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Il fiume di profughi non si ferma e la macchina delle Regioni sta partendo in queste ore per fronteggiare un esodo mai così veloce negli ultimi 80 anni. Già entro la fine del week-end potrebbe arrivare a 1,5 milioni - secondo l'Onu - il numero di rifugiati in fuga dalla guerra in Ucraina mentre dall'inizio del conflitto sono 11mila le persone ospitate in Italia, per ora al ritmo di circa 2.300 persone al giorno. Numeri che potrebbero essere gradualmente destinati a salire.
«Questa è la crisi dei rifugiati più rapida che abbiamo visto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale», spiega Filippo Grandi, Alto Commissario dell'UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite. I governatori, nuovi commissari delegati per la nuova emergenza, stanno facendo partire in queste ore i piani regionali.
Un’emergenza nell’emergenza è quella che riguarda i minori: «In un settimana siamo arrivati già a un milione e mezzo di profughi dall'Ucraina: la metà di questi, 700-800 mila, sono bambini e bambine. E soprattutto noi registriamo un numero enorme di bambini e bambine non accompagnati. Siamo molto preoccupati», ha detto il portavoce dell'Unicef Andrea Iacomini, «noi sui confini di Polonia, Slovacchia, Ungheria stiamo cercando di fare il possibile per registrarli, per ricongiungerli eventualmente ai parenti, stiamo spiegando che non possono essere presi e portati via con tanta facilità malgrado le frontiere siano aperte, perché vanno protetti. Sono tantissimi e si rischia di cadere in violenze, in traffico d'organi e traffico di esseri umani». Iacomini ricorda anche il dramma delle donne in fuga: «Ci stiamo avvicinando all'8 marzo e abbiamo registrato che ci sono tante ragazze e tante donne che camminano da sole, in fuga da sole dall'Ucraina. Queste sono le prime vittime: ci arrivano notizie di violenze di ogni genere, anche di violenze sessuali. Bisogna proteggerle, grazie anche alle nostre strutture messe in piedi con l'UNHCR e dare assistenza lungo tutto il percorso, ed è quello che stiamo cercando di fare».
Intanto, in Italia si sta mettendo a punto la complessa macchina dell'accoglienza. Nel Lazio, Nicola Zingaretti spiega che la Protezione civile è pronta ad attivare un piano di accoglienza da 10mila posti, mentre la Calabria stanzia fondi affinché si possano ospitare gli ucraini in quei borghi che stanno scomparendo, ripopolando paesini di poche migliaia di abitanti con la presenza dei profughi: «Quattro milioni di euro saranno destinati alla “rifunzionalizzazione” delle abitazioni», annuncia il presidente Roberto Occhiuto. In Sardegna, come in altri territori, saranno messi a disposizione gli ex covid-hotel. In Prefettura a Roma sarà istituito un help desk dedicato per segnalazioni su arrivi e informazioni su regolarizzazione, accoglienza e servizi.
Tutto il Terzo settore e la Caritas Italiana sono già attivi da giorni sul fronte degli aiuti umanitari nelle zone colpite e non solo, con tonnellate di farmaci, vestiti e altri beni di prima necessità. Nelle ultime ore da Firenze in direzione Varsavia sono partiti - attraverso la rete della Confederazione delle Misericordie - tre autotreni carichi di generi alimentari: 70 pallet di merce. Da Roma un autoarticolato lungo circa 20 metri è già in viaggio con un carico di aiuti, dove ogni pacco è contrassegnato in doppia lingua, italiano e ucraino.
Quest’operazione è nata dall'appello dell'Associazione Romeni in Italia e Salvamamme che, grazie alla sua rete, ha coinvolto centinaia di volontari e che ha permesso di inviare 1.300 scatoloni. A Savona, a causa delle tante donazioni, al momento «non si raccoglie più niente, sono necessari tir per portare via quello che c'è», spiegano i volontari del Sacro Cuore.
La Protezione civile nazionale ha già inviato in Polonia duecento tende per mille posti letto mentre continuano ad essere stoccati nei poli di Avezzano e Palmanova, in attesa di partire, attrezzature elettromedicali, medicinali e mezzi sanitari. Il Governo sta ora cercando di coordinare le realtà associative del volontariato, dell'assistenza, della cooperazione sia nazionale sia internazionale. «Abbiamo fatto il censimento delle iniziative in atto e di quelle future per affrontare prevalentemente due questioni: che cosa fare in Italia per mettere a punto un sistema di accoglienza che avrà profili straordinari rispetto a ciò che abbiamo visto in passato, e cosa fare per aiutare le popolazioni in Ucraina che resistono a una invasione. Si tratta - spiega il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Andrea Orlando - di due filoni che vanno tenuti insieme».
Sul piano degli arrivi, il Viminale segnala che sono 11.323 i cittadini ucraini entrati in Italia finora dall'inizio del conflitto, principalmente attraverso la frontiera terrestre al confine italo-sloveno (dove sono stati registrati 6.867 ingressi): 5.620 donne, 1.198 uomini e 4.505 minori. In 24 ore i nuovi ingressi sono stati circa 2.265.
Le principali destinazioni - principalmente case di familiari e conoscenti già nel nostro Paese - sono Roma, Milano, Napoli e Bologna. In quest'ultima città il sindaco, Matteo Lepore, segnala un aumento costante, con file fuori dai posti di polizia. «Non abbiamo “invisibili” - dice - ma le persone si stanno palesando in maniera forte. Il Governo deve essere più veloce nel far attuare le decisioni che ha preso». Anche a Napoli «nei prossimi giorni si dovrà affrontare un impatto molto importante», aggiunge il sindaco partenopeo, Gaetano Manfredi. A Rimini, invece, il titolare di un hotel che ha messo a disposizione gratuitamente 63 camere, ne ha già la metà occupate.
L'impegno dell'Ue
A fare il punto sui numeri dell’emergenza umanitaria, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in conferensta stampa sabato a Madrid: «Il numero dei rifugiati» dall'Ucraina, ha detto, «supera già 1,2 milioni e probabilmente aumenterà più volte nei giorni e nelle settimane a venire. Si tratta di donne, uomini e bambini innocenti che scappano dalla guerra spietata e brutale di Putin e hanno bisogno della nostra assistenza immediata». La presidente ha indicato che tutti i Paesi membri stanno mostrando «un grande cuore» e ha lodato «i Paesi in prima linea come Polonia, Romania, Slovacchia, Ungheria, ma anche la Moldavia, per la loro straordinaria solidarietà». L'Ue, ha ricordato, sta fornendo una prima tranche di 500 milioni di euro per aiutare i rifugiati e questa settimana, trovando l'accordo per attivare la direttiva sulla protezione temporanea, ha fatto sì che «i rifugiati ucraini ottengano immediatamente i diritti di soggiorno nell'Ue per almeno un anno». «I rifugiati dall'Ucraina meritano la nostra solidarietà e il nostro sostegno, così come i Paesi che li accolgono».




