PHOTO
Don Ciro Cozzolino con don Ciotti
I fatti sono andati così. Pochi giorni fa, Carmela Gionta, sorella di Valentino, boss a capo dell’omonima famiglia camorristica di Torre Annunziata, condannato all’ergastolo con il 41 bis, aveva risposto a un post pubblicato su Facebook da don Ciro Cozzolino, per anni referente di Libera a Torre Annunziata e ora parroco a Portici. Il sacerdote aveva ricordato la memoria di Giancarlo Siani, il giornalista ucciso nel 1985 proprio a seguito delle sue rivelazioni sull’arresto di Valentino Gionta. La sorella ha attaccato don Ciro con un messaggio scritto in un italiano molto stentato, ma chiarissimo: «Dite sempre le stesse cose, ci avete rotto il c... voi e Giancarlo Siano, queste bocche non vele cucite mai». Il sacerdote aveva risposto con un perentorio “Mai!”, aggiungendo che “il cognome di Giancarlo è Siani”.
Raggiungiamo al telefono don Cozzolino per capire meglio cosa è successo, a partire da un fatto: il suo post non è di adesso, ma del 23 settembre 2025, data del quarantennale dell’omicidio Siani.
Perché Carmela Gionta ha deciso di solo ora di farsi viva con questo attacco, anzi con questo tentativo di intimidazione, così diretto?
«In effetti è molto strano, perché boss e parenti di boss di questo livello preferiscono il basso profilo, cercano di evitare di finire sui giornali. Sicuramente Torre Annunziata vive in un momento di forte tensione, tra l’amministrazione comunale sciolta per infiltrazioni camorristiche, e le recenti schermaglie che ci sono state tra quel che resta del nuove leve clan Gionta e le nuove leve, il cosiddetto Quarto Sistema. La stessa Carmela Gionta è stata arrestata qualche anno fa per racket e usura».


L'opera d'arte di Mauro Palumbo che ricorda Giancarlo Siani a Napoli
(ANSA)Quindi le minacce a lei sono un modo per dire in questo momento complicato “qui comandiamo ancora noi”?
«Le forze di polizia e la magistratura faranno le loro verifiche, ma di certo fare memoria dà fastidio».
In quest’ottica va valutata la storpiatura del cognome di Siani? Non è stato un caso?
«Credo proprio di no. Tanto è vero che, dopo la mia risposta, lei ha continuato a scrivere chiamando Giancarlo “Siano”. Io non ho più replicato, ma è evidente che così voleva ridicolizzarlo: una persona con un cognome sbagliato non esiste».
La sua replica è stata accompagnata da tanti altri messaggi di gente comune solidarietà a lei e di condanna delle parole di Carmela Gionta.
«Sì, è come se il mio intervento così stringato e perentorio abbia provocato un effetto liberatorio nei confronti di cittadini che fino a quel momento magari avevano avuto timore a rispondere a personaggi che qui fanno ancora molta paura per il tanto male che hanno fatto e che allo stesso tempo attraggono ancora che ragazzi che li vedono come invincibili e intoccabili».


Da questo punto di vista, cosa ha rappresentato il recente abbattimento di Palazzo Fiengo, la storica roccaforte dei Giorna, per Torre Annunziata?
«Io personalmente avrei preferito che l’edificio fosse recuperato e restituito alla collettività. Adesso sorgerà un’area verde e non vorrei che si trasformasse in un’altra piazza di spaccio. Però a livello simbolico è stato un fatto molto importante. E comunque io sono molto fiducioso sul futuro di Torre Annunziata: non so quanto tempo ancora ci vorrà ma so che il sacrificio di persone come Giancarlo Siani, di imprenditori come Luigi Stajano e Raffaele Pastore, di “mamme coraggio” come Matilde Sorrentino e di tanti, tanti altri, non è stato inutile».





