L'intervento del Garante della privacy a sanzionare due programmi andati in onda sulle reti Mediaset, colpevoli di aver mostrato immagini del cadavere di Chiara Poggi, è ineccepibile ed esemplare.

Lo è per una serie di motivi che vanno oltre il punto di partenza, il reclamo presentato dalla famiglia della vittima, vittima di un omicidio e in questo anche di una violazione della sua dignità. Oltre a riconoscere questa violazione, il garante interviene su un tema a mio avviso fondamentale, quello dell'essenzialità dell'informazione. Le immagini della giovane riversa sulle scale, le chiazze di sangue e i lividi su una gamba non presentano alcuna utilità per far comprendere meglio al destinatario il contenuto proposto.

È un tema che mi sta molto a cuore, quello che definisco valore informativo e che mi è capitato spesso di trattare sia quando tenevo le lezioni di giornalismo televisivo sia nel corso di dibattiti pubblici. Ricordo per esempio che ne parlai con gli studenti molti anni fa quando il programma preserale di Rai uno aprì un collegamento per mostrare in diretta il ritrovamento dei cadaveri dei fratellini Brigida. Si sapeva già con certezza che cosa si sarebbe trovato in seguito a quegli scavi, mostrarlo in diretta non aggiungeva nulla sul piano informativo, non aveva alcun valore, era solo un macabro spettacolo.

È quanto accade ai due programmi sanzionati dal Garante: quelle immagini del corpo di Chiara Poggi, quei particolari così in evidenza, non aggiungono né chiariscono nulla, la loro esibizione sembra appartenere, più che a un'istanza informativa, a una dimensione pornografica.

Ma le motivazioni della deliberazione dell'Authority toccano anche un altro punto. Il caso delle immagini indebitamente mostrate da Carta Bianca e da Le Iene è inquadrato in un processo generale di degrado del del diritto e dovere di cronaca «verso una continua e morbosa spettacolarizzazione».

Si tratta di un fenomeno che, nel caso del delitto di Garlasco ha toccato abissi inusitati, ma che, come accennavo poco sopra, ha origini lontane, radici ormai molto profonde, un'escalation fatta di giustificazioni inaccettabili ma tollerate, una sorta di “così fan tutte” e nessuno si può sottrarre, nemmeno in nome del servizio pubblico. Una deriva alla quale neppure un intervento chiaro e preciso come questo del Garante potrà mai porre argine.