Valentino Garavani, conosciuto solo con il nome della sua maison, si è spento a 93 anni nella “sua” Roma. Con lui scompare uno dei grandi protagonisti del Novecento italiano, non solo della moda ma della cultura visiva e simbolica del nostro tempo. La notizia della morte è stata diffusa dalla Fondazione che porta il suo nome. Da anni conduceva una vita riservata, lontana dai riflettori che pure aveva saputo dominare come pochi altri.

Dagli anni Sessanta, infatti, Valentino era diventato un riferimento internazionale per l’alta moda femminile: abiti da sera sontuosi, una concezione quasi architettonica dell’eleganza, e soprattutto quel rosso inconfondibile che avrebbe finito per portare il suo nome. «L’ultimo imperatore», lo definì il documentario di Matt Tyrnauer uscito poco dopo il suo ritiro, cogliendo un tratto essenziale della sua figura: Valentino apparteneva a una generazione di stilisti-artigiani, per i quali la moda era prima di tutto mestiere, rigore, lavoro manuale e visione.

Nato l’11 maggio 1932 a Voghera, Valentino Clemente Ludovico Garavani, questo il suo nome completo all’anagrafe, mostrò fin da giovanissimo un interesse precoce per il disegno e per l’abito. Dopo gli studi a Milano, si trasferì a Parigi a soli 17 anni, formandosi all’École des Beaux-Arts e alla Chambre Syndicale de la Couture. In quegli stessi anni muovevano i primi passi anche Yves Saint Laurent e Karl Lagerfeld: una coincidenza che restituisce il clima straordinario di quella stagione creativa.

Dopo l’esperienza negli atelier di Jean Dessès e Guy Laroche, Valentino tornò in Italia alla fine degli anni Cinquanta e aprì il suo primo atelier a Roma, in via Condotti. Gli inizi non furono facili: la prima collezione rischiò di portare l’azienda al fallimento. La svolta arrivò con l’incontro decisivo della sua vita, quello con Giancarlo Giammetti, conosciuto nel 1960 al Café de Paris in via Veneto. Da allora, Valentino e Giammetti divennero una coppia creativa e imprenditoriale inseparabile: il primo dedito alla visione estetica, il secondo alla struttura, agli affari, all’organizzazione. Insieme fondarono la Maison Valentino.

Italian designer Valentino Garavani poses for photographers during the presentation of Verdi's opera 'La Traviata' at Palau de Les Arts Reina Sofia theatre in Valencia, Spain, 07 February 2017. Valentino designed the costumes for the role of Violetta. Teatro Dell'Opera Di Roma's 'La Traviata', directed by US director Sofia Coppola, is performed by Spanish tenor Placido Domingo, in the role of Giorgio Germont, and Latvian soprano Marina Rebeka as 'Violetta Valery'. The play will open on 09 February. EPA/Kai Foersterling
Italian designer Valentino Garavani poses for photographers during the presentation of Verdi's opera 'La Traviata' at Palau de Les Arts Reina Sofia theatre in Valencia, Spain, 07 February 2017. Valentino designed the costumes for the role of Violetta. Teatro Dell'Opera Di Roma's 'La Traviata', directed by US director Sofia Coppola, is performed by Spanish tenor Placido Domingo, in the role of Giorgio Germont, and Latvian soprano Marina Rebeka as 'Violetta Valery'. The play will open on 09 February. EPA/Kai Foersterling
Valentino Garavani in una foto del 2017 (EPA)

Il successo internazionale arrivò rapidamente. La sfilata del 1962 a Palazzo Pitti, a Firenze, consacrò il giovane stilista. Già l’anno precedente Elizabeth Taylor aveva acquistato un suo abito bianco, indossandolo alla prima di Spartacus: le immagini fecero il giro del mondo. Da quel momento Valentino divenne il couturier delle grandi donne: Jacqueline Kennedy, Audrey Hepburn, Monica Vitti, Brooke Shields, fino alle attrici e top model contemporanee come Julia Roberts, Gwyneth Paltrow e Naomi Campbell.

Il suo nome rimane indissolubilmente legato al rosso. Una tonalità precisa, con una sfumatura aranciata, che Valentino raccontava di aver “scoperto” da ragazzo, una sera all’Opera di Barcellona, colpito da una donna vestita di velluto rosso tra il pubblico. «Una donna in rosso non sbaglia mai», disse più volte. Ogni sua collezione conteneva almeno un abito rosso: l’ultimo gesto simbolico fu l’ultima sfilata del 2008 al Musée Rodin di Parigi, quando tutte le modelle indossarono abiti scarlatti.

Accanto al rosso, Valentino seppe anche sorprendere con scelte controcorrente, come la celebre collezione “bianca” del 1968, culminata nell’abito da sposa disegnato per Jacqueline Kennedy Onassis. Negli anni Settanta e Ottanta la maison si aprì al prêt-à-porter, ai profumi, alle linee giovani e al denim, senza mai rinunciare al controllo maniacale della qualità e dell’immagine.

Il suo stile di vita, raffinato e opulento, faceva parte integrante del personaggio: le dimore sull’Appia Antica, a Parigi, a Gstaad, erano luoghi di incontro tra arte, mondanità e bellezza. Ma dietro l’immagine pubblica c’era una dedizione assoluta al lavoro, che lo portò a ritirarsi solo nel 2008, a 75 anni, dopo 45 anni di carriera.

Nel corso della sua vita Valentino ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui la Legion d’onore francese. Negli ultimi anni aveva scelto il silenzio e la distanza, lasciando che fosse il suo lavoro a parlare. La maison ha continuato il suo percorso con nuovi direttori creativi, fino all’attuale guida di Alessandro Michele.

Dietro l’immagine dell’“imperatore della moda”, ha sempre custodito una dimensione più intima e meno esposta, fatta di silenzio, disciplina e spiritualità. In un’intervista al Corriere della Sera di qualche anno fa aveva raccontato, con semplicità disarmante, di andare spesso in chiesa e di pregare ogni giorno. «Sì», aveva risposto senza esitazioni alla domanda se pregasse quotidianamente, ammettendo anche, con la stessa sincerità, di avere «paura di morire». Una fede vissuta senza proclami, come parte naturale della sua quotidianità, lontana dai riflettori che per decenni lo avevano accompagnato.

La camera ardente sarà allestita presso PM23, in Piazza Mignanelli 23 a Roma, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, dalle 11 alle 18. Il funerale si terrà venerdì 23 gennaio, alle 11, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma.

Con la sua morte si chiude definitivamente una stagione della moda italiana: quella dei grandi couturier, capaci di tenere insieme artigianato, visione e identità personale. In un mondo sempre più veloce e industriale, Valentino ha incarnato l’idea che la bellezza non sia un lusso superfluo, ma una forma di ordine, di disciplina e, in fondo, di responsabilità verso il tempo in cui si vive.