(Nella foto: monsignor Giancarlo Bregantini)

Sul fronte del  contrasto alle povertà vecchie e nuove, vale la pena di segnalare una certa convergenza sulle ipotesi  che stanno emergendo  in sede di dibattito politico e nazionale. Anche perché nonostante sia in atto la ripresa economica è impensabile che si torni agli stessi livelli di occupazione occupazione pre-crisi. Ci sono dunque delle persone che un posto di lavoro non lo ritroveranno nonostante l'aumento del Pil e che hanno bisogno di un reddito. Queste ipotesi dovrebbero trovare una sintesi nei provvedimenti allo studio del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che ha annunciato proprio dalle pagine di Famiglia Cristiana un piano “ad hoc” del  Governo, in collaborazione con il Terzo settore e il mondo dell’associazionismo. Vale la pena anche di riprendere le parole di monsignor Giancarlo Bregantini, vescovo di Campobasso e presidente uscente della commissione della Cei per i problemi sociali e il lavoro, pronunciate in un’audizione al Senato.

Bregantini ha invitato i legislatori a combattere la disoccupazione, ma senza ricorrere a provvedimenti assistenziali. Con i sussidi e i bonus forse si prendono voti, ma non si combatte la condizione esistenziale della povertà. Mai gli aiuti, ha spiegato Bregantini, “debbono essere dati con le finalità di non far niente”. Una tesi condivisa non solo dal ministro ma anche dagli stessi Cinque Stelle, che propongono un reddito di cittadinanza (proposta vista con attenzione anche da Libera di don Ciotti) per milioni di cittadini italiani che vivono in condizioni di povertà, ma con clausole ben precise, tra cui l’avvio di corsi di formazione, il vincolo dell'accettazione di un lavoro offerto dai centri per l'impiego e tutta una serie di attività socialmente utili.

Ma quella che trova maggiore eco nella visione governativa di Poletti – almeno nelle dichiarazioni -  sembra essere la proposta di Reddito di inclusione sociale, formulata dall’Alleanza contro la povertà. Ne fanno parte, tra le altre, Acli, Caritas, Cgil, Cisl e Uil, Azione cattolica, Confcooperative e Terzo settore. Una proposta a beneficio di almeno sei milioni di persone che vivono in condizioni di indigenza.  Consiste in un'integrazione pari alla differenza tra il reddito percepito e la soglia Istat della povertà assoluta (variabile in base alla macro-area di appartenenza, Nord, Centro e Sud). Ma oltre all'integrazione i destinatari ricevono anche servizi finalizzati al loro inserimento sociale e alla ricerca di un nuovo posto di lavoro. Inoltre devono essere disponibili alle proposte di lavoro offerte dai Centri per l’impiego (che verranno riorganizzati secondo le intenzioni del ministro). Ora si attende che le proposte si trasformino in iniziative legislative e provvedimenti. Giova assistere a un’unità di intenti. Il problema, come è noto, è quello di reperire (o meglio di redistribuire) le (poche) risorse finanziarie a disposizione.