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C’è una domanda crescente che riguarda i G7 almeno a partire dagli anni ’90: a che cosa servono i G7? La domanda si pone anche per l’ultimo summit di Taormina, soprattuto di fronte alle immagini dell’impressionante spiegamento di forze per difendere i sette potenti della Terra convenuti nella perla della Sicilia orientale.
Davvero lo sforzo organizzativo (55 milioni di euro escluse le spese per la sicurezza) vale la candela? Non si tratta di una formula ormai inadeguata e anacronistica? O addirittura di sortire l'effetto opposto: mostrare un bel club di uomini ricchie potenti felici di ostentare l'egemonia occidentale?
Le riunioni dei Sette Grandi dell’Occidente (Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Giappone, Francia, Germania, Italia) nascono negli anni Settanta per affrontare a livello informale le sfide epocali che hanno davanti. Recentemente la liberalizzazione dei mercati e la complessità della globalizzazione hanno spinto i partner del G7 a promuovere il dialogo con i Paesi in via di sviluppo. Ma si ripete ormai a ogni summit che quel tavolo è ormai poco rappresentativo dei problemi del mondo: i convitati di pietra sono sempre di più. La Russia, prima di tutto: come è possibile parlare di sicurezza, ripresa economica, commercio internazionale, sicurezza, flussi migratori senza Putin? Per non parlare delle potenze emergenti Cina e India. E infatti è ormai noto che il vero summit internazionale, quello che può veramente cambiare le cose, è il G20.
Il G7 è rimasto una colossale vetrina senza particolari esiti, dentro un quadro di incontri informali al massimo livello. Una bella passerella con le bellezze paesaggistiche di Taormina che serve al Paese ospitante per far vedere che ha funzionato alla perfezione, una sorta di Expo dell’ostentazione del potere, con qualche visibile risultato sul piano degli investimenti infrastrutturali (strade, edifici, comunicazioni etc:). Alla fine l’esito più importante, al netto della lunga carrellata di dichiarazioni di intenti (la libertà di commercio, il dialogo con l’Africa, la sconfitta del terrorismo, la fiducia nell’economia, la creazione di nuovi posti dilavoro) - rischiano di rimanere le varie foto opportunity: quella dei premier in posa ufficiale, senza giacca, senza cravatta, la cronaca rosa sugli abiti delle first ladies in gita turistica sull’Etna e via dicendo. Una grande ostentazione del potere fine a sé stesso per la modica cifra di 55 milioni di euro a carico dei contribuenti.




