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(Nella foto: Stefano Fassina)
L’Italicum approvato dalla Camera è il trofeo che Renzi vuole prima delle elezioni regionali. Al solito, ha molta fretta, e dopo aver rimosso i deputati dem contrari dalla commissione Affari costituzionali, minaccia di chiedere la fiducia per aggirare emendamenti e voti segreti. Non si può escludere la fiducia dunque, ma non si può esclude nemmeno la bocciatura del testo licenziato dalla commissione, che prevede i capilista bloccati e il tre per cento di sbarramento. Da Bersani a Cuperlo, da DSperanza a Fassina, cos'ì com'è il testo è "irricevibile". Secondo la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi, propensa a salire sull’Aventino, “L’Italicum porterà al partito unico della nazione, circondato da partitini in opposizione in lotta tra loro”. Insomma, nonostante il tecnico di Renzi, il professor D’Alimonte, si affretti a chiarire che l’Italicum non sostiene una Repubblica presidenziale, il rischio paventato dalle opposizioni e dalla minoranza Pd è un premierato forte senza contrappesi. Renzi lo vuole a tutti i costi e rinnova la sfida: o Italicum o si va ad elezioni.
Anche Forza Italia intende mantenere l'attuale profilo "di lotta". Lo ha confermato Silvio Berlusconi nella riunione con i suoi deputati: "Non possiamo consentire a Renzi - ha detto - di prendere il potere totale con il 30% dei voti, con una legge che di fatto con lo sbarramento al 3% polverizza l'opposizione". Colpisce il fatto che fu proprio Berlusconi a concordare questo sistema ai tempi del Patto del Nazareno. Secondo uno dei suoi avversari politici più aperti, Stefano Fassina, Renzi ha deciso di andare alle urne in primavera col Consultellum, un sistema elettorale che tutto sommato - sia detto per inciso - piace a tutti, maggioranze e opposizione. In procinto di partire per il suo volontario esilio a Parigi, Enrico Letta dà una pizzicata a Renzi sotto forma di massima zen: “Se vuoi andare veloce corri da solo. Ma se vuoi andare lontano, se vuoi costruire, allora devi farlo insieme”. Ma Renzi procede per la sua strada. Da solo. O, al massimo, con pochi intimi.
L’Italicum approvato dalla Camera è il trofeo che Renzi vuole prima delle elezioni regionali. Al solito, ha molta fretta, e dopo aver rimosso i deputati dem contrari dalla commissione Affari costituzionali, minaccia di chiedere la fiducia per aggirare emendamenti e voti segreti. Non si può escludere la fiducia dunque, ma non si può esclude nemmeno la bocciatura del testo licenziato dalla commissione, che prevede i capilista bloccati e il tre per cento di sbarramento. Da Bersani a Cuperlo, da DSperanza a Fassina, cos'ì com'è il testo è "irricevibile". Secondo la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi, propensa a salire sull’Aventino, “L’Italicum porterà al partito unico della nazione, circondato da partitini in opposizione in lotta tra loro”. Insomma, nonostante il tecnico di Renzi, il professor D’Alimonte, si affretti a chiarire che l’Italicum non sostiene una Repubblica presidenziale, il rischio paventato dalle opposizioni e dalla minoranza Pd è un premierato forte senza contrappesi. Renzi lo vuole a tutti i costi e rinnova la sfida: o Italicum o si va ad elezioni.
Anche Forza Italia intende mantenere l'attuale profilo "di lotta". Lo ha confermato Silvio Berlusconi nella riunione con i suoi deputati: "Non possiamo consentire a Renzi - ha detto - di prendere il potere totale con il 30% dei voti, con una legge che di fatto con lo sbarramento al 3% polverizza l'opposizione". Colpisce il fatto che fu proprio Berlusconi a concordare questo sistema ai tempi del Patto del Nazareno. Secondo uno dei suoi avversari politici più aperti, Stefano Fassina, Renzi ha deciso di andare alle urne in primavera col Consultellum, un sistema elettorale che tutto sommato - sia detto per inciso - piace a tutti, maggioranze e opposizione. In procinto di partire per il suo volontario esilio a Parigi, Enrico Letta dà una pizzicata a Renzi sotto forma di massima zen: “Se vuoi andare veloce corri da solo. Ma se vuoi andare lontano, se vuoi costruire, allora devi farlo insieme”. Ma Renzi procede per la sua strada. Da solo. O, al massimo, con pochi intimi.



