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Gregory Day, italo-inglese, 43 anni, postino da 2 anni, che consegna la posta a suor Teresa Benedetta (55 anni), madre priora del monastero, che sorge in una zona residenziale della città di Bologna.


Gregory Day è il postino delle monache. Almeno, così lo hanno soprannominato. Tre volte a settimana sale sul suo scooter a tre ruote, quello con il bauletto giallo di Poste Italiane, e va al monastero delle Carmelitane Scalze di via Siepelunga, intitolato al Cuore Immacolato di Maria, devozione sorta dopo l’apparizione della Madonna a Fatima, nel 1917.
Siamo in una zona residenziale e tranquilla tra Murri Alta e i primi Colli di Bologna, con palazzine, ville e piccoli condomìni immersi nel verde, circondata da parchi e giardini che offrono un magnifico panorama del capoluogo emiliano. Il civico 51 si trova in collina: «La strada inizia a salire e lo scooter sente la pendenza», spiega Gregory, 43 anni, italo-inglese, da 2 anni e mezzo postino a Bologna. «Mi inerpico su questa via e lascio dietro di me la “Murri bassa”, con negozi, bar, servizi: insomma, l’area più urbana e trafficata della città».
Un edificio quasi nascosto
Gregory si ferma davanti a un edificio in laterizio dall’aspetto sobrio e raccolto. Qui, il giornalista Sergio Zavoli, alla fine degli anni Cinquanta, nel periodo più innovativo della radiofonia italiana del dopoguerra, aveva realizzato un singolare programma radiofonico, dal titolo Clausura. Con una intervista a suor Maria Teresa dell’Eucarestia e a tre sue consorelle, effettuata passando un microfono attraverso la grata del parlatorio, Zavoli fece conoscere agli italiani il mondo dei monasteri femminili di clausura.
«Le prime volte che venivo qui», confida Gregory, «pensavo non ci fosse nessuno. La casa delle monache non affaccia direttamente sul marciapiede, ci sono una recinzione e una cancellata in ferro e poi siepi e alberi che filtrano la vista». Se non fosse per la croce sul tetto, il monastero sembrerebbe una villa qualunque, adagiata nella discrezione e nel silenzio di lecci e pini, che fanno ombra alla preghiera delle Carmelitane.
«Faccio questo giro due o tre volte a settimana», rimarca il postino, «e mi fermo sempre, perché le monache ricevono molta posta. All’inizio ero intimorito, mi sono detto: suono una volta sola, poi se nessuno risponde lascio la posta e vado via. E invece…». Invece, le monache sono uscite.


L’occasione per rigenerarsi
«Mi accolgono sempre cordialmente e non di rado scambiamo qualche parola», aggiunge Gregory. «Certo, io vado sempre di corsa, devo finire il giro, ma l’aspetto bello del mio lavoro è il rapporto umano che non viene mai meno. E poi, entrare in questo monastero, tra questi alberi… beh, mi dà modo di tirare un bel respirone e abbassare il ritmo per rigenerarmi». Se la posta non richiede la firma al ritiro, spesso il ragazzo la lascia nella ruota. «È ancora quella originaria», spiega suor Teresa Benedetta, la madre priora, una voce dolce e gentile. «Spesso, però, occorre la firma, ormai è tutto digitale, quindi capita che la consorella che in quel momento si occupa della portineria esca fuori e lo incontri di persona». Per loro, che sono di clausura, è un piccolo strappo alla regola.
«Gregory è un ragazzo discreto e cordiale», aggiunge la priora. «E, per noi, è un po’ un collegamento con il mondo, perché ci permette di ricevere lettere, pacchi e riviste, fondamentali per la nostra informazione e riflessione». Sono 19 le carmelitane nel monastero bolognese, e la loro età va dai 50 ai 96 anni. Ovvio che ognuna ha un’idea, un’opinione.
«Secondo la nostra regola», specifica la priora, «ogni giorno viviamo due momenti di “ricreazione”, dopo i pasti principali. In queste occasioni, ci confrontiamo liberamente, ognuna manifesta il suo pensiero, e sovente capita che vengano commentati articoli e questioni di attualità lette sui giornali che riceviamo. Per noi, avere le riviste cartacee è importantissimo, ci offrono uno spaccato della realtà, ci aiutano a riflettere. I giornali possiamo sfogliarli, toccarli, ma anche conservarli per la nostra riflessione. Quanto leggiamo, poi, confluisce nella nostra preghiera ed è argomento di condivisione».
I periodi più intensi sono quelli di Pasqua e di Natale: «Allora, partono e arrivano da qui tantissime lettere di auguri. Ogni monaca vuole scrivere ad amici, fratelli, nipoti, pronipoti… Abbiamo anche una fitta corrispondenza con alcune persone detenute e ci piace curare la carta e le buste delle nostre missive». Il tempo, allora, è quasi sospeso, nell’attesa di una risposta. E il sorriso si riaccende, quando il postino bussa di nuovo.



