(Nella foto: John Elkann, presidente di FCA)

Ormai è ufficiale. Tramontato l'asse con Renault, il gruppo italo-americano FCA (Fiat-Chrysler Automobiles) si fonde a livello paritetico con PSA (acronimo di Peugeot Société Anonime), che detiene gli importanti marchi Peugeot, Ds, Citroen e Opel. La “merger” produrrà il quarto gruppo "automotive" del mercato mondiale. La nuova creatura infatti si posiziona dietro Volkswagen, Toyota e Renault-Nissan, scavalcando General Motors, Hyunday-Kia, Ford e Honda.  
La notizia, clamorosa, porta a considerazioni buone e ad altre inquietanti. La ricerca di un partner per Fca  era l’unico modo per fronteggiare le enormi difficoltà dovute al dopo-Marchionne, a cominciare dal ritardo nelle soluzioni legate alle nuove energie “verdi”, come l’elettrico o l’idrogeno.

Quest’ alleanza creerà un colosso automobilistico del valore di oltre 45 miliardi di euro in termini di capitalizzazione di borsa (ma i mercati stanno facendo schizzare in alto i titoli dei due gruppi e di conseguenza il valore del capitale), con quasi nove milioni di veicoli prodotti all’anno. Se i francesi sono molto forti a livello europeo e cinese, Fca, con i marchi Fiat, Maserati, Alfa Romeo e soprattutto Jeep e i pick up americani Ram ha una copertura fortissima negli Stati Uniti, su vasta scala. In pratica i due gruppi sono due porte che si aprono sui rispettivi mercati. Se Psa si vedrà proiettata nel continente nordamericano, Fca finalmente avrà accesso non solo all’Estremo oriente ma soprattutto a quelle piattaforme “modulari” che le permetterebbero di sviluppare le tecnologie ad energia elettrica, facendo finalmente concorrenza ai tedeschi Volkswagen, fortissimi in questo campo. L’Italia ha ottimi stabilimenti con una capacità di produzione doppia rispetto attualmente a quella in azione. Grazie all’accordo potrebbe sfruttarli al meglio. Si aprono grosse opportunità soprattutto nel settore “premium” quello die marchi Maserati e Alfa.

Ma qui iniziano le preoccupazioni. L’accordo prevede come ceo (chief executive officer) l'attuale amministratore delegato di PSA Carlo Tavares, il grande manager portoghese naturalizzato francese, molto stimato da Sergio Marchionne, che ha riportato il gruppo in attivo dopo anni, mentre il presidente di FCA John Elkann manterrebbe la stessa carica. Tavares è un manager molto bravo ma anche molto duro, che non ha esitato a mandare a casa 6.500 operai della Opel in Germania. È per questo che i sindacati, sia quello francese che quello italiano, sono sul piede di guerra e il governo di Parigi rimane sul chi va là. In Europa esistono sette stabilimenti della sola Fiat. Che ne sarà dei loro operai e dei loro salari? Quali dinamiche entreranno in gioco con i cugini d’Oltralpe? Se gli stabilimenti Peugeot sono più tutelati, essendo il governo francese azionista diretto di Psa (con il 12 per cento, la stessa quota della famiglia Peugeot e di un fondo cinesa dato in uscita) quelli italiani hanno avuto molta meno protezione da parte dei governi (tutti, di centrosinistra come di centrodestra) che si sono succeduti in questi anni. Quando Fca ha spostato la sua sede legale in Olanda per motivi di governance e di tasse, togliendo all’Italia risorse fiscali e poteri di giurisdizione, il governo italiano non ha battuto ciglio. Se fosse accaduto in Francia o in Germania con Renault o Volkswagen probabilmente avrebbero mandato l’esercito. E infatti il governo finora si è limitato a plaudire all’iniziativa. Solo i sindacati sono estremamente preoccupati.