Alla fine la statua di don Lorenzo Milani a Vagli Sotto (Lucca) è stata inaugurata il 31 luglio, alla presenza del sindaco ma non del parroco inizialmente annunciata, con la contestata frase apposta in calce che per una settimana aveva suscitato dibattito rimasta al suo posto.

Si tratta di una frase che suona così: «Il comunismo è la mediazione e l'organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire a una classe dirigente parassitaria e brutale la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi».

La scelta di apporla ha fatto discutere. La Fondanzione don Milani, guidata da Agostino Burberi, uno dei primi allievi del Priore di Barbiana, ha scritto due volte, note sottoscritte anche con il Centro don Milani di Vicchio e dal Gruppo don Milani di Calenzano, per chiedere di rimuoverla perché ritenuta inadeguata a rispecchiare con fedeltà il pensiero di don Milani. Non avendo ottenuto risposta ora minaccia di far valere le proprie ragioni in Tribunale. Pietro Inchino, intanto, che ha conosciuto don Milani da ragazzo ha preso posizione contro l’opportunità di inserire la frase sul Corriere della sera.

Facile prevedere che la controversa scelta di mantenere la frase farà discutere a lungo, per almeno tre ragioni.

La prima. Al centro del dibattito che ha visto intervenire anche Pietro Ichino sul Corriere della sera, c’è il fatto che la frase non è una citazione milaniana in senso stretto, non appartiene al corpus dei pochi scritti del priore pubblicati in vita e neppure alle lettere private pubblicate postume. Si tratta di parole riferite a don Milani da una sola fonte, quella di Alessandro Mazzarelli: Milani le avrebbe pronunciate nel contesto di un incontro avuto tra loro nel 1966, in assenza di testimoni, non è mai stata scritta da Milani né esiste una registrazione del parlato, ragion per cui la sua autenticità letterale non è verificabile, ma soltanto assumibile sulla fiducia. Cosa che avrebbe suggerito l’opportunità di scegliere, nel caso, almeno una frase attestata per iscritto e sicuramente autentica.

La seconda. Dal giorno della sua morte don Milani è stato citato a proposito e a sproposito, qualche volta anche in modo colpevolmente parziale, molto più di quanto sia stato letto, col risultato di aver consegnato alla storia il suo pensiero sbrindellato, banalizzato ed esposto a strumentalizzazioni, di diverso segno, in un collage di frasette isolate che ognuno adopera a piacimento spesso senza conoscerne il contesto, col risultato di perdere di vista la sostanza autentica di una figura complessa.

La terza. La scelta dell’argomento, per l’impossibilità di ridurre l’articolato tema del rapporto don Milani e il comunismo, che non si presta affatto a sintesi tranchant per la sua complessità, a una frase che decontestualizzata potrebbe riuscire fuorviante chi si accosti al monumento senza sapere nulla del contesto e magari senza nemmeno aver saputo dell’esistenza di un don Milani.

Meglio sarebbe stato allora un monumento nudo, che portasse l’osservatore che incontrandolo nella pietra a domandarsi, Don Milani, chi era costui? E innescare così una curiosità che spingesse ad approfondire la sua figura, senza indirizzarla aprioristicamente su strade controverse.