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(Nella foto: Alexis Tsipras con Jean-Claude Juncker)
Il rischio bancarotta della Grecia cresce ogni giorno di più. I negoziati per il dialogo si intensificano per scongiurare il peggio ma l'accordo non si trova. Il mini vertice notturno tra la Merkel, Tsipras e Hollande non ha prodotto risultati apprezzabili e non segna progressi. "Il rischio di un fallimento della Grecia cresce di giorno in giorno", minaccia l'arcigno presidente della Bundesbank Jens Weidmann, parlando a Londra. "Qualcuno potrebbe dire presto game over", avverte il presidente del Consiglio europeo dell'Unione Donald Tusk, che riunisce i 28 Paesi membri. Se un qualcuno c'è, è certo che potrebbe venire da uno dei due membri della Troika più agguerriti, la Bce, e soprattutto il Fondo monetario internazionale. Con il terzo componente della Troika, L'Unione europea, a cercare di mediare
"La gente sta perdendo la pazienza", aggiunge Jean Claude Juncker a proposito degli sforzi per una soluzione. Poi diffonde una metafora da allevamento incoraggiante: "Dobbiamo tirare la mucca fuori dal ghiaccio, ma si scivola molto. E noi stiamo ancora provando a spingere". La porta del negoziato resta sempre aperta. Anche perché qualcosa sembra muoversi: Atene sarebbe disposta a cedere per pagare i debiti sull'avanzo primario, ovvero sulla differenza tra attivi e passivi al netto degli interessi, purché in cambio i creditori aprano a una soluzione più strutturale e meno "feroce" sul debito.
Ma la Merkel, principale artefice del rigore, non cede. Intanto anche la Bce segnala di non voler mollare la Grecia e procede ad un maxi-rialzo di 2,3 miliardi di euro della liquidità d'emergenza alle banche elleniche. Insomma: l'ipotesi di un default per il momento è escluso, anche se se ne parla non più a livello di ipotesi accademica ma di possibilità concreta. Ma si vorrebbe far rimanere il Paese nell'eurosistema. Persino gli investitori dei mercati internazionali non vogliono abbandonare i greci al loro destino finanziario. Anche perché per i creditori privati internazionali (non moltissimi, in verità) vale il vecchio detto delle banche: "se devi mille dollari è un problema tuo, ma se devi un milione alla banca è un problema della banca".
Il rischio bancarotta della Grecia cresce ogni giorno di più. I negoziati per il dialogo si intensificano per scongiurare il peggio ma l'accordo non si trova. Il mini vertice notturno tra la Merkel, Tsipras e Hollande non ha prodotto risultati apprezzabili e non segna progressi. "Il rischio di un fallimento della Grecia cresce di giorno in giorno", minaccia l'arcigno presidente della Bundesbank Jens Weidmann, parlando a Londra. "Qualcuno potrebbe dire presto game over", avverte il presidente del Consiglio europeo dell'Unione Donald Tusk, che riunisce i 28 Paesi membri. Se un qualcuno c'è, è certo che potrebbe venire da uno dei due membri della Troika più agguerriti, la Bce, e soprattutto il Fondo monetario internazionale. Con il terzo componente della Troika, L'Unione europea, a cercare di mediare
"La gente sta perdendo la pazienza", aggiunge Jean Claude Juncker a proposito degli sforzi per una soluzione. Poi diffonde una metafora da allevamento incoraggiante: "Dobbiamo tirare la mucca fuori dal ghiaccio, ma si scivola molto. E noi stiamo ancora provando a spingere". La porta del negoziato resta sempre aperta. Anche perché qualcosa sembra muoversi: Atene sarebbe disposta a cedere per pagare i debiti sull'avanzo primario, ovvero sulla differenza tra attivi e passivi al netto degli interessi, purché in cambio i creditori aprano a una soluzione più strutturale e meno "feroce" sul debito.
Ma la Merkel, principale artefice del rigore, non cede. Intanto anche la Bce segnala di non voler mollare la Grecia e procede ad un maxi-rialzo di 2,3 miliardi di euro della liquidità d'emergenza alle banche elleniche. Insomma: l'ipotesi di un default per il momento è escluso, anche se se ne parla non più a livello di ipotesi accademica ma di possibilità concreta. Ma si vorrebbe far rimanere il Paese nell'eurosistema. Persino gli investitori dei mercati internazionali non vogliono abbandonare i greci al loro destino finanziario. Anche perché per i creditori privati internazionali (non moltissimi, in verità) vale il vecchio detto delle banche: "se devi mille dollari è un problema tuo, ma se devi un milione alla banca è un problema della banca".



