Panico durante la cena al Washington Hilton Hotel, con i corrispondenti accreditati alla Casa Bianca. Donald Trump e la moglie, illesi, sono subito stati portati via mentre veniva bloccato l’uomo, poi identificato come Cole Tomas Allen, che, superando in corsa i controlli di sicurezza aveva aperto il fuoco. L’uomo risultava ospite dell’albergo, il che spiega perché avesse potuto portare con sé coltelli, fucile e pistola. Ferito un agente federale. Dalle informazioni diffuse dai media statunitensi Allen, 31 anni, residente a Torrence, un sobborgo di Los Angeles, è un ingegnere, insegnante, e sviluppatore di videogiochi.
Nel suo profilo si descrive come «insegnante part-time presso C2 Education», un'azienda di preparazione ai test e ripetizioni. L’azienda, a dicembre 2024, lo aveva nominato insegnante del mese. Laureato in ingegneria meccanica presso il California Institute of Technology nel 2017, ha conseguito un master in informatica presso la California State University-Dominguez Hills lo scorso anno. Dai registri risulta anche che, ad ottobre del 2024, ha donato 25 dollari per la campagna presidenziale di Kamala Harris.

Trump ha poi ripreso la conferenza stampa liquidando l’accaduto definendo l’uomo «un lupo solitario» e aggiungendo che «si tratta di un uomo malato, molto malato». Sul fatto che fosse armato ha dichiarato: «Come ha fatto a entrare quell'arma? Non ci penserò, la mia vita è pericolosa, per ora l'ho gestita molto bene, molto spesso si diventa facili bersagli quando si ha una carica pubblica. Io mi preoccupo per il Paese, non per me. Non sapevamo se quel fragore fosse un vassoio che cadeva o una pallottola». E ha aggiunto: «Quanto accaduto non mi impedirà di vincere la guerra contro l’Iran».

Prima di partire per Washington, proprio sull’Iran Trump aveva rilasciato una intervista a Fox news rivelando di aver bloccato i negoziati con Teheran cancellando il viaggio dei suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner a Islamabad. Dopo la cancellazione, secondo Trump, sarebbe arrivata una bozza di accordo dall’Iran «che era molto meglio del precedente». Anche se «hanno offerto molto ma non abbastanza». Intanto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è partito per Muscat lasciando la capitale pachistana, dove aveva incontrato il premier Shehbaz Sharif e il capo dell'esercito Asim Munir consegnando una risposta che Teheran giudica «esaustiva». Trump invece, ha dichiarato a Fox : «Ho detto poco fa ai miei collaboratori che si stavano preparando a partire “No, non farete un volo di 18 ore per andare lì. Abbiamo tutte le carte in mano. Possono chiamarci quando vogliono, ma non farete più voli di 18 ore per stare seduti a parlare del nulla”». E sulla domanda se riprenderà la guerra ha risposto: «No. Non significa questo. Non ci abbiamo ancora pensato». Secondo il presidente americano «C'è un'enorme lotta intestina e confusione all'interno della loro (iraniano ndr) “leadership”. Nessuno sa chi sia al comando, nemmeno loro. Se vogliono parlare, non devono far altro che telefonare!!!», ha urlato. Uno dei punti controversi è lo stoccaggio dell’uranio arricchito che l’Iran vorrebbe consegnare a Mosca, mentre Trump lo vorrebbe per gli Usa.

Intanto, nonostante la tregua dichiarata, Netanyahu, che ha mal digerito l’opposizione di Trump al cessate il fuoco nel Paese dei cedri, ha ordinato ai militari israeliani di «attaccare con forza» nel sud del Libano. L'agenzia di stampa statale National News Agency ha riportato due attacchi in rapida successione in una città del distretto di Bint Jbeil, un altro in una città del distretto di Tiro e attacchi in altre due città del distretto di Nabatieh. Israele ha anche esteso la cosiddetta “zona gialla” sul modello di Gaza comprendendo oltre al Libano meridionale e alla zona che confina con la Siria anche al mare da Tiro verso il Sud. Uno dei mari più pescosi della zona e, soprattutto, quello dove si trovano i migliori giacimenti di gas. Prima degli attacchi israeliani erano stati raggiunti accordi per l’estrazione con grandi compagnie tra le quali Total ed Eni. Disastrosa la situazione delle popolazioni locali che non hanno più nemmeno gli introiti della pesca.