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La sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi (Ansa)
«La libertà di espressione non è libertà di umiliare, minacciare o intimidire. Nessuna donna deve sentirsi sola o derisa quando decide di denunciare». Vittoria Ferdinandi è la sindaca di Perugia nonché vicepresidente e delegata alle Pari opportunità dell’Associazione nazionale Comuni italiani (Anci). La raggiungiamo dopo che ha denunciato e mostrato, in un video sui social, gli attacchi sessisti e i messaggi di odio ricevuti.
Sindaca, come va?
«Sto ricevendo tantissimi messaggi di solidarietà, un’indignazione collettiva che dimostra come ci sia una parte sana di cittadinanza del tutto esasperata dalla trasformazione dello spazio digitale in uno spazio di totale deresponsabilizzazione. Nelle bolle social si arriva a credere che le voci dispregiative siano la maggioranza, invece ho toccato con mano come una parte d’Italia non ne possa più e voglia reagire».
Quando ha cominciato a essere insultata via social?
«Subito, sin dalla mia candidatura. Durante la campagna elettorale avevo anche difeso l’altra candidata: in politica noi donne subiamo attacchi in quantità del tutto differenti dai colleghi uomini. Ed è un’esperienza che lascia il segno: leggere determinati commenti su di sè, sul proprio corpo e la propria vita privata, ti penetra dentro».
Come se ne esce?
«La violenza di genere non va derubricata a fattore individuale, raptus o altro: è una questione sociale, dobbiamo alzare gli anticorpi. Le istituzioni devono fare da apripista, occorre trasformare i fatti individuali in azioni di cambiamento collettivo. Per questo ho deciso di aderire al progetto lanciato dalla sindaca di Firenze Sara Funaro, per trasformare gli attacchi e gli insulti sessisti che ogni giorno riceviamo sui social in un aiuto concreto per le vittime di odio e violenza online».
Cosa prevede la proposta?
«L’istituzione di un fondo per garantire assistenza legale gratuita a quante non hanno gli strumenti economici per difendersi. L’idea è costruire una rete nazionale, prevedere sportelli locali e destinare gli eventuali risarcimenti delle azioni legali al fondo stesso. Intanto come delegata alle Pari opportunità di Anci mi sono fatta promotrice di una lettera per sensibilizzare le amministrazioni a questa presa di posizione pubblica e aderire all’iniziativa. Un impegno che inseriremo anche nel documento che approveremo durante l’Assemblea nazionale di Anci, del prossimo 25 novembre, Giornata contro la violenza sulle donne».
Lei dice «il dissenso è un diritto. L’odio e la violenza non sono opinioni».
«Esattamente. Insulti come quelli che ho ricevuto io non sono mai accettabili».
Da sindaca incontra difficoltà per il suo essere donna?
«I commenti che noi donne in politica riceviamo dagli avversari o da persone che semplicemente sono in disaccordo con noi, non entrano quasi mai nel merito. È aberrante ma è così: si tratta per lo più di odio che assume la forma dell’insulto, non di critica politica. Per chi lavora con dedizione, rigore e competenza è desolante».
Quale appello lancia alle donne?
«Non sentitevi sole e non pensate mai che atteggiamenti violenti possano essere normalizzati: non fanno parte di un destino già scritto, c’è una classe politica femminile che si sta facendo spazio con fatica e che porterà avanti la battaglia contro la violenza di genere. Noi sindache donne ci siamo: siamo a disposizione per offrire a chi non ha supporto e strumenti di emancipazione».











