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ALESDIMARCO
Al classico dopo molti anni è uscito un brano di Quintiliano sulla musica, tratto dall’Institutio oratoria. Abbiamo chiesto a Mara Aschei, lunghissima esperienza da insegnante di latino e greco al Liceo classico e oggi impegnata nel lettorato di Latino per le matricole all’Università di Pavia, un commento al brano scelto, per capirne la portata ed eventuali insidie: «Un testo non cattivo, non peregrino come a volte soprattutto in greco ce ne sono stati in passato, dati senza tenere conto delle reali capacità acquisite a quell’età», spiega la professoressa Aschei: «Una sintassi accessibile, senza troppe subordinate, un lessico che pure non pone grandi problemi di traduzione. Qualche difficoltà, però, può sorgere dal fatto che si tratta di una catena di esempi, che fanno riferimento a figure note, spero che i candidati abbiano letto bene l’introduzione tradotta per orientarsi: Socrate, Platone, Licurgo sono figure note, ma se non si sta attenti ai passaggi da un esempio all’altro si rischia di essere depistati: bisogna seguire passo-passo il filo del pensiero tra cinque esempi di tipo diverso, staccati, non introdotti, che magari ai lettori di Quintiliano riuscivano scontati ma che non è detto che lo siano per chi oggi legge il brano per la prima volta. Questo richiede un po’ di consapevolezza e di elasticità che non sempre studenti sotto esame riescono ad avere. Un aiuto poteva venire, in sede d’esame, dalla lettura a voce alta del testo da parte del presidente di commissione o del commissario della materia: le pause al posto giusto sono d’aiuto, perché ci sono sintagmi che richiedono una lettura accorta, per non rischiare di collegare parole in modo non pertinente e fraintendere, in quel senso è un latino impegnativo».
Nelle parole usate non sembrano esserci grandi insidie, ma: «Una piccola trappola poteva venire da musices, un caso con una forma alla greca: studiando al classico ci si può arrivare, ma se la tensione dell’esame fa scherzi questa forma particolare può spiazzare. Può aiutare l’uso del vocabolario, se la registra, ma si tratta anche di capire quanto uno studente dipenda dall’uso del vocabolario e quanto sia allenato a consultarlo: dato che si parla di musica, non fermarsi al primo significato e sapersi orientare rapidamente negli ambiti semantici di una voce di vocabolario aiuta».
Docenti di italianistica fanno capire che, abituati ai dizionari online, molti ragazzi ormai faticano con i dizionari di carta: «Questo, se c’è, può essere un problema, perché è una capacità che va allenata con l’esercizio prima e non si improvvisa il giorno dell’esame».
Venendo dalla versione alle domande di commento, si nota una differenza tra i primi due quesiti e il terzo: «Per le prime due domande argomenti e struttura linguistica sono guidati dalla traccia, come pure la ricerca dei due campi semantici della musica e della guerra. La domanda più difficile è la terza, sul ruolo della musica nel mondo antico e nella contemporaneità: una domandona. Mi pare un po’ azzardato offrire un tema generico e ampio, su cui si potrebbero scrivere intere biblioteche, con una consegna a rispondere in dieci righe: confido nel fatto che ogni commissione prenda un po’ per buono quello che arriva, perché a 19 anni non dire banalità con una richiesta così è davvero difficile, magari chi ha studiato musica può avere un vantaggio: ma si tratta anche di chiedersi che cosa sia la musica per un giovane di oggi...».





