Nel 2027 Parma sarà la Capitale europea dei giovani. Ma che cosa significa davvero, per un ragazzo, poter contribuire a cambiare la città in cui vive? Per Clara, 21 anni, significa anche avere un posto dove incontrare gli amici senza essere costretta a consumare qualcosa. Per Martino, 23 anni, sapere che le proprie idee possono arrivare fino a chi prende le decisioni. E per Antonietta, 35 anni, vedere generazioni diverse lavorare insieme, mettendo in comune esperienze e punti di vista. Desideri concreti, che raccontano molto più di quanto possa fare un calendario di eventi.

È da queste aspettative che prende forma la sfida di Parma, scelta dallo European Youth Forum come Capitale europea dei giovani 2027: fare del capoluogo emiliano un laboratorio di partecipazione, sostenibilità e inclusione, nel quale le nuove generazioni possano contribuire alle scelte che riguardano il loro futuro.

Il riconoscimento è stato assegnato il 21 novembre 2024, durante una cerimonia a Gand, in Belgio. Il progetto, presentato a livello nazionale lo scorso 17 settembre a Milano dal sindaco Michele Guerra e dalla presidente del Comitato Parma European Youth Capital 2027, Emma Nicolazzi Bonati, è già entrato nella fase di preparazione. I ragazzi sono stati coinvolti fin dalla candidatura, contribuendo a individuare i temi, discutere le proposte e selezionare le iniziative da inserire nel programma.

I GIOVANI PARTECIPANO, MA NON SI SENTONO ASCOLTATI

A raccontare quanto sia ancora difficile il rapporto tra nuove generazioni e istituzioni sono i risultati di un'indagine commissionata dal Comitato Parma European Youth Capital 2027 ad AstraRicerche, che ha coinvolto oltre duemila persone tra i 18 e i 34 anni in Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Quasi otto intervistati su dieci dichiarano di aver preso parte, nell'ultimo anno, ad almeno un'attività di partecipazione pubblica, dal voto al volontariato, dall'attivismo online alle iniziative collettive. Eppure soltanto quattro su dieci ritengono che le istituzioni tengano adeguatamente conto delle loro idee e dei loro valori.

Martino studia Fisica teorica all'Università di Parma ed è capo scout nell'AGESCI. «Ho conosciuto molte persone sinceramente interessate alla vita pubblica e al futuro della loro città, ma che sentono molta distanza fra loro e le istituzioni», racconta. Partecipare al percorso della Capitale europea, spiega, lo ha aiutato a ridurre quella distanza.

Nel Comitato di Gestione ha visto accogliere alcune proposte avanzate dai ragazzi, tra cui una maggiore attenzione all'eticità degli sponsor che finanziano il progetto. «Più tempo si sta in un progetto e ci si mette energia più è facile farsi riconoscere come attore», osserva.

Il punto, per Martino, è permettere anche a chi non ha esperienza di associazionismo o di impegno pubblico di avvicinarsi alle istituzioni. Per questo auspica uno strumento facile e riconoscibile, capace di aprire un dialogo soprattutto con le amministrazioni locali.

PARMA E IL CONSIGLIO LOCALE DEI GIOVANI

Una delle iniziative nate durante la candidatura è il Consiglio Locale dei Giovani, pensato per rappresentare le organizzazioni giovanili del territorio e favorire il confronto con l'amministrazione comunale.

Il Comune ha introdotto inoltre lo Youth Check, uno strumento di valutazione dell'impatto generazionale delle politiche pubbliche, adottato formalmente nel gennaio 2024. Serve a considerare le possibili conseguenze delle decisioni amministrative sulla vita dei ragazzi, dall'accesso alla casa e al lavoro fino all'autonomia personale e al benessere.

«Il dovere della buona politica è attivare canali strutturali affinché il pensiero dei giovani modifichi l'azione pubblica quotidiana», ha spiegato il sindaco Michele Guerra durante la presentazione nazionale del progetto.

Ma le richieste delle nuove generazioni riguardano anche aspetti molto concreti della vita quotidiana. Come la possibilità di trovare luoghi in cui stare insieme.

SPAZI PER I GIOVANI

Clara studia Lettere. Quando le si chiede quale sia una delle questioni più urgenti per i ragazzi di Parma, non indica un grande progetto o una particolare riforma. Parla degli spazi. «La nostra generazione spesso non ha un "terzo luogo" oltre casa e lavoro/università e quando lo ha si tratta di luoghi di consumo», spiega. «È infatti molto importante per noi avere spazi da vivere e costruire insieme in cui non siamo costretti a consumare per starci».

Un'esigenza che supera i confini di Parma e riguarda il modo in cui si vivono le città. Per Clara è importante che questi luoghi siano sostenibili e facilmente raggiungibili, ma soprattutto che chi li frequenta possa contribuire a costruirli e renderli propri.

La dimensione collettiva emerge anche dalla sua esperienza nella selezione delle iniziative per il 2027. «Ho percepito che la mia voce effettivamente contasse soprattutto quando si muoveva insieme a quelle di tante altre e altri che hanno animato questo percorso», racconta. Le proposte, sottolinea, non sono nate da richieste puramente individuali.

Clara richiama poi le difficoltà che alcuni ragazzi incontrano nell'avvicinarsi alle istituzioni, soprattutto per ragioni linguistiche, etniche e culturali. L'interesse per la vita pubblica, osserva, trova spesso espressione fuori dai canali tradizionali, nelle associazioni, nel volontariato e sulle piattaforme digitali.

«Una soluzione potrebbe allora essere per le istituzioni di avvicinarsi di più al tessuto sociale e culturale delle città e uscire dai palazzi chiusi del potere», sostiene.

IL PROGRAMMA DI PARMA CAPITALE EUROPEA DEI GIOVANI 2027

Il programma per il 2027 si svilupperà attorno a quattro direttrici: partecipazione, benessere, sostenibilità e inclusione. A queste si affiancano otto piazze tematiche, concepite come luoghi fisici e simbolici di incontro e sperimentazione.

Si va dall'Agorà Contemporanea alla Rigenerazione e Abitare, dalla Piazza del Cibo a quella della Bellezza. E ancora Sport Inclusivo, Botteghe del Futuro, Disarmo Climatico ed Educazione Aperta. Temi che chiameranno a confrontarsi università, istituzioni, imprese, associazioni e cittadini.

Un contributo importante arriverà dall'Università di Parma, che il 14 ottobre ha presentato 46 progetti per il 2027, suddivisi in tre ambiti: Academies, Innovating Labs e UniPR OFF. Tra le iniziative figurano dodici Academies, percorsi formativi progettati insieme al Comune e a partner nazionali ed europei, per intrecciare formazione, ricerca e sperimentazione.

L'ambiente è uno dei temi che stanno più a cuore a Martino. «Parma è dentro la Pianura Padana, uno dei luoghi più inquinati d'Europa», osserva il giovane scout, richiamando gli effetti del cambiamento climatico. Si augura che la città possa diventare un esempio di politiche di sostenibilità ambientale, mostrando come anche le scelte locali possano contribuire a un cambiamento più ampio.

IL VOLONTARIATO E IL DIALOGO TRA GENERAZIONI

Antonietta è educatrice, impegnata professionalmente e nel volontariato. Ha accolto con soddisfazione la scelta di Parma, anche per le dimensioni della città. «Sono felice che la scelta sia ricaduta su una realtà a misura d'uomo come Parma anziché su una grande città», racconta.

Appartenendo alla generazione dei millennial, vede nel progetto la possibilità di far incontrare esperienze diverse. «Credo che il contributo di una millennial come me possa integrarsi con la visione delle nuove generazioni, dando vita ad idee e progetti di valore».

Nel rapporto con le istituzioni, Antonietta considera importante sapersi esprimere con chiarezza e garbo, qualità che dice di aver riconosciuto in molti partecipanti. Ma il dialogo richiede disponibilità da entrambe le parti: «Le istituzioni dovrebbero ascoltare i giovani molto di più dandogli valore e spero vivamente ciò possa accadere sempre più spesso».

Anche Emma Nicolazzi Bonati, presidente del Comitato Parma European Youth Capital 2027, insiste sul valore dell'impegno diretto. «Per contare davvero nella politica di domani, dobbiamo riappropriarci dei luoghi di aggregazione e del pensiero critico, dimostrando che il futuro non si subisce, si costruisce», afferma.

Dall'indagine di AstraRicerche emerge intanto un altro dato: quasi sette giovani europei su dieci ritengono di poter incidere concretamente sulle politiche pubbliche. In Italia la percentuale sale al 76 per cento. Una convinzione che resiste, dunque, anche tra chi non si sente adeguatamente rappresentato.

COSA RESTERÀ A PARMA DOPO IL 2027?

Il banco di prova arriverà quando l'anno europeo sarà terminato. Martino guarda soprattutto al futuro del Consiglio Locale dei Giovani: teme che possa perdere attenzione e centralità una volta conclusa l'organizzazione del 2027. «Mi auguro che in futuro possa essere il centro e il luogo di trasformazione della città che dovrebbe essere», spiega.

Clara, invece, vede nel prossimo anno la possibilità di sperimentare, anche accettando il rischio di sbagliare. Si aspetta una città partecipe, capace di coinvolgere persone di età differenti. «Capitale Europea è un'opportunità per azzardare, per sperimentare cose nuove e mostrare la buona pratica di prendersi dei rischi, tanto da parte delle istituzioni, quanto da quella della comunità giovanile».

Il risultato di Parma Capitale europea dei giovani si misurerà anche negli anni successivi: negli spazi che continueranno a essere frequentati, nei progetti che troveranno continuità, nella possibilità per i ragazzi di incidere sulle scelte della città. E soprattutto nella capacità di coinvolgere chi, fino a oggi, è rimasto ai margini di queste esperienze.