La dinamica della tragedia è ancora da chiarire, quel che è certo è che l’uomo è finito in acqua senza avere purtroppo la capacità di rimanere a galla. Così la notte scorsa un venticinquenne nord africano è annegato a Venezia. Secondo la ricostruzione, prima di scomparire nel canale avrebbe anche gridato aiuto. Al netto di un’eventuale condizione psicofisica alterata tutta da verificare, una scarsa dimestichezza con l’acqua unita al peso e all’ingombro dei vestiti possono sicuramente aver inficiato il galleggiamento. Per questo la tragedia, che lascia senza parole, può diventare un monito alla prevenzione: sapere come comportarsi in caso di cadute accidentali in acqua può salvare la vita. Ne parliamo con Giorgio Quintavalle, responsabile della sezione salvamento Federazione italiana nuoto, che nel percorso didattico delle Scuole Nuoto ha introdotto proprio la prova di nuoto vestiti.

Giorgio Quintavalle, responsabile della sezione salvamento della FIN
Giorgio Quintavalle, responsabile della sezione salvamento della FIN
iorgio Quintavalle, responsabile della sezione salvamento della FIN (Andrea Masini / Deepbluemedia / Insidefoto)

In cosa consiste la prova di nuoto vestiti?
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La prova di nuoto vestiti prevede una simulazione di caduta accidentale in acqua con indumenti indossati. L’allievo è guidato a gestire l’ingresso in acqua, mantenere la calma, galleggiare e muoversi nonostante il peso degli abiti, fino a raggiungere il punto di uscita. Viene anche insegnato come alleggerirsi togliendo prima le scarpe e poi alcuni capi, se necessario, senza disperdere inutilmente energie».
A cosa serve?
«Questa prova ha una finalità educativa e preventiva: aiuta a prendere consapevolezza delle difficoltà che si possono incontrare in una situazione reale. Nuotare vestiti richiede più energia e può disorientare; per questo è importante sperimentarlo in un contesto sicuro, imparando a reagire con lucidità qualora mai dovesse accadere».
Quali abilità consente di acquisire?
«La prova sviluppa competenze fondamentali come il controllo emotivo, la capacità di galleggiamento in condizioni più impegnative e l’adattamento dei movimenti. Contribuisce inoltre a rafforzare l’autonomia e la fiducia nelle proprie capacità in acqua».
A chi è rivolta?
«La prova è inserita nel percorso didattico del livello 3 delle Scuole Nuoto ed è rivolta a bambini, ragazzi e adulti che abbiano già acquisito una buona confidenza con l’acqua. Le modalità vengono sempre adattate all’età e al livello degli allievi, in un contesto protetto e con la massima attenzione alla sicurezza».

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L’acqua rappresenta un pericolo serio, soprattutto per i bambini tra 1 e 4 anni: l’annegamento è la seconda causa di morte in questa fascia d’età, spesso in piscine domestiche. La sorveglianza costante è fondamentale: nessun bambino deve essere lasciato solo nei pressi dell’acqua, neppure in piccole piscine gonfiabili. È importante costruire barriere fisiche, evitare distrazioni come il cellulare e organizzare turni di controllo affidando a uno dei presenti il ruolo di “guardiano dell’acqua”, chiaramente identificabile. Insegnare a nuotare fin da piccoli è una misura preventiva efficace. Con attenzione e responsabilità, l’acqua può essere solo un’occasione di gioco e divertimento.