvocati sostengono che, anche qualora si dimostrasse l’autenticità della frase, la stessa non potrebbe essere considerata rappresentativa della sua eredità culturale e spirituale.

Il rapporto tra don Lorenzo Milani e il comunismo è infatti un tema articolato e complesso che non si presta ad essere esaurito in una sola frase per altro controversa.

Il caso però non è chiuso: da fonti comunali si apprende che la targa non sarebbe stata rimossa per prevenire le potenziali imposizioni della decisione del giudice, né tolta da un atto vandalico come si era pensato in un primo momento dalle foto uscite sui social, ma solo l’esito di un incidente fortuito esito della combinazione tra caldo e pioggia.

L’amministrazione comunale si dice determinata a rimettere la targa dov’era, a quel punto sì, in attesa della decisione del Tribunale.