L'infermiera di Piombino e «quel potere di vita e di morte»
La psichiatra Federica Mormando analizza il caso di Fausta Bonino, arrestata con l’accusa di aver ucciso tredici pazienti attraverso iniezioni di eparina. «Alla base di questi gesti», spiega l’esperta, «può esserci la consapevolezza di avere nelle mani un meraviglioso potere, quello di spegnere una vita. Il potere di vita e morte, quello del tiranno»
Nel caso di Fausta Bonino, l’infermiera professionale di 55 anni arrestata a Piombino con l’accusa di aver ucciso tredici pazienti affidati alle sue cure, la domanda dei familiari delle vittime e della gente comune coincide in gran parte con quella degli inquirenti: perché uccidere tredici persone apparentemente scelte a caso in un arco di tempo ampio di oltre un anno? Perché questa serialità omicida inquietante? E perché scegliere per loro una morte così agghiacciante, somministrando dosi di eparina in quantità tale da provocare terribili emorragie interne, come ipotizza la Procura di Livorno che ha condotto le indagini insieme ai carabinieri del Nas? E com’è possibile conciliare all’esterno quella vita apparentemente perfetta di moglie, madre, lavoratrice indefessa e ammirata dai superiori e dai colleghi di lavoro, con il macigno di tredici morti sulla coscienza? Nessuno di loro, è emerso dall’indagine, era malato terminale, non avevano patologie esiziali ma malattie frequenti, a volte acciacchi di età, anche importanti, che la medicina può curare: fratture di femore, insufficienze cardiorespiratorie, polmoniti e cose simili.
In sostanza, ecco il rovello, cosa passa nella mente dei cosiddetti “angeli della morte” che uccidono coloro che per dovere professionale dovrebbero invece curare? «Cosa passi davvero per la testa di una che fa fuori tredici anziani ovviamente non si può sapere né immaginare», spiega Federica Mormando, psichiatra e psicoterapeuta. «Alla base di questi gesti può esserci la consapevolezza di avere nelle mani un meraviglioso potere, quello di spegnere una vita. Il potere di vita e morte, quello del tiranno», continua l’esperta.
In molti casi simili chi viene accusato di questi omicidi offre anche giustificazione. «Questa donna», ragiona Mormando, «potrà anche inventarsi di essere un dio buono: mettere fine a vite di persone anziane che soffrono. Può sentirsi di aver fatto il massimo del bene! Il tutto ammantato dell'altro potere: il segreto. E silenziosamente, lei sola sa. Più forte dei medici, che si credono così superiori, più forte dei parenti, più forte del mondo! Si tratta di un potere che non si spegne, continua e si rinnova, a suo piacimento. Un potere infinito e senza fine. Ecco. Una persona pericolosissima, come potrà rinunciare a tanta esaltazione di sé?».