Un coro di bambini accoglie con il motto del viaggio “pourque le monde ait la vie, perché il mondo abbia la vita, accoglie papa Leone XIV appena atterrato all’aeroporto De Gaulle. Una suora gli mostra la maglietta del Football club “Jesus” nel quale lo invita a giocare con il numero 14. Poi di corsa all’Eliseo. Per parlare, per la seconda volta faccia a faccia con il presidente Emmanuel Macron. Quando si erano incontrati a Roma per la prima volta, il 10 aprile del 2026, il colloquio si era, inusualmente, protratto per circa un’ora. Al termine il presidente francese aveva scritto su X un messaggio condiviso con il Pontefice: «Di fronte alle fratture del mondo, l’azione per la pace è un dovere e una urgenza. La Francia lavorerà sempre per il dialogo, la giustizia e la fratellanza tra i popoli»:

Ed è a questa fratellanza e a questa giustizia che il Pontefice fa subito riferimento nel primo discorso che pronuncia nel corso del suo viaggio in Francia. Un discorso programmatico, che dà il senso profondo della sua visita in una terra dove si sono affermati, prima che altrove, i diritti umani. Al Palazzo dell’Eliseo, davanti alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico, il Pontefice intreccia, nel suo discorso, gratitudine, memoria storica, appello etico e visione politica. Al centro, la persona umana, la sua dignità, la necessità di non perdere l’umanità nell’epoca dell’intelligenza artificiale sottolineando che «tutti coloro che abitano questo Paese» formano, insieme, «un popolo in cui la diversità delle origini contribuisce a vivificare e arricchire la convivenza e la vita democratica».
Sottolinea le sue origini familiari normanne e bearnesi. E ricorda che Parigi è nota come la Ville lumière, la città dei lumi, faro culturale, artistico e spirituale non solo per l’Europa ma per il mondo. Scienze, arti, letteratura e filosofia possono servire il bene dell’umanità quando orientate al bello, al bene e al vero.
Dedica un passaggio a Notre-Dame, dove sarà nel pomeriggio. E spiega che il restauro della cattedrale, a cui hanno partecipato istituzioni pubbliche e private, artigiani e professionisti, non è solo un’impresa tecnica, ma il simbolo di una speranza ritrovata: ciò che sembrava distrutto può rinascere grazie alla collaborazione di tutti. La riapertura al culto e ai visitatori diventa un invito per «la politica, la società e la religione a operare incessantemente in uno spirito di unità».

Ripercorre le radici cristiane della Francia, dai tempi di sant’Ireneo e del battesimo di Clodoveo e sottolinea che l’anima del Paese ha attinto al cristianesimo un genio spirituale, culturale, intellettuale e missionario. L’umanesimo del XVI secolo, il Grand Siècle, l’Illuminismo e le conquiste sui diritti umani, inclusa la libertà religiosa, nascono da questa attenzione alla dignità della persona. «La Francia portò al mondo vere e proprie conquiste», insiste, «tra queste il riconoscimento dei diritti dell’uomo insiti nella natura della persona umana». E allora “Libertà, uguaglianza e fraternità”, le parole del motto nazionale, non sono semplici epiteti incisi sui frontoni degli edifici pubblici, ma esigenze etiche universali che trovano nel Vangelo una fonte inesauribile.
Cita la sua enciclica Magnifica humanitas, ricordando che lo sviluppo tecnologico ha migliorato le condizioni di vita, ma ha anche mostrato un volto ambiguo. Quando scienza e tecnologia non sono guidate dalla coscienza, possono allontanare dal vero bene.

A questo proposito ricorda che La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, proclamata in questa città di Parigi – e nella cui elaborazione il giurista francese e premio Nobel per la pace René Cassin svolse un ruolo di primo piano – ha avuto lo scopo di creare una coscienza generale della dignità inalienabile della persona umana». o stesso Giovanni Paolo II considerava questo documento «una vera pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanità» e, spiega Leone, «era consapevole che “ogni minaccia ai diritti umani, sia nell’ambito dei beni materiali che in quello dei beni spirituali, è ugualmente pericolosa per la pace, perché riguarda sempre l’uomo nella sua integralità”».

Il rispetto della vita umana, continua il Pontefice, «si pone in ogni epoca e deve accompagnare l’evoluzione della società e il progresso tecnico».

Cita Georges Bernanos e il suo “Paradiso delle Macchine” per mettere in guardia: per non perdere la nostra umanità, è urgente formare le menti a un discernimento etico. La società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze e promuove il dialogo.
In un Paese fortemente laico, ma dove il Papa è stato accolto da folle sulla strada che si accalcavano per salutarlo, ha ribadito che la vera laicità non esclude la dimensione religiosa dalla sfera pubblica o dall’istruzione. Al contrario, Stato e istituzioni religiose sono chiamati a dialogare e collaborare per il bene comune. Il cristiano impegnato in politica non è un proselito né una minaccia all’unità nazionale. E, in questo senso, la scuola cattolica è una risorsa educativa, basti pensare a tutte le scuole sovvenzionate nel Medio Oriente, in particolare in Libano e a Gerusalemme, oltre che a quelle che operano sul territorio francese e contribuiscono all’edificazione della società. Il dialogo tra Santa Sede, Chiesa in Francia e Governo francese, anche quando le posizioni restano distanti come nel caso del fine vita sul quale la Repubblica ha appena varata una legge che contempla l’eutanasia, resta comunque la via da percorrere. Perché la vita umana va difesa sempre «con coraggio e compassione».

Ricordando l’impegno caritativo della Chiesa francese, da san Vincenzo de’ Paoli alle istituzioni che accompagnano i fragili, Leone sottolinea proprio che la tutela del diritto alla vita è fondamento imprescindibile di ogni altro diritto. Mette in guardia dalle derive che trasformano scienza e tecnologia in imprese lucrative: manipolazioni genetiche, maternità surrogata, acquisto di organi, offerta di una morte programmata. Serve una conversione dell’intelletto e del cuore e un impegno reale verso i fratelli.

Infine, l’appello alla pace. In un mondo scosso da guerre e crisi, la Francia ha la vocazione di restare artefice instancabile di pace e multilateralismo, soprattutto in Europa.

Fa appello a fermare «la corsa agli armamenti » in un mondo nel quale «si sta diffondendo sempre più la convinzione, errata, che il possesso di armi nucleari costituisca una garanzia di sicurezza, alimentando una nuova corsa agli armamenti difficilmente controllabile. In realtà la pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia». Per questo esorta i governanti a non rassegnarsi «mai alla prospettiva di una guerra considerandola “inevitabile”, ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia al fine di preservare società pacifiche, rispettose e della dignità e dei diritti della persona e dei popoli» Richiama la Francia, come già aveva fatto con la Spagna, a «rimanere un instancabile artefice di pace e del multilateralismo, in particolare all’interno della nostra cara Europa». E rimanda ancora al motto nazionale auspicando che «la vostra libertà cresca incessantemente nell’impegno per il bene comune», che «la vostra fraternità abbraccia l’intera umanità» che «la vostra uguaglianza a cui aspirate si fondi sempre sui fondamenti della giustizia e della carità, senza eliminare le differenze tra le persone, ma facendole fruttificare armoniosamente a beneficio di tutta la società».