Non è la prima volta. E probabilmente non sarà l'ultima. Ma ogni volta che l'Italia del Centro e del Sud si trova sotto l'acqua, con i fiumi che esondano, i ponti che cedono e le famiglie costrette a lasciare le proprie case nel cuore della notte, la domanda torna puntuale e drammatica: quanto siamo disposti ad aspettare prima di mettere davvero in sicurezza questo Paese?

Da alcuni giorni un'ondata di maltempo eccezionale sta colpendo Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e, in misura minore, Marche e Sardegna. La Protezione Civile ha emesso un'allerta rossa, il livello massimo, per buona parte di Molise e Abruzzo, e un'allerta arancione per quasi tutto il territorio pugliese. Non si tratta di fenomeni passeggeri: la perturbazione ha martoriato queste terre per tre giorni consecutivi, lasciando un bilancio di danni, paure e interventi di emergenza che ancora non si riesce a quantificare per intero.

Il Molise spezzato in due

Il colpo più simbolico e drammatico è arrivato nella mattinata del 2 aprile: in Molise è crollato il ponte sul fiume Trigno lungo la Statale 16 Adriatica, nel territorio di Montenero di Bisaccia. La struttura era già stata chiusa in via preventiva il giorno prima, quando il fiume era ingrossato a causa delle esondazioni. A segnalare il crollo è stato il responsabile della Polizia locale, che si trovava sul posto per monitorare la situazione.

Con quel ponte sono caduti i collegamenti stradali con l'Abruzzo. Un'interruzione che non riguarda solo la viabilità: significa medici che non riescono a raggiungere pazienti, merci che non arrivano, anziani soli nei paesi più remoti che restano senza aiuto.

Nel frattempo è esondato anche il fiume Carpino, allagando parte della strada provinciale 45 nel territorio di Carpinone e l'area industriale di Pettoranello del Molise. Il comando provinciale dei Vigili del fuoco di Campobasso ha dovuto richiamare in servizio il personale libero e fare arrivare uomini e mezzi da altre regioni, da Modena, Latina, Frosinone, nonché personale sommozzatore specializzato dalla sede di Ancona.

A Capracotta, in provincia di Isernia, a circa 1.420 metri di altitudine, sono caduti circa un metro e mezzo di neve. Un paese che improvvisamente si è ritrovato isolato dal mondo, come un'isola bianca in mezzo alla tempesta.

Termoli sotto l'acqua: una notte di paura

A Termoli, città sul mare del Molise, la notte tra martedì e mercoledì ha avuto il sapore dell'emergenza. Un uomo è stato soccorso dopo essere stato travolto dalla piena del torrente Sarca mentre si trovava a bordo della sua auto. Nelle ore successive, il sindaco Nicola Antonio Balice ha disposto l'evacuazione di alcune aree del comune: la zona industriale della Valle del Biferno e quella del Rio Vivo. Attività commerciali chiuse, famiglie costrette ad abbandonare case e aziende. Circa trenta comuni, tra cui Termoli, hanno tenuto chiuse le scuole.

Una città intera sospesa, in attesa che l'acqua si ritiri e che qualcuno, la politica, le istituzioni, la comunità, risponda alla domanda più antica di tutte: perché siamo ancora qui a subire?

L'Abruzzo allagato

Anche l'Abruzzo ha vissuto ore drammatiche. Allagamenti si sono registrati a Popoli Terme, nel pescarese, e a Ortona, in provincia di Chieti, dove è ceduto il muro di contenimento di una statale. Ma il danno forse più rilevante sotto il profilo dei trasporti è stato causato dal fiume Osento: la sua esondazione ha allagato i binari della ferrovia che collega Pescara a Foggia, interrompendo la circolazione dei treni.

A Penne, in provincia di Pescara, il maltempo ha causato la rottura della condotta idrica Tavo Sud, lasciando l'ospedale privo di fornitura diretta d'acqua. L'emergenza è stata gestita con autobotti. Un ospedale senz'acqua. Una di quelle notizie che fanno capire fino a che punto l'emergenza sia entrata nel tessuto vivo delle comunità, toccando non solo le strade e le case ma anche i luoghi dove si cura, dove si nasce, dove si salva una vita.

La Puglia sommersa

Nel Foggiano il bilancio è pesante. Oltre cinquanta automobilisti sono stati soccorsi e una quarantina di persone sono state portate in salvo da masserie e casolari di campagna, alcune con battelli pneumatici. Una decina di famiglie rimaste bloccate nelle campagne di Borgo Incoronata sono state tratte in salvo dai Vigili del fuoco. I torrenti Cervaro e Fortore sono esondati, portando alla chiusura temporanea di un tratto della Statale 16.

La diga di Occhito, al confine tra Puglia e Molise, è passata da 107 milioni di metri cubi d'acqua a oltre 176 milioni nel giro di poche ore. ansa Il sindaco di Carlantino, il comune più vicino all'invaso, ha lanciato un appello diretto ai cittadini: «Restate in casa. Limitate gli spostamenti allo stretto necessario». Un paese di 800 abitanti, quasi del tutto isolato, con frane lungo le strade e allagamenti nelle cantine. Nel Barese, il fiume Ofanto ha raggiunto il livello di guardia, spingendo il Comune di Canosa di Puglia a chiudere le strade limitrofe all'antico Ponte romano.

Basilicata e Marche: il maltempo non risparmia nessuno

A Rapolla, in provincia di Potenza, il crollo di un muro di contenimento ha reso necessaria l'evacuazione di tre famiglie. In tutta la Basilicata i Vigili del fuoco sono al lavoro per smottamenti e allagamenti, in particolare nel Metapontino.

Nelle Marche, nella frazione di Pozza, nel Comune di Acquasanta Terme, circa novanta residenti risultano isolati a causa di una frana che ha interrotto l'unica via di accesso al paese. ansa Novanta persone tagliate fuori dal mondo, a ridosso delle festività pasquali.

La fragilità di un territorio e la forza di una comunità

Guardando all'insieme di questi giorni, emerge un quadro che non può essere liquidato come semplice "cronaca del maltempo". Quello che stiamo vedendo è il risultato di decenni di ritardi: nella manutenzione delle infrastrutture, nella cura del territorio, nella prevenzione del rischio idrogeologico. L'Italia è uno dei Paesi europei più esposti a questi rischi, eppure ogni volta ci si trova a rincorrere l'emergenza invece di prevenirla. Ma c'è anche un'altra Italia in questi giorni: quella dei Vigili del fuoco che si calano in gommone nelle campagne allagate del Foggiano, dei sommozzatori che arrivano da Ancona per aiutare il Molise, dei sindaci che passano la notte al telefono per coordinare i soccorsi, dei volontari che si mettono a disposizione delle famiglie in difficoltà. Un'Italia che si stringe attorno a chi è in difficoltà, che non aspetta gli ordini per darsi da fare.

È questa la risposta più autentica all'emergenza: la solidarietà concreta, quella che non fa notizia ma che regge il Paese quando le istituzioni faticano a stare al passo. Nel frattempo, però, chi decide deve capire che queste non sono calamità inevitabili. Sono, almeno in parte, il frutto di scelte, o della loro mancanza. E ogni nuova alluvione, ogni ponte che crolla, ogni famiglia evacuata nella notte è un promemoria che il tempo per agire non è infinito.