I confini est dell’Europa si riscoprono più fragili, dopo l’attacco di Mosca al treno passeggeri sulla tratta Kyiv-Varsavia, colpito alla locomotiva due giorni fa da un drone russo a due chilometri dal confine con la Polonia, nei pressi di Yahodyn. «L’escalation delle azioni russe sta diventando una realtà», ha affermato il premier polacco Donald Tusk, che ha convocato i servizi di sicurezza all’indomani dell’attacco. Tusk non esclude che, nel prossimo futuro, l’escalation possa estendersi al territorio polacco. Secondo il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha l’attacco è come «il terrore di Putin che bussa direttamente alle porte dell’Ue e della Nato». Un tentativo di spaventare i Paesi occidentali per dissuaderli dal sostenere l'Ucraina: era l’obiettivo secondo l’alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri Kaja Kallas.

L’azione al confine Ucraina-Polonia è stata rivendicata dal Cremlino, che ha dichiarato di aver colpito le infrastrutture ferroviarie che trasportano armi e aiuti militari dall’Europa all’Ucraina. che ha parlato da Rovaniemi, in Finlandia, dove si è svolto il vertice artico.

Sul convoglio viaggiavano 206 passeggeri, nessuno è rimasto ferito, perché la compagnia ferroviaria Ukrzaliznytsia aveva fatto evacuare il treno alcuni minuti prima che il drone finisse sulla locomotiva.

Ma la preoccupazione europea appare tanto più realistica se si considera che fra i passeggeri coinvolti, oltre ai cittadini ucraini, c’erano anche stranieri e soprattutto europei. I treni ucraini a lunga percorrenza che da Kyiv (o anche da altre città più a est come Kharkiv) raggiungono la Polonia e viceversa sono i mezzi di trasporto quasi obbligati per tantissimi stranieri che in tempo di guerra – con lo spazio aereo chiuso dal febbraio 2022 - per vari motivi viaggiano in Ucraina, dai politici e diplomatici ai giornalisti, dai volontari e operatori umanitari ai professionisti, fino ai semplici visitatori.

La linea che unisce in modo diretto, senza cambi alla frontiera, le due capitali ucraina e polacca è particolarmente usata da esponenti del mondo politico di vari Paesi. Pochi minuti prima che il treno venisse colpito, per la stessa stazione erano passati altri convogli con a bordo consiglieri per la sicurezza europei, tra i quali l’ex premier britannico Boris Johnson, l’ex primo ministro svedese Carl Bildt, l’ex direttore della Cia David Pertraeus e l’italiano Fabrizio Saggio. Una delle ipotesi avanzate è che il bersaglio del drone fosse proprio la delegazione politico-diplomatica.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

(REUTERS)

Dopo l’attacco al treno a Yahodyn, la tensione fra Mosca e Varsavia è altissima: dal Cremlino hanno fatto sapere che se la Polonia muovesse guerra alla Russia, Mosca «utilizzerebbe il suo intero arsenale di forze e risorse disponibili, e lo Stato polacco cesserebbe di esistere in due o tre giorni». A dirlo è stato Nikolay Patrushev, consigliere di Putin, citando dichiarazioni del ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, secondo le quali in uno scontro militare la Polonia sconfiggerebbe la Russia.

Ma gli attacchi russi alle infrastrutture ferroviarie sono sempre più frequenti, anche nella zona occidentale dell’Ucraina: tre giorni fa i droni di Mosca hanno colpito le ferrovie a Lutsk, nella regione di Volinia, a circa 90 km dal confine con la Polonia, e a Fastiv, nelle regione di Kyiv, a circa 70 km dalla capitale.

Mentre la Polonia pensa a rafforzare la protezione alle sue frontiere, in Europa del Nord e in particolar mondo nei Paesi baltici, i più esposti alle possibili minacce da oltreconfine, si alza l’allerta per la guerra ibrida e per gli sconfinamenti, ormai frequenti, di droni nei cieli dei Paesi europei, che creano panico e scompiglio al traffico aereo e ai trasporti: nella notte del 15 settembre, poco dopo la mezzanotte, i caccia italiani delle forze Nato hanno abbattuto un drone in arrivo dalla vicina Bielorussia ed entrato nello spazio aereo della Lituania equipaggiato con esplosivo. Le sirene dell’allarme aereo sono scattate in diverse zone del Paese e gli aeroporti lituani sono stati sottoposti a restrizioni. La Lituania sta facendo verifiche per determinare la tipologia e l’esatta provenienza del drone, abbattuto vicino a Kaunas nel sud del Paese.

Tensione anche fra Mosca e Copenaghen, dopo che una fregata russa ha lanciato due razzi di segnalazione verso un elicottero militare danese che volava al largo della costa della Danimarca, in acque internazionali, mancandolo di poco.

Il presidente russo Vladimir Putin.
Il presidente russo Vladimir Putin.

Il presidente russo Vladimir Putin.

(via REUTERS)

Nel frattempo, il 14 settembre Donald Trump ha annunciato che sia Zelensky che Putin hanno accettato di smettere di colpire reciprocamente obiettivi energetici. Una richiesta, quella del presidente Usa, dettata dalla necessità di porre un argine all’impennata dei prezzi del carburante che, a detta del presidente Usa, sarebbe causata più dalla guerra russo-ucraina che da quella degli Stati Uniti contro l’Iran. La conferma di questo “cessate il fuoco energetico”, tuttavia, non è arrivata né da Mosca né da Kyiv.

Gli ucraini, reduci dal freddo record dello scorso inverno che ha determinato un’emergenza umanitaria, temono che nei prossimi mesi i russi cerchino di mettere in ginocchio il Paese lasciando di nuovo la popolazione senza luce e senza riscaldamento. E non hanno fiducia nelle reali intenzioni di Mosca, che potrebbe accettare una pausa dagli attacchi alle strutture energetiche ma solo per riprendere poi con più forza l’offensiva.

«L’Ucraina non è convinta che la Russia abbia la genuina volontà di rispettare un accordo», ha affermato Zelensky su Telegram. «Abbiamo bisogno di un accordo che sia affidabile e duraturo», ha aggiunto il presidente ucraino, «che porti reali benefici alla vita delle persone, piuttosto che un accordo che collassi una volta che i russi abbiano svolto le loro “elezioni” e si siano assicurati un temporaneo alleggerimento della pressione sulle forniture di benzina e diesel». La guerra tuttavia deve terminare, ha concluso. «E un passo verso la de-escalation riguardo alle infrastrutture critiche può essere un primo passo verso la pace».