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Quando lo raggiungiamo al telefono per riflettere insieme sulla Giornata della lentezza che si celebra il 4 maggio, don Paolo Alliata, rettore del liceo Montini di Milano, in controtendenza con la società in cui viviamo e la frenesia di siti e social, parte subito da due testi.
Spes non confundit di papa Francesco:
Tre tentazioni di Gesù nel deserto (cfr. Mt 4,1-17): il “tutto e subito” e
il “meglio da solo che con altri”.
“Nell’epoca di internet, inoltre, dove lo spazio e il tempo sono
soppiantati dal “qui ed ora”, la pazienza non è di casa. Se fossimo
ancora capaci di guardare con stupore al creato, potremmo
comprendere quanto decisiva sia la pazienza. Attendere l’alternarsi
delle stagioni con i loro frutti; osservare la vita degli animali e i cicli
del loro sviluppo; avere gli occhi semplici di San Francesco che nel
suo Cantico delle creature, scritto proprio 800 anni fa, percepiva il
creato come una grande famiglia e chiamava il sole “fratello” e la luna
“sorella”. Riscoprire la pazienza fa tanto bene a sé e agli altri. […]
Pertanto, impariamo a chiedere spesso la grazia della pazienza, che
è figlia della speranza e nello stesso tempo la sostiene.”
E una poesia di Mariangela Gualtieri tratta dalla sua raccolta Quando non morivo:
Questo giorno che ho perso
e che non ha fruttato
se non una mestizia, il puntiglio
del suo modesto mucchio
di faccende.
Questo giorno che ho perso
ed ero nell’esilio
dentro panni che non erano miei
e scarpe che mi disagiavano
e tasche che non riconoscevo
e correvo correvo puntuale
senza neanche un dono
per nessuno. Solo un vuoto, corto
respirare. A conferma che nel disamore
il fare anche se fai resta non fatto.
(Mariangela Gualtieri)
«Parlando di lentezza» ci spiega Alliata «mi sono venuti in mente questi due testi. In riferimento alla tentazione di Gesù nel deserto mi sembra che uno dei tratti comuni delle tre tentazioni per come le raccontano i Vangelo di Matteo e di Luca sia la fretta».
E questa potrebbe essere una chiave di lettura: «Il tentatore si avvicina a Gesù e gli dice se sei figlio di Dio prendi la scorciatoia, fai le cose di fretta. Ovvero, cosa vuoi veramente aspettare di seminare il seme nella stagione giusta, per altro qui nel deserto dove c’è poca possibilità, di trovare il luogo adatto, attendere il tempo della crescita, il tempo della mietitura, il tempo per battere il seme, per ottenere la farina? Se sei il figlio di Dio prendi la scorciatoia, gettati giù dal pinnacolo del tempio. Plani giù davanti a tutti come un passerotto e li conquisti tutti. Cosa vuoi veramente pensare di impegnare il tuo tempo a raccontare storie che sono come semi, che hanno bisogno di tempo per maturare nei cuori, per accompagnare i discepoli ad avere una visione diversa della vita rispetto a quella che hanno, per accompagnarli ad avere una visione della vita come ce l’hai tu? Ci vuole tempo. Per cui, se sei figlio di Dio, prendi la scorciatoia e fai qualcosa di eccezionale così conquisti tutti al primo colpo. Se sei il figlio di Dio fai tutto e subito, dall’alto del monte gli mostra tutti i regni del mondo e della storia e gli dice mettiti di fronte a me e fai in fretta. Avrai nel tempo del battito di ciglia tutti ai tuoi piedi, io ti do tutto».
Il tema della fretta, «oltre che dell’isolamento e della solitudine» perché Gesù tutto questo potrà farlo da solo se è il figlio di Dio. «Forse» allora conclude Alliata «in tempi come i nostri recuperare in questa chiave di lettura, la consapevolezza che il nemico lavora sull’impazienza, sul fare le cose in fretta, sul non aspettare i tempi necessari alla maturazione delle cose come dice il Papa nel suo passaggio ci aiuta a essere un po’ più calmi e più saggi».



