È definitiva l'assoluzione per il ministro Matteo Salvini accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio per la vicenda Open Arms quando, nell'agosto del 2019, fu vietato per alcuni giorni a 147 migranti di scendere dalla nave dell'ong spagnola giunta in prossimità delle coste italiane, a Lampedusa. Lo hanno deciso i giudici della quinta sezione della Cassazione. Hanno rigettato il cosiddetto ricorso per saltum (ossia direttamente alla Cassazione senza passare per l’appello, una scelta rara, improduttiva dal punto di vista di chi l’ha compiuta, ma che ha evitato un allungamento del processo), presentato dalla Procura di Palermo contro la sentenza di primo grado, con cui i giudici avevano assolto Matteo Salvini con formula piena.

Alle reazioni di soddisfazione del ministro Salvini e di tutto il Governo italiano che hanno ripetuto: «Difendere i confini non è reato». S’è aggiunta l’esultanza via social del premier ungherese Viktor Orban : «Il mio caro amico patriota Matteo Salvini è stato oggetto di una caccia alle streghe politica per cinque anni», parole non proprio composte e, neanche tanto velatamente, offensive nei confronti della magistratura italiana, cosa che suona piuttosto irrituale dai canali ufficiali di un capo del Governo dell’Unione.

I Giudici hanno accolto la richiesta della procura generale della Cassazione (organo di accusa) che chiedeva di rendere definitiva l’assoluzione e di respingere il ricorso della Procura di Palermo. Per il pg, secondo quanto sostenuto nella memoria scritta, il ricorso della Procura «si è soffermato esclusivamente sulla condotta privativa della libertà personale (l’azione), senza affrontare i profili ricostruttivi dell’elemento della “colpevolezza”: e ciò senza tener in considerazione che fossero presenti e valorizzati, nella sentenza impugnata, elementi di esclusione (o, quantomeno di forte dubbio) del dolo relativi alle contestazioni di accusa». Non accolta invece la richiesta della difesa che puntava alla ancora più forte dichiarazione di inammissibilità del ricorso per saltum.

A chiedere di portare avanti l’accusa nei confronti di Salvini, accogliendo il ricorso, erano rimasti solo quattro avvocati di parte civile — in rappresentanza di Open arms, altre associazioni umanitarie e alcuni dei migranti. Saranno in seguito le motivazioni a chiarire i presupposti tecnico giuridici, inevitabilmente sottili, a chiarire definitivamente i presupposti della decisione.

Il modo con sui s’è concluso il caso si presta nei fatti a non confermare il presunto automatismo, tanto reiterato nel dibattito pubblico, che porterebbe i giudici a favorire i Pm colleghi e sfavorire gli avvocati, vulgata (smentita dalle statistiche) che dalle parti del Governo si ripete a sostegno della riforma dell’ordinamento giudiziario nota come separazione delle carriere. Qui non si sono visti, come non ci sono stati nel primo grado, giudici proni alle richieste dei Pm, ma Pg (organo di accusa nel processo in Cassazione) che hanno sostenuto richieste in linea con le ragioni della difesa davanti a giudici che le hanno accolte respingendo il ricorso dei Pm.