(Nella foto: il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi)

Alla fine Matteo Renzi la fiducia l'ha messa. E se ne è pure vantato. "Non c'è cosa più democratica di mettere la fiducia: se passa, il Governo va avanti, altrimenti va a casa. Cosa c'è di più democratico di chi rischia per le proprie idee? E' tempo del coraggio, non di rimanere attaccati alla poltrona". Così ha spiega al Tg1 la decisione di far votare tutto il pacchetto dell'Italicum, senza emendamenti, con una serie di voti palesi tra domani e giovedì. "La prima regola della democrazia è rispettare la volontà della maggioranza, perché se non decide più nessuno è anarchia". Qui i pareri divergono, perché la minoranza dem, per dirla alla Tocqueville, lo accusa di aver messo in piedi nel partito una vera e propria dittatura della maggioranza. E le opposizioni, di rincalzo, sostengono inferocite che il premier intende portare avanti questa dittatura della maggioranza anche in Parlamento, con una legge che assegna un premio fortissimo alla lista che vince le elezioni superando il 40 per cento e ha i capolista bloccati (e dunque scelti dal segretario). Ma c'è chi dicec he, al di là delle motivazioni ideali, in realtà Renzi avrebbe chiesto il meccanismo della fiducia, che prevede il voto palese, proprio per arrivare alla resa dei conti con i suoi oppositori inerni. "Non manderò via nessuno, ma sarà chi ha votato contro a trarne le conseguenze", aveva detto nei giorni scorsi.

Infine, come un sigillo, il consueto tweet: "La Camera ha il diritto di mandarmi a casa se vuole: la fiducia serve a questo. Finchè sto qui, provo a cambiare l'Italia". La richiesta di fiducia arriva dopo che la riforma ha superato indenne il primo scoglio del voto a scrutunio segreto sulle pregiudiziali di costituzionalità. "Ci prendiamo le nostre responsabilità", twitta Renzi. Ma non appena la Boschi annuncia che il Governo metterà la fiducia, nell'aula si scatena l'inferno, o quasi. L'opposizione è sulle barricate e protesta in aula. Dai banchi M5S scoppiano le urla"Fascisti!". Piovono anche crisantemi a simboleggiare la morte della democrazia. Maurizio Bianconi di Forza Italia urla "Vergogna!" ed è richiamato all'ordine dalla presidente Laura Boldrini, che fatica non poco a mantenere l'ordine. L'aula della Camera voterà domani pomeriggio la prima delle tre fiducie che il Governo pone sulla legge elettorale. Le altre due saranno votate giovedì. Gli scenari a quel punto, in caso di approvazione, non sono chiari: Renzi la terrà nel cassetto in attesa della riforma del Senato, rispettando la fine fisiologica della legislatura, o andrà all'incasso alle urne già a giugno o al massimo a settembre?