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Non è solo il fatto che palesemente si riconoscano l'uno nell'altro, cosa che non nascondono (si stimano e lo si sa), non è solo il fatto che mostrino un talento quasi sfrontato nella loro giovinezza. È che per la prima volta nella storia insieme, quasi, stanno portando lo sport italiano dove non era mai stato (se si eclude Valentino Rossi e Marcell Jacobs a Tokyo 2020), al vertice di tennis e Formula 1, due degli sport più internazionali in assoluto, nei quali chi ne diventa numero 1 è automaticamente riconosciuto su tutto il pianeta, portando però in solitudine il bello e il peso di questa popolarità che può diventare anche molto ingombrante: si entra in casa di tutti dappertutto e, per contrappasso, si rischia di non essere più a casa in nessun posto, perché tutti ti cercano, tutti ti vogliono. È capitato a tutti coloro che hanno toccato quei vertici, ma Sinner e Antonelli lo fanno a un'età e con un livello che sfiora primati mai raggiunti. Nessuno aveva mai avuto quella continuità nel tennis all'età di Sinner, nemmeno Djokovic, Federer e Nadal. Nessuno ha mai vinto tante gare di fila appena approdato in Formula 1 come sta facendo Antonelli.
Entrambi arrivando (e vale anche per Alcaraz) hanno rotto le uova nel paniere a chi, poco più maturo,stava mettendo fuori la testa: Russell come Zverev e Medvedev ha i suoi buoni motivi per "soffrire" il sorpasso del rivale più giovane.
Entrambi, soprattutto, ci stanno abituando malissimo: rischiano di far sembrare ordinario l'impossibile, di farci credere che non debbano perdere mai e di metterci nella condizione di pretendere da loro che non abbiano passi falsi, né corpi e menti umane, mentre loro stanno testando il limite, non soltanto il loro, ma quello dell'essere umano lassù solo al comando.
Tendiamo a dimenticare che anche sportivamente parlando sono ancora ragazzi e pure a sottovalutare il fatto che nello sport anche di vertice la normalità è perdere, non vincere sempre. E che già vincere quasi sempre è un risultato molto fuori del comune anche per i migliori. Dovranno essere di qui in poi probabilmente bravi, anzi bravissimi, anche a chiudere fuori dal loro mondo interiore il mugugno del nostro scontento, a costo di un po' di sana indifferenza alle critiche pretestuose, perché non intacchi la meravigliosa saldezza dei loro giovani cuori impavidi.





