PHOTO
Anna Foa premiata da Benedetta Tobagi
Non è mai stato così facile sapere che cosa succede nel mondo. E forse non è mai stato così difficile capire che cosa sia davvero accaduto. Le notizie arrivano in tempo reale, si moltiplicano sui social, si sovrappongono alle opinioni e spesso si consumano nel giro di poche ore. In questo rumore, la libertà di stampa non è soltanto la possibilità di parlare. È soprattutto la possibilità di cercare, verificare e raccontare la realtà senza che qualcuno decida prima che cosa dobbiamo vedere. È da qui che si può leggere la 66ª edizione del Premiolino, il più antico premio giornalistico italiano, consegnato lunedì sera al Piccolo Teatro Grassi di Milano. Sei giornalisti, sei storie diverse, sei modi di intendere un mestiere che continua ad avere senso proprio quando diventa scomodo: Anna Foa, Gabriella Colarusso, Floriana Bulfon, Viviana Mazza, Stefano Feltri e Sacha Biazzo. A loro si è aggiunto il Premio Pirelli per la Scuola, assegnato a Rai Scuola per il lavoro svolto nel campo della divulgazione e della formazione.


Il riconoscimento a Floriana Bulfon
Dal muro di Berlino alla libertà di stampa
Il tema della serata è stato affidato anche alle parole di Oriana Fallaci, prima donna a ricevere il Premiolino, nel 1961. In un intervento pronunciato a Milano l’8 maggio di quell’anno, la giornalista affermava: «Ogni persona libera, ogni giornalista libero, deve essere pronto a riconoscere la verità ovunque essa sia». E aggiungeva: «Il fanatismo è il primo nemico della libertà di pensiero». Parole che sembrano scritte per il presente e che hanno fatto da ideale filo rosso alla cerimonia. Un presente nel quale le notizie sono sempre più numerose, ma proprio per questo diventano ancora più importanti la verifica delle fonti, la competenza e la capacità di distinguere i fatti dalle interpretazioni. Non è un caso che quattro dei sei premiati siano donne. Un riconoscimento al lavoro di una generazione di giornaliste che, nelle diverse forme del giornalismo contemporaneo, ha dato e continua a dare un contributo importante alla qualità dell’informazione.


Milena Gabanelli premia Sacha Biazzo
Chi sono i cronisti premiati
Anna Foa, storica ed editorialista de La Stampa, è stata premiata per il ruolo avuto nel dibattito seguito al 7 ottobre. La giuria ha sottolineato la «limpidezza, l’autorevolezza e il coraggio» con cui ha denunciato la deriva delle politiche del governo Netanyahu e analizzato il tema dell’antisemitismo.
Storica dell’ebraismo e studiosa della Shoah, Foa ha portato nel dibattito pubblico uno sguardo capace di intrecciare memoria storica e cronaca, intervenendo su una delle questioni più controverse e dolorose degli ultimi anni. Gabriella Colarusso, inviata di Repubblica, è stata premiata per il lavoro sul campo e per la capacità di raccontare conflitti e crisi anche da luoghi nei quali arrivare è particolarmente difficile. Gaza e Teheran sono tra le realtà raccontate attraverso una rete di fonti costruita negli anni. La giuria ha riconosciuto il rigore e la documentazione delle sue inchieste, insieme a quella che definisce una «dirittura professionale e morale»: raccontare le guerre mettendo al centro, prima di tutto, l’umanità delle persone coinvolte.


Il premio a Gabriella Colarusso
Il premio alla giornalista freelance Floriana Bulfon è anche un riconoscimento al giornalismo d’inchiesta e, nello stesso tempo, una denuncia della condizione di chi continua a fare questo mestiere senza un contratto stabile. Collaboratrice di Repubblica, Rai 3 e Chora Media, Bulfon ha realizzato inchieste sulla criminalità organizzata e sulle mafie, tra cui quelle sul clan Casamonica, e ha seguito la vicenda della presunta spia russa Maria Adelaide nella base Nato di Napoli. Da anni è inoltre sottoposta a misure di protezione dopo aver ricevuto pesanti minacce. La motivazione ricorda proprio questa contraddizione: «La “precaria” che da anni è oggetto di pesanti minacce vive sotto sorveglianza delle forze di polizia».


Viviana Mazza con la Pergamena del Premio
Viviana Mazza, corrispondente da Washington per il Corriere della Sera, è stata premiata per un lavoro internazionale costruito in anni di reportage e interviste. La giuria ha ricordato in particolare l’intervista a Donald Trump, nella quale il presidente americano aveva attaccato Giorgia Meloni, ma ha scelto di collocare quello scoop dentro un percorso molto più ampio. Mazza ha raccontato negli anni le battaglie per i diritti, le donne e la democrazia, dalle storie di Malala Yousafzai alle iraniane, fino alle ragazze rapite da Boko Haram, temi affrontati anche nei suoi libri.


Il premio a Stefano Feltri
Stefano Feltri è stato premiato per un giornalismo che negli ultimi anni ha sperimentato formati e linguaggi diversi. Autore della newsletter Appunti e conduttore di Revolution su Rai Radio 3, ha costruito un percorso riconoscibile soprattutto per l’attenzione all’economia, alla politica e ai rapporti di potere. La motivazione parla di «metodo, indipendenza e curiosità» e di una capacità di cercare il pubblico senza inseguirlo. Un giornalismo che prova a spiegare questioni complesse con chiarezza, senza rinunciare al rigore e a una salutare insofferenza verso le versioni più comode della realtà.
Il più giovane dei premiati è Sacha Biazzo, giornalista e videoreporter nato a Potenza. Dopo le prime inchieste sulla criminalità nel Sud e sui rapporti tra mafie italiane e americane, ha studiato giornalismo alla Columbia University di New York e ha fondato il team d’inchiesta Backstair per Fanpage.it. Quest’anno ha realizzato a New York la prima intervista video a Paolo Zampolli, imprenditore italiano scelto da Donald Trump come rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali. Un percorso che unisce giornalismo d’inchiesta, video e nuove forme di racconto.
Il Premio Pirelli a Rai Scuola
Nel corso della serata è stato consegnato anche il Premio Pirelli per la Scuola, assegnato quest’anno a Rai Scuola. A ritirarlo sono stati Fabrizio Zappi, direttore della Direzione Cultura ed Educational Rai, e Lorenzo Ottolenghi, responsabile dell’unità Educational. Il riconoscimento sottolinea il valore dell’informazione come strumento di formazione culturale, sociale e civile. La motivazione ricorda il lavoro di Rai Scuola nel raccontare il sapere, la ricerca scientifica, il lavoro e le trasformazioni tecnologiche che stanno cambiando la vita quotidiana, con l’obiettivo di contribuire a un Paese «più colto e consapevole delle sfide del presente».


La presidente di giuria Chiara Beria di Argentine
Una storia lunga 66 anni
A scegliere i premiati è stata la giuria presieduta da Chiara Beria di Argentine, con Benedetta Tobagi vicepresidente. Ne fanno parte Giulio Anselmi, Antonio Calabrò, Piero Colaprico, Francesco Costa, Ferruccio de Bortoli, Mattia Feltri, Milena Gabanelli, Enrico Mentana, Donata Righetti, Silvia Sciorilli Borrelli, Gian Antonio Stella, Carlo Verdelli e Silvia Sciorilli Borrelli. Nato a Milano nel 1960 grazie all’iniziativa degli industriali Piero e Giansandro Bassetti, il Premiolino fu ideato da alcune delle grandi firme del giornalismo italiano, tra cui Luigi Barzini Jr, Enrico Emanuelli, Paolo Monelli, Indro Montanelli, Orio Vergani ed Enzo Biagi, che ne fu il primo presidente. Dal 2023 il premio è sostenuto da Pirelli.
La serata si è chiusa con una lettura dedicata a Joseph Pulitzer, altro nome che appartiene alla storia del giornalismo e alla riflessione sulla sua responsabilità pubblica. All’inizio del Novecento Pulitzer si interrogava sul futuro della democrazia e della stampa: «Sapremo salvaguardare il primato della Costituzione, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’incorruttibilità della giustizia, oppure avremo un governo del denaro e dei disonesti?». E affidava alla stampa un destino inseparabile da quello della Repubblica: «La nostra Repubblica e la sua stampa progrediranno o cadranno insieme».




