Sono morte insieme, come avevano sempre vissuto. Alice ed Ellen Kessler — 89 anni, icone di una televisione che non c’è più — si sono spente nella loro casa di Grünwald, alle porte di Monaco di Baviera. A dare la notizia è stato il quotidiano tedesco Bild, lo stesso che anni fa aveva raccolto la loro volontà più intima: «Io ed Ellen vogliamo che le nostre ceneri vengano mischiate con quelle di nostra madre, tutte insieme», aveva detto Alice. E con loro, anche quelle del cagnolino Yello. Una famiglia ricomposta oltre la vita, secondo un testamento scritto a quattro mani. "Non volevano più vivere", ha titolato il sito di Bild. Secondo Bild, la polizia criminale è stata avvisata lunedì a mezzogiorno che le due 89enni si sarebbero avvalse di un “suicidio assistito”.  In Germania il “suicidio assistito” è consentito: la persona deve, tra le altre cose, «agire in modo autonomo e di propria volontà». Deve essere maggiorenne e capace di intendere e di volere. Chi assiste non può compiere personalmente l’atto mortale – quello sarebbe “eutanasia attiva”, vietata. Già nel 2012 le Kessler avevano esternato la loro posizione in tema di fine vita che aveva fatto molto clamore.  Anche Famiglia Cristiana era intervenuta.

Le due sorelle vivevano in appartamenti confinanti, separati solo da una parete scorrevole. Una vicinanza che sembrava negare il passare dei decenni: ancora lì, come in un lungo retroscena di Studio Uno, come se il tempo si fosse limitato a bussare senza mai entrare davvero. Ora però la polizia bavarese ha aperto un’inchiesta, come vuole la prassi in casi del genere. Nulla lascia presagire altro che una morte naturale, ma il protocollo non guarda alla nostalgia. Per l’Italia, le Kessler non sono soltanto due artiste: sono un pezzo di immaginario collettivo. Arrivarono nel 1961, già temprate dalla fuga dalla DDR — avevano lasciato la Germania Est a diciotto anni — e dal periodo parigino tra il ’55 e il ’60. Antonello Falqui le vide e capì subito: quelle due ragazze altissime, sincronizzate come un meccanismo svizzero, perfette nel canto come nel passo, erano televisione pura. Giardino d’inverno, Studio Uno con Mina, Canzonissima: ovunque passavano lasciavano una scia di ritmo e modernità.

Negli anni Sessanta erano le showgirl per eccellenza: gambe lunghe, voce limpida, un’energia atletica che oggi farebbe impallidire mezza industria dello spettacolo. E due brani che ancora rimbalzano nella memoria di chi ha vissuto quell’epoca: Da-Da-Umpa e La notte è piccola. Lei sì che era piccola, la notte, quando c’erano loro in tv: tutto sembrava più semplice, più allegro, più diretto. Hanno lavorato con i grandi: Mina, Alberto Sordi, Raffaella Carrà. Hanno recitato per Dino Risi accanto a Walter Chiari, per Garinei e Giovannini, sono apparse in Carosello, trasformate loro malgrado in un simbolo pubblicitario irripetibile. Poi, alla fine degli Ottanta, il ritorno in Germania — dove erano e restavano due monumenti nazionali — pur continuando a frequentare l’Italia, quasi fosse un secondo palco. Sono morte come avrebbero voluto: vicine, unite, specchio l’una dell’altra fino all’ultimo istante. Per chi ha qualche anno in più, le gemelle Kessler non se ne vanno davvero. Restano lì, nella memoria di un’Italia che non tornerà, quella del boom, ma che ogni tanto vale la pena ricordare senza paura di sembrare sentimentali.