Da un botta e risposta sulle pagine di Famiglia Cristiana, partito dalla rubrica di don Antonio Mazzi che nel 2017 criticava Valeria Fedeli, all’epoca ministra dell’Istruzione, scomparsa oggi, per le posizioni sui cellulari in classe, che Fedeli aveva manifestato l’intento di regolamentare senza vietarli, nacque l’incontro di cui siamo stati testimoni, poi raccontato sul numero 44/2017 della rivista. Ve lo riproponiamo.

Sull’architrave della porta di vetro che immette all’anticamera dell’ufficio di Valeria Fedeli campeggia la scritta «Il ministro». I muri di viale Trastevere, sede del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, non sanno che Valeria Fedeli ama essere chiamata ministra. Ma forse sanno, loro sì, che, anche sul punto, da vicino è meno rigida di come la dipingono: ministro, una volta, scappa anche a lei. Valeria Fedeli sbuca puntuale da una porta del salottino e mette immediatamente sul piano di una sorprendente informalità l’incontro, scatenato da una critica tosta di don Antonio Mazzi su FC. Le ha scritto papale papale che secondo lui gli smartphone in classe non sono la priorità. Fedeli avrebbe potuto rispondere con una nota e invece ha accettato un confronto, con Famiglia Cristiana a dirigere il traffico.

È la ministra a rompere il ghiaccio, apostrofando don Mazzi con un divertito tu fraterno subito ricambiato: «Non puoi ricordarti, ma noi ci siamo già incontrati anni fa. Mi colpì una cosa che dicesti: il problema è la scuola media con ragazzi che si affacciano all’adolescenza sempre prima».

DON MAZZI: «Ecco. Il problema è ancora quello, altro che smartphone».

VALERIA FEDELI: «Se il problema è quello parliamone: come apprendono oggi e che cosa, i ragazzi, quando navigano in Internet, da soli, senza controllo? Non ho già deciso di riportare gli smartphone in classe: ho avviato un gruppo di lavoro con psicologi, pedagogisti, esperti per confrontarsi sul problema. Davanti al divieto di far entrare in classe i cellulari, che risale al 2007, come ministro ho due vie: o intervengo a toglierli dalle mani dei docenti che in classe già li usano come strumento didattico perché una circolare li vieta o cerco soluzioni nuove per regolamentare l’uso della tecnologia sotto la guida dell’insegnante».

FAMIGLIA CRISTIANA: «Gli insegnanti temono la distrazione: non è facile concentrarsi se ogni tre secondi arriva un messaggio su WhatsApp».

VALERIA FEDELI: «Non è ignorando che i ragazzi vivono attaccati a questi dispositivi già a nove anni che si risolve il problema, anzi, così si evita di affrontare il tema dell’uso critico. Se i cellulari sono sul banco, l’insegnante può dire: “Ora si fa una ricerca, ora si spegne”; se sono sotto il banco, il rischio è che si “chatti” di nascosto. Chi governa la scuola deve porsi il problema della Rete, del fatto che lì dentro, da soli, i ragazzi trovano di tutto, comprese pornografia e pedofilia che lì praticano atti di cyberbullismo».

DON MAZZI: «È ben questo che mi preoccupa, quelli che arrivano da me, dispersi dalla scuola, sanno solo quella roba lì e ne sanno cose sconvolgenti. Ma allora dobbiamo chiederci quale scuola e quali insegnanti servono per affrontare questa sfida. Caro ministro, ti dico, fai funzionare la scuola e poi ti do ragione. Ma, prima, bisogna convincere le università a preparare gli insegnanti in modo diverso».

VALERIA FEDELI: «E infatti abbiamo cambiato il reclutamento dei docenti: dopo il concorso hanno altri tre anni di preparazione teorica sulla didattica, con esperienze in classe».

FAMIGLIA CRISTIANA: «L’autorevolezza degli insegnanti passa anche per la sempre più difficile alleanza educativa con i genitori: il timore di finire in tribunale porta la scuola a burocratizzarsi per cautelarsi. Come se ne esce?».

VALERIA FEDELI: «Agli estremi opposti abbiamo genitori che cercano di sostituirsi alla scuola facendo perdere autorevolezza a docenti e genitori che affidano il figlio come fosse un pacchetto. Sono estremi, ma indicativi: dobbiamo riprendere e aggiornare il patto di responsabilità educativa, che compie dieci anni il 21 novembre. Dobbiamo anticipare a prima dell’iscrizione la conoscenza dell’offerta formativa della scuola: non basta presentare alle famiglie un elenco di titoli, serve una conoscenza argomentata per tornare a convergere».

FAMIGLIA CRISTIANA: «A proposito di comprensione reciproca, proviamo a spiegare a genitori e docenti perplessi come dovrebbe funzionare l’alternanza scuola-lavoro?».

VALERIA FEDELI: «Non va confusa con l’apprendistato: serve ad acquisire sul campo abilità utili a tutti qualunque cosa si faccia da grandi, ma è studio, non lavoro. Serve a imparare cose come il lavoro di gruppo, la soluzione dei problemi. Dobbiamo mandare a regime le buone pratiche, correggendo le criticità: abbiamo appena fatto un accordo con il ministero del Lavoro e con l’Agenzia nazionale politiche attive lavoro per mille tutor già formati che devono facilitare il rapporto tra scuola e territorio. Attenzione: alternanza non si fa solo nell’impresa, si può fare in musei, università, comuni. Il McDonald’s va bene se si va a capire la complessità di una multinazionale, che poi è quello che prevede il progetto, non se si friggono patatine, ovviamente senza mancare di rispetto alla dignità di quel lavoro: il 16 dicembre facciamo gli Stati generali per fare il punto».

DON MAZZI: «Detto così è condivisibile: che i liceali vadano nei musei va bene, che aggiustino biciclette no».

FAMIGLIA CRISTIANA: «L’essenziale è non perder tempo: le conoscenze scientifiche, tecnologiche, giuridiche, crescono e pongono sfide etiche sempre più complesse. Intanto montano pregiudizi antiscientifici. La scuola fa abbastanza per favorire il senso critico?».

VALERIA FEDELI: «Non è mai abbastanza: la sfida è insegnare a risalire alla fonte certa delle informazioni che si trovano in Rete, a non fermarsi alla prima frase mettendo un “mi piace”. Abbiamo impegnato parte degli 840 milioni provenienti dall’Europa per i Pon per incrementare occasioni di apprendimento in tema di valore della statistica, corretti stili di vita, legalità».

FAMIGLIA CRISTIANA: «Non è che si sbaglia un po’ mira spingendo la scuola più sul saper fare che sul sapere?».

VALERIA FEDELI: «Non direi, i saperi coltivati nelle nostre scuole vanno mantenuti perché sono presupposto necessario, dobbiamo affiancare cultura della progettazione, del lavoro di gruppo, dell’organizzazione dell’economia: elementi che appartengono a un saper fare intellettuale. Non solo, il tema del senso critico ci riporta al punto da cui siamo partiti, all’uso responsabile della tecnologia e al nodo di come apprendono i ragazzi: per questo a novembre faremo la Conferenza internazionale sull’adolescenza. Don Mazzi, sei invitato».

DON MAZZI: «Segnatelo: Mazzi Antonio, ci verrei anche zoppo. È un tema che ci riguarda tutti, se non lo affrontiamo ora, tra dieci anni sarà tardi». È l’ultima schermaglia prima dell’abbraccio. I muri, austeri, ne sono testimoni. Forse stupiti, forse no.