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Papa Leone XIV torna a farsi sentire sulla scena internazionale con due telefonate che, a distanza di pochi giorni, hanno riportato l’attenzione sulla crisi umanitaria di Oleshky, città martoriata nel Kherson. Dopo aver parlato con Putin, mentre era ancora ricoverato in ospedale, il Pontefice, nel pomeriggio del 19 ottobre, ha contattato Zelensky per chiedere una tregua che permetta l’arrivo di cibo e medicine.
La Santa Sede ha confermato che, dopo aver espresso al presidente russo Vladimir Putin, «viva preoccupazione» per la situazione a Oleshky e chiesto una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura dei civili, il Papa ha telefonato anche al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nel comunicato della Sala Stampa vaticana si legge che il Pontefice ha richiamato «la grave situazione nella città di Oleshky», facendo riferimento alla richiesta di tregua umanitaria già presentata a Putin, e ha auspicato «che la collaborazione di entrambe le parti possa consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile».
La città, sulla riva sinistra del Dnipro, conta circa duemila abitanti rimasti senza acqua, elettricità, medicine né ambulanze, con il ponte che la collegava a Kherson distrutto e le strade circostanti minate.
Il presidente ucraino ha augurato al Papa completa e rapida guarigione dopo l’intervento chirurgico e, scrive su X, lo ha ringraziato perché «anche in questo momento difficile per lui personalmente, Sua Santità ricorda l’Ucraina e prega per il nostro popolo». Riferendosi poi al colloquio ha precisato: «L’ho informato in dettaglio sulla situazione relativa all’escalation russa e ai continui attacchi della Russia contro le città e le comunità ucraine. Abbiamo anche discusso della catastrofe umanitaria a Oleshky, attualmente occupata. Stiamo lavorando per aiutare la nostra gente che si trova lì. Stiamo preparando delle decisioni. Sua Santità mi ha informato dei contatti avuti con la parte russa in merito a questa questione». E ancora Zelensky scrive che «abbiamo anche discusso di tutte le attuali sfide e minacce alla sicurezza, compresa la periodica mancanza di avvertimenti da parte dei nostri partner riguardo agli attacchi con missili balistici russi - cosa che è accaduta tre volte di recente. Ringrazio Sua Santità per il suo sostegno e per tutti i suoi sforzi volti a raggiungere una pace dignitosa».
Non è la prima volta che Leone XIV si confronta con il Presidente ucraino. Il primo contatto risale al 12 maggio 2025, appena quattro giorni dopo l’elezione al soglio pontificio, quando Zelensky lo invitò a Kyiv. Il primo incontro di persona è avvenuto il 18 maggio 2025, subito dopo la Messa di inizio pontificato in Piazza San Pietro, alla presenza anche della moglie Olena. Un secondo incontro si è tenuto il 9 luglio 2025 a Castel Gandolfo, con un confronto sulla possibilità di ospitare futuri negoziati di pace in Vaticano. Un terzo colloquio privato è seguito il 9 dicembre 2025, sempre nella residenza pontificia di Castel Gandolfo, durante il quale si è discusso anche della questione dei prigionieri di guerra e del ritorno dei bambini ucraini alle loro famiglie.
La preoccupazione di Leone XIV per la fame, soprattutto nelle zone di conflitto, è un tema ricorrente nel suo magistero. Nell’Angelus del 2 agosto 2026, commentando il miracolo della moltiplicazione dei pani, il Papa aveva denunciato l’ingordigia come «malattia dell’animo» che «ubriaca di ricchezze, al punto da dimenticare coloro che piangono per fame e gridano per sete», aggiungendo che «davanti all’opulenza delle cose che marciscono, stanno le mani tese di chi non ha mensa, le case bruciate di chi non ha pace» .
E nel suo ultimo Angelus prima del ricovero, Leone XIV aveva rivolto un pensiero esplicito all’Ucraina, ricordando che la guerra «continua a causare sofferenze anche ben oltre i suoi confini, soprattutto nei paesi più poveri, dove tante persone dipendono dalle importazioni di cereali». Da qui l’appello accorato alle parti in conflitto «affinché consentano il trasporto sicuro dei cereali nel Mar Nero», perché «il pane quotidiano di milioni di persone non può essere ostaggio della guerra».
Lo stesso principio è stato al centro del Messaggio per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2026, indirizzato al Direttore Generale della Fao, Qu Dongyu. Leone XIV scrive che «la fame non può essere considerata un’anomalia statistica, poiché è causata principalmente dalla mancanza di volontà politica e di solidarietà collettiva», e che «in un’epoca caratterizzata da un progresso tecnologico senza precedenti, è intollerabile che il pane sia considerato un privilegio e l’acqua una merce contesa». Il Papa chiede un «nuovo ordine alimentare globale» in cui l’innovazione tecnologica sia subordinata al rispetto della dignità umana, e sollecita di riconvertire le risorse investite nell’industria bellica verso la ricerca agricola sostenibile.
In un tempo in cui la guerra torna a minacciare il pane quotidiano di intere popolazioni, Leone XIV continua a insistere perché il cibo non sia considerato un’arma. E a pensare che nessuna tregua è troppo piccola se serve a far arrivare un sacco di farina a chi ha fame.





