PHOTO
"Tribute in Light" illumina lo skyline di Lower Manhattan in vista del 25° anniversario degli attentati dell'11 settembre 2001 al World Trade Center; la scena è ripresa dal Brooklyn Bridge Park a Brooklyn.
Se ci pensate sono davvero poche le date che segnano uno spartiacque tra un prima e un dopo per l’umanità: eventi che sono rimasti impressi nella nostra memoria in maniera tanto vivida quanto potente fino a portarci a ricordare dove eravamo quel dato giorno e cosa stavamo facendo.
Tra questi, c’è senz’altro l’11 settembre del 2001. Era un martedì quel giorno. A New York c’era bel tempo, come anche in Italia. La Grande Mela cominciava a darsi da fare con il suo solito ritmo frenetico, qualcuno doveva ancora uscire di casa. Ma alle 8:46 uno schianto potente colpì la Torre nord del World Trade Center.
Immaginabile il trambusto e la paura. A seguire, alle 9:03 si sentì un secondo schianto dalle parti della Torre sud. Si trattava di due aerei di linea – due enormi Boeing – che si abbatterono sulle Torri simbolo della Città che non dorme mai. Aerei dirottati da terroristi islamici che volevano colpire (e colpirono!) un simbolo del mondo occidentale.
Alla fine, quando tutto si era compiuto, si venne a sapere che gli aerei dirottati erano quattro, diciannove i terroristi che avevano partecipato a quegli attentati, con il risultato di quasi tremila vittime. Quel giorno c’ero anche io davanti alla televisione, scioccata dalle immagini in diretta mondiale.
Nessuno di noi riusciva a credere al dramma che si stava consumando, come se si trattasse di un film dell’orrore. Il mondo cambiò davvero in quei momenti. Come cambiò irrimediabilmente la vita delle tante persone coinvolte. Padri, madri, fratelli, mariti, mogli, usciti per andare a lavorare, non tornarono più nelle loro case.


Un vigile del fuoco sistema la fotografia di un soccorritore che ha perso la vita negli attentati dell'11 settembre durante la cerimonia commemorativa del Dipartimento dei Vigili del Fuoco di New York (FDNY), in vista del 25° anniversario degli attacchi al World Trade Center dell'11 settembre 2001, nel distretto di Staten Island a New York.
(REUTERS)Gli attentati dell’11 settembre 2001 erano destinati a trasformare il nostro modo di guardare al presente e al futuro. Ma anche al passato, a ben vedere, con altri occhi. Ora la paura faceva parte di un lessico universale. Nessuno da quel giorno si sarebbe sentito più al sicuro ovunque si trovasse. E a venticinque anni di distanza, purtroppo l’esperienza degli attacchi suicidi continua a ripetersi drammaticamente.
Fu uno scossone forte, sì, che ci rese però anche più umani e vulnerabili. Forse, se proprio qualcosa di buono dobbiamo tirare fuori da questa storia – anzi, tragedia – è stata la sua capacità di scuotere le nostre coscienze. E di averci fatto capire che davanti a certi eventi è inevitabile sentirsi tutti fratelli. Quel maledetto giorno ci obbligò insomma a riappropriarci di alcuni valori smarriti dalla grande abbuffata di superficialità imperante.
Ne seguirono mesi, anni, di grandi prove di solidarietà e impegno. Una vera svolta nella storia del mondo occidentale. Quella data, ahimè, ha inaugurato l’ingresso forzato del terrorismo di Al Quaeda nelle nostre vite – anche se il terrorismo islamico, composto da individui disposti a morire pur di punire loro simili ritenuti “infedeli”, esisteva già prima, ma in quell’occasione – e capimmo che sarebbero cambiati molti equilibri e che eravamo enormemente vulnerabili davanti a pochi fanatici addestrati all’odio.
Tuttavia, è stato l’amore a permetterci di superare i tanti traumi scaturiti, e ancora l’amore a consentire al mondo intero la risalita. Con l’odio non si va mai da nessuna parte.






