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«L’unica cosa da chiedersi è: cui prodest? A chi giova?», si interroga Federico Ruozzi, interpellato da Famiglia Cristiana sull’interpretazione da dare alla controversa vicenda della frase in calce alla statua del Priore inaugurata a Vagli Sotto (Lucca).
Il professore, associato di Storia del Cristianesimo all’Università di Modena, tra i massimi studiosi della figura di don Lorenzo Milani, nell’edizione critica dell’Opera omnia (Meridiani Mondadori) ha curato tra l’altro il testo di Esperienze Pastorali. «E la risposta non è neanche troppo difficile. L’inaugurazione della statua con una citazione che al momento rimane apocrifa si inserisce nel solco di una tradizione ormai pluridecennale di strumentalizzazione politica dell’opera di don Lorenzo Milani, funzionale a sostenere cause lontane dal suo pensiero o anacronistiche per sostenere battaglie di oggi che con la scuola del priore c’entravano nulla. Lo hanno fatto tutti i partiti, anche i Cinque Stelle e Salvini».


Osserva il professore: «Come storici e studiosi di don Milani sappiamo che non è una frase che fa cambiare il pensiero di un autore, che scrive e parla pubblicamente per oltre vent’anni. Solo Dan Brown con il suo Codice Da Vinci ha creato il mito dell’archivio segreto e di documenti nascosti che cambierebbero il corso della storia della chiesa».
Quanto al discorso dell’autenticità della frase: «Il problema è comunque facilmente risolvibile. Mazzarelli da anni sostiene questa tesi, che ora ha trovato l’appoggio di templari e di una amministrazione di centrodestra. C’è un’opera omnia, che viene aggiornata e che ha raccolto tutti gli scritti pubblici e privati di don Lorenzo Milani in edizione critica. Il suggerimento che propongo è: si consegni la lettera o le lettere che Milani gli ha scritto, anche con questa citazione, e noi le inseriremo nell’apparato, contestualizzandole criticamente. Se non c’è il documento, ma è una presunta confessione privata, allora, trovo molto preoccupante che un’amministrazione comunale la usi come se fosse un virgolettato. E ancora una volta, in tempo di tik tok e social virali, capiamo quanto ancora i cari e vecchi monumenti continuino a giocare un ruolo nello spazio pubblico. Questa volta, però tuttavia, giocano un ruolo sbagliato».









