Aveva chiesto aiuto il 20 giugno. Abderrahim Fakir, secondo quanto ricostruisce l’Ansa, si era recato all’ospedale Maggiore di Bologna, quel sabato mattina, per un problema di tipo psichiatrico. Inviato al Centro di salute mentale si era presentato nei giorni successivi per essere visitato e ascoltato. Fatta una prima diagnosi e datagli una terapia era stato poi invitato a ripresentarsi per un secondo appuntamento i primi di agosto. Non sappiamo cosa successo nell’attesa. Se avesse continuato a prendere la terapia, se i suoi fantasmi lo avessero abbandonato almeno per un attimo o se, invece, non gli dessero tregua. Quello che sappiamo è che era un uomo che stava male e che è morto mentre gli agenti lo immobilizzavano. Una tragedia per lui, i suoi familiari, ma anche per gli uomini chiamati a intervenire. Al di là delle responsabilità, tutte da chiarire e che non hanno bisogno di tifo da stadio, resta il tema, che interessa tutti noi, di come l’Italia si prenda cura della malattia mentale.

Non è un tema da poco perché, nonostante il nostro Paese vanti una legge psichiatrica all'avanguardia (la Legge Basaglia), che pone al centro la cura sul territorio e la valorizzazione della dignità della persona, la cronica carenza di risorse, la frammentazione dei servizi e il costante aumento della domanda di assistenza mettono in crisi l’intero sistema.

Intanto i dati. L’Europa, secondo il rapporto OCSE del 2025, vanta un 20% di adulti con sintomi depressivi o ansiosi di lieve o media entità. In più di due terzi dei casi i sintomi vengono sottovalutati e non curati. L’Italia si pone un po’ sopra la media.
Il nostro Istituto Superiore di Sanità rivela che la sola depressione tocca il 6 per cento degli adulti e il 9 per cento degli over 65. E il Mind Health Report 2025 di AXA indica che il 27% degli italiani dichiara di avere disturbi legati alla salute mentale. Si stima che nel 2024 circa 16 milioni di italiani abbiano sofferto di disturbi psicologici di media o grave entità.
I giovani sono i più colpiti: il monitoraggio dell'ISS mostra un aumento dei sintomi depressivi nella fascia 18-34 anni. Nel 2024, il tasso di nuove diagnosi tra i 18 e i 24 anni è altissimo: 105,6 casi ogni 10.000 residenti per le femmine e 82,4 per i maschi. Ancora più preoccupante è il fatto che il 75% dei disturbi mentali dell'adulto esordisca prima dei 25 anni. Anche il divario di genere è significativo: il tasso di depressione femminile è quasi doppio rispetto a quello maschile (46,5 casi ogni 10.000 contro 27,0), e le donne rappresentano il 55,9% degli utenti dei servizi specialistici.
Sebbene i disturbi siano in crescita gli investimenti in salute mentale in Italia sono tra i più bassi d'Europa. Il rapporto ISS conferma che la spesa pro capite è una delle più ridotte del continente. Tra il 2016 e il 2022, gli stanziamenti in questo campo sono scesi da 3,739 miliardi di euro a 3,589 miliardi, nonostante nello stesso periodo il Fondo Sanitario Nazionale (FSN) sia cresciuto da 106,9 a 119,7 miliardi. La spesa per la salute mentale incide solo su circa il 3,49% del budget sanitario totale.
La mancanza di personale è il nodo più critico. L'ISS evidenzia il numero di operatori della salute mentale è inferiore di quasi il 30 per cento rispetto allo standard necessario per erogare i servizi. L'Italia conta solo 3,5 psicologi ogni 1.000 abitanti e la spesa per la prevenzione è pari appena allo 0,6% del PIL, molto al di sotto dei paesi nordici e dell'Europa centrale.
Inoltre i posti letto per acuti psichiatrici in Italia sono tra i più bassi al mondo: 0,1 ogni 1.000 abitanti, contro una media OCSE di 0,64. Questa carenza impedisce a moltissimi pazienti di ricevere un ricovero tempestivo nei momenti acuti. La situazione dei minori è drammatica. L’ultimo censimento registra in tutto il Paese 403 posti letto in neuropsichiatria infantile, mentre il fabbisogno stimato supera i 700. Alcune regioni non hanno alcun posto letto dedicato ai minori.

Sempre secondo i dati dell’Iss, nel 2024, 845.516 persone hanno ricevuto prestazioni specialistiche, per un totale di oltre 10 milioni di prestazioni erogate. Tuttavia, i servizi specialistici coprono solo circa l'1,6-1,7% della popolazione, mentre i tassi reali di malattia sono stimati quasi dieci volte superiori. Le liste d'attesa sono lunghissime: per i REMS (Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza) ci sono circa 700 persone in attesa di ingresso, con tempi che possono arrivare fino a 8 mesi o addirittura un anno.
Cittadinanzattiva, nel suo Audit civico evidenzia, inoltre, gravi carenze nell'accessibilità, integrazione, sicurezza e continuità delle cure. I protocolli tra i Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) e i servizi di emergenza-urgenza sono spesso inefficienti, e gli orari di apertura dei Centri di Salute Mentale (CSM) sono limitati. Più della metà dei DSM dichiara di avere programmi di supporto tra pari (peer support), ma questi si scontrano con la mancanza di riconoscimento formale, scarsità di fondi e resistenze culturali.
In assenza di personale per l’ascolto e la cura si ricorre sempre di più ai farmaci, tra il 2015 e il 2023, il numero di pazienti trattati con farmaci antipsicotici è aumentato del 63%, con un picco particolarmente alto nel Sud e nelle Isole.

In questa crisi di sottofinanziamento cronico, carenza di personale, scarsità di posti letto, profonde disuguaglianze territoriali e frammentazione dei servizi il prezzo più alto lo pagano i più vulnerabili. Come Fakir e non solo lui. Chissà come sarebbe andata se ci fosse stata disponibilità per un appuntamento prima di inizio agosto…