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Da qualche mese sul mio cellulare arrivano con una certa frequenza messaggi che mi chiedono di pagare un pedaggio autostradale mai effettuato oppure mi avvisano di presunti tentativi di pagamento con la mia carta Nexi.
I primi arrivano a nome di Pedemontana o A36 e mi informano che risulta un pedaggio non pagato di 6,95 euro. Per regolarizzare la posizione mi invitano a cliccare su un link, con l'avvertimento di provvedere entro 24 ore per evitare ulteriori sanzioni. Il testo è piuttosto credibile, anche perché il mittente sembra essere proprio la società autostradale e gli indirizzi dei siti richiamano il suo nome.
Gli altri, invece, si presentano come comunicazioni di Nexi e mi avvisano di un presunto tentativo di pagamento con la mia carta. Gli importi cambiano di volta in volta: 990 euro, 1.490 euro, 1.392,60 euro e 648,40 euro. In tutti i casi vengo invitata a contattare un numero telefonico se non riconosco l'operazione, per impedirne l'esecuzione. Ogni messaggio arriva da un numero di cellulare diverso e indica un altro numero da chiamare per bloccare il presunto pagamento.
Di fronte ai messaggi sul pedaggio autostradale non ho mai avuto particolari dubbi. Non avendo utilizzato l'automobile né percorso alcuna autostrada, sapevo che quella richiesta di pagamento non poteva essere autentica. Con Nexi, invece, le prime volte ammetto di aver avuto qualche esitazione. Una carta di quel circuito ce l'ho davvero e, anche se sapevo di non avere a disposizione la cifra indicata, mi sono chiesta se qualcuno stesse effettivamente cercando di utilizzarla senza il mio consenso. Non temevo tanto che mi avessero già sottratto del denaro, quanto che stessero tentando di farlo.
Per prudenza, prima di chiamare il numero indicato, ho preferito cercare informazioni online. Ho trovato diverse segnalazioni di messaggi praticamente identici a quelli che avevo ricevuto e ho scoperto che si trattava di una truffa ormai nota, che sfrutta il nome di Nexi per convincere le persone a contattare falsi operatori del servizio clienti.
Da allora gli SMS hanno continuato ad arrivare, a volte a distanza di settimane, altre di pochi giorni. Soltanto questa mattina ne ho ricevuti tre a nome di Nexi nel giro di poco più di tre ore. Non ho mai cliccato sui link né chiamato i numeri indicati, ma mi sono chiesta quante persone, trovandosi davanti a messaggi simili, possano scambiarli per comunicazioni autentiche. Soprattutto quando riguardano una carta che possiedono davvero o un'autostrada che hanno effettivamente percorso.
LA TRUFFA DEL FALSO PAGAMENTO NEXI
Quella che ho rischiato di subire è una truffa conosciuta come smishing, una variante del phishing che utilizza gli SMS per ingannare le vittime e sottrarre dati personali o denaro. Nel caso dei falsi messaggi Nexi, l'obiettivo è convincere chi li riceve che sia in corso un pagamento non autorizzato e che, per bloccarlo, sia necessario chiamare immediatamente il numero indicato.
Ma è proprio quella telefonata a rappresentare il passaggio più pericoloso. Dall'altra parte della linea non risponde un operatore Nexi, bensì un truffatore che può cercare di ottenere informazioni bancarie, credenziali di accesso o codici di sicurezza. In altri casi può convincere la persona a effettuare operazioni con il proprio conto, presentandole come necessarie per mettere al sicuro il denaro. Anche Altroconsumo ha messo in guardia i consumatori da questa truffa, spiegando i rischi legati ai falsi avvisi Nexi e ai numeri di telefono indicati negli SMS.
A rendere efficace il raggiro è soprattutto la fretta. Il messaggio non invita semplicemente a verificare un movimento sospetto, ma lascia intendere che sia necessario intervenire subito per evitare un addebito. E chi teme che qualcuno stia utilizzando la propria carta potrebbe essere portato a chiamare senza controllare prima se quel numero appartenga davvero alla società.
LA FALSA RICHIESTA DI PAGAMENTO DEL PEDAGGIO AUTOSTRADALE
Diverso è il meccanismo della truffa che sfrutta il nome di Autostrada Pedemontana Lombarda. In questo caso i truffatori non chiedono di telefonare, ma invitano a cliccare su un link per saldare un presunto pedaggio non pagato. Il collegamento rimanda a un sito contraffatto, che riproduce quello della società autostradale e invita a inserire i dati della carta per completare il pagamento. Il rischio, quindi, non è soltanto perdere i pochi euro richiesti, ma consegnare ai truffatori informazioni bancarie che potrebbero essere utilizzate per operazioni fraudolente.
A mettere in guardia gli automobilisti è stata la stessa Autostrada Pedemontana Lombarda, che nell'agosto 2026 ha pubblicato un avviso sulla circolazione di false richieste di pagamento attraverso SMS, email e WhatsApp. I messaggi possono utilizzare il nome e il logo della società per sembrare autentici, ma i collegamenti contenuti al loro interno rimandano a siti non ufficiali.
Pedemontana ha inoltre precisato che non richiede il pagamento dei pedaggi attraverso link inviati via SMS o email. Chi vuole verificare eventuali somme dovute deve quindi utilizzare esclusivamente i canali ufficiali della società, senza aprire i link ricevuti nei messaggi sospetti.
LE ALTRE TRUFFE CHE ARRIVANO SUL CELLULARE
Nexi e Pedemontana non sono gli unici nomi sfruttati dai truffatori. Messaggi fraudolenti arrivano anche a nome di corrieri, enti pubblici e servizi che utilizziamo quotidianamente, con richieste di pagamento, avvisi urgenti o promesse di rimborsi.
Tra i raggiri più diffusi ci sono quelli legati alle consegne dei pacchi. Il messaggio, apparentemente inviato da un corriere, segnala un problema con la spedizione, un indirizzo incompleto o una consegna non riuscita. Per ricevere il pacco viene chiesto di accedere a un sito e, talvolta, di pagare una piccola somma. Il collegamento conduce però a una pagina falsa, dove i truffatori cercano di ottenere dati personali e informazioni della carta di pagamento.
Un altro caso riguarda le false multe e le comunicazioni che sfruttano il nome di pagoPA. Gli SMS avvisano di una contravvenzione da saldare, spesso con l'avvertimento che l'importo aumenterà se non si paga entro poche ore. Anche in questo caso l'obiettivo è spingere il destinatario a utilizzare un collegamento che rimanda a un sito contraffatto.
Ci sono poi i messaggi che sfruttano il nome dell'INPS, promettendo rimborsi o chiedendo di aggiornare i propri dati per non perdere prestazioni e benefici. Sono tutte tipologie di campagne fraudolente segnalate nel tempo anche dal CERT-AGID, la struttura dell'Agenzia per l'Italia Digitale che monitora le minacce informatiche.
Su WhatsApp, invece, una delle truffe più conosciute è quella del figlio che avrebbe cambiato numero di telefono. Il messaggio arriva da un contatto sconosciuto e comincia spesso con una frase come «Ciao mamma, questo è il mio nuovo numero». Dopo aver conquistato la fiducia del destinatario, il falso familiare racconta di avere un problema urgente e chiede un bonifico o un altro trasferimento di denaro.
In tutti questi casi, riconoscere una comunicazione falsa non è sempre immediato. I messaggi possono arrivare proprio quando si aspetta un pacco, si è effettuato un pagamento o si attende una comunicazione da un ente pubblico. Come capire, allora, se si tratta di una truffa?
COME RICONOSCERE UN SMS TRUFFA E COSA FARE
Il primo consiglio è non fidarsi automaticamente del nome che compare come mittente. I truffatori possono utilizzare tecniche che fanno apparire un messaggio come proveniente da un'azienda o da un ente conosciuto. Anche un SMS che sembra arrivare dalla propria banca, quindi, potrebbe essere falso.
Un altro campanello d'allarme è la richiesta di agire con urgenza: pagare entro poche ore, chiamare immediatamente un numero per bloccare un'operazione, aggiornare i propri dati per evitare la sospensione di un servizio. È importante prestare attenzione anche agli indirizzi dei siti, che possono assomigliare a quelli ufficiali pur essendo diversi.
La regola più importante è verificare sempre attraverso canali indipendenti dal messaggio ricevuto. Se l'SMS riguarda un pagamento con la carta, bisogna controllare l'app della banca o contattare il servizio clienti utilizzando i recapiti ufficiali, non quelli indicati nel testo. Lo stesso vale per pedaggi, multe, consegne e comunicazioni della Pubblica amministrazione: meglio accedere direttamente al sito o all'app del servizio interessato.
Come ricordano anche Nexi e Altroconsumo nelle loro indicazioni contro le frodi, non bisogna mai comunicare password, PIN, credenziali bancarie o codici temporanei di autorizzazione a chi telefona presentandosi come un operatore. Né effettuare bonifici verso presunti conti sicuri su richiesta di qualcuno che sostiene di voler proteggere il nostro denaro.
Ma cosa fare se si è già cliccato sul link o si sono forniti dei dati? Aprire una pagina sospetta non significa necessariamente aver subito un furto, ma se sono state inserite informazioni della carta o credenziali bancarie bisogna contattare immediatamente la banca, segnalare l'accaduto e chiedere il blocco degli strumenti di pagamento eventualmente compromessi. È inoltre opportuno modificare le password esposte e controllare i movimenti del conto. Se sono stati autorizzati pagamenti o bonifici, occorre avvisare subito l'istituto bancario per verificare se sia possibile bloccare o recuperare le somme.
È importante anche conservare gli SMS, i numeri di telefono, gli indirizzi dei siti e le eventuali ricevute dei pagamenti, che possono essere utili in caso di denuncia alla Polizia Postale o alle altre forze dell'ordine. Quanto ai messaggi sospetti che non hanno avuto seguito, si possono bloccare i mittenti e segnalarli come spam, evitando di rispondere o di utilizzare i collegamenti contenuti al loro interno.
Nel mio caso è bastata una ricerca online per scoprire che quei messaggi erano falsi. Ma se i primi SMS di Nexi mi hanno fatto venire qualche dubbio, non posso escludere che un altro messaggio, magari più convincente, avrebbe potuto ingannare anche me.






