PHOTO
Hillary Clinton e Donald Trump. Sempre loro. Sempre in testa. Anche il secondo “supermartedì” delle primarie che porteranno alla scelta degli sfidanti per la Casa Bianca nelle elezioni dell' 8 novembre sorride all'ex first lady e al magnate dal ciuffo sbarazzino e dalla lingua tagliente. Nei titoli della stampa americana, quella di Trump è definita una “grande vittoria”. Trump infatti ha vinto nell'importante stato della Florida, in Illinois e in North Carolina, forse anche in Missouri (mancano ancora i risultati definitivi). Trump perde invece in Ohio, dove il locale governatore, John Kasich, fa il pieno di voti.
La vittoria di Trump in Florida ha una conseguenza immediata: l'uscita di scena di Marco Rubio, che poteva essere uno sfidante insidioso. Rubio, figlio di esuli cubani, è cresciuto in Florida, ma il suo Stato gli ha voltato le spalle. “L'America è in mezzo a una tempesta politica, la gente è arrabbiata e frustrata. Ma non bisogna cedere alla paura e al risentimento”, ha detto annunciando il suo ritiro. Alla fine Rubio, che sembrava partito con il piede giusto nella corsa delle primarie, si è dimostrato essere un peso leggero. Rubio però è ancora giovane (44 anni) e forse potrà rifarsi al prossimo giro. Insieme a Jeb Bush, Rubio è il secondo big del partito repubblicano spazzato via dal ciclone Trump.
Resta ancora in sella Ted Cruz, ma soprattutto comincia a sorridere John Kasich. Con i 66 delegati conquistati in Ohio, Kasich porta a 136 il totale dei delegati a suo favore. Ancora pochi, ma potrebbe essere un buon punto di partenza nel caso la convention repubblicana di luglio si trasformasse in un drammatico referendum su Trump. Kasich, 63 anni, figlio di immigrati cechi e croati, amico di Arnold Schwarzenegger (che lo appoggia) può piacere a quei moderati che non tollerano le pericolose bizzarrie di Trump e l'estremismo conservatore di Ted Cruz. Non a caso lo scorso gennaio un editoriale del New York Times ha dato il suo sostegno a Kasich, definito “la sola scelta plausibile per i repubblicani stanchi dell'estremismo e dell'inesperienza”. Resta da chiedersi se per Kasich la facile vittoria nello stato di cui è governatore resterà un prevedibile episodio isolato oppure diventerà un trampolino di lancio verso la nomination. In campo democratico continua l'avanzata di Hillary Clinton.
Nei giorni scorsi la vittoria del suo sfidante Bernie Sanders in Michigan era suonata come un campanello di allarme, ma questa volta Clinton vince in Florida, Illinois, North Carolina, Ohio e forse anche in Missouri. Così, nella conta dei delegati, Sanders continua a perdere terreno e si fa sempre meno minaccioso. A questo punto la Convention del partito democratico, prevista a Philadelphia a fine luglio, si annuncia come una probabile passerella trionfale per Hillary Clinton.
La vittoria di Trump in Florida ha una conseguenza immediata: l'uscita di scena di Marco Rubio, che poteva essere uno sfidante insidioso. Rubio, figlio di esuli cubani, è cresciuto in Florida, ma il suo Stato gli ha voltato le spalle. “L'America è in mezzo a una tempesta politica, la gente è arrabbiata e frustrata. Ma non bisogna cedere alla paura e al risentimento”, ha detto annunciando il suo ritiro. Alla fine Rubio, che sembrava partito con il piede giusto nella corsa delle primarie, si è dimostrato essere un peso leggero. Rubio però è ancora giovane (44 anni) e forse potrà rifarsi al prossimo giro. Insieme a Jeb Bush, Rubio è il secondo big del partito repubblicano spazzato via dal ciclone Trump.
Resta ancora in sella Ted Cruz, ma soprattutto comincia a sorridere John Kasich. Con i 66 delegati conquistati in Ohio, Kasich porta a 136 il totale dei delegati a suo favore. Ancora pochi, ma potrebbe essere un buon punto di partenza nel caso la convention repubblicana di luglio si trasformasse in un drammatico referendum su Trump. Kasich, 63 anni, figlio di immigrati cechi e croati, amico di Arnold Schwarzenegger (che lo appoggia) può piacere a quei moderati che non tollerano le pericolose bizzarrie di Trump e l'estremismo conservatore di Ted Cruz. Non a caso lo scorso gennaio un editoriale del New York Times ha dato il suo sostegno a Kasich, definito “la sola scelta plausibile per i repubblicani stanchi dell'estremismo e dell'inesperienza”. Resta da chiedersi se per Kasich la facile vittoria nello stato di cui è governatore resterà un prevedibile episodio isolato oppure diventerà un trampolino di lancio verso la nomination. In campo democratico continua l'avanzata di Hillary Clinton.
Nei giorni scorsi la vittoria del suo sfidante Bernie Sanders in Michigan era suonata come un campanello di allarme, ma questa volta Clinton vince in Florida, Illinois, North Carolina, Ohio e forse anche in Missouri. Così, nella conta dei delegati, Sanders continua a perdere terreno e si fa sempre meno minaccioso. A questo punto la Convention del partito democratico, prevista a Philadelphia a fine luglio, si annuncia come una probabile passerella trionfale per Hillary Clinton.




