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Un militare italiano impegnato in una missione di peace keeping in Libano.
di Mario Martines
l Generale di Corpo d’Armata Giorgio Battisti è un ufficiale di artiglieria da montagna che ha prestato servizio in posizione di comando nelle brigate alpine Taurinense, Tridentina e Julia ed ha ricoperto diversi incarichi allo Stato Maggiore dell’Esercito. Ha partecipato tra l’altro alle operazioni in Somalia (1993), in Bosnia (1997) e in Afghanistan. Laureato e in possesso del master di II livello in Scienze Strategiche, Battisti è presidente dell’Istituto internazionale di Diritto umanitario di Sanremo e della commissione militare del Comitato Atlantico Italiano. Nessuno meglio di lui può farci capire in che situazione versa attualmente il diritto internazionale umanitario, nella cornice della 49a edizione della Round Table di Sanremo dedicata a questo tema.
Papa Leone ha denunciato come il Diritto Internazionale Umanitario si trova in un momento storico in cui appare quotidianamente disatteso se non addirittura calpestato. Come si può riaffermarne l’importanza giuridica ed etica?
«Il Diritto Internazionale Umanitario, basato sulle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 e i due Protocolli Aggiuntivi del 1977, costituisce una protezione fondamentale sia per le Forze Armate che per la popolazione civile, in quanto consente di limitare le conseguenze dannose delle ostilità e definire i limiti dell’azione militare. Sono trattati internazionali che contengono le norme più importanti volte a limitare le barbarie della guerra e a garantire il rispetto dell’umanità durante i conflitti armati. Le convenzioni nascono dalle tragedie della Seconda Guerra Mondiale e dai conflitti della decolonizzazione per tutelare le persone che non prendono parte ai combattimenti (civili, personale medico, operatori umanitari) e coloro che non sono più in grado di combattere (feriti, malati, naufraghi e prigionieri di guerra).


Il generale Giorgio Battisti.
Oggi la Convenzione sembra sempre meno rispettata nel mondo.
«Le difficoltà nel loro rispetto – evidenziate dal Santo Padre – sono, a mio avviso, riconducibili a tre fattori. Il primo è dovuto alla comparsa sullo scenario internazionale di attori non statuali (terroristi, insorti, guerriglieri, ecc.) che non riconoscono queste regole e, anzi, fanno del “non rispetto” un mezzo di lotta, anche per il grande effetto mediatico sulle opinioni pubbliche (come ha fatto ad esempio lo Stato terrorista dell’Isis). Il secondo fattore è collegato al fatto che le popolazioni presenti nelle zone dei combattimenti, soprattutto in aree urbane, sono diventate – per forza o volontariamente - scudi umani deliberatamente collocati in prossimità di infrastrutture utilizzate da formazioni combattenti non statuali. Il terzo si allaccia all’assenza di un’autorità esecutiva universale che abbia capacità d’imporsi, per cui diversi Stati tendono ad interpretare queste norme secondo i loro interessi. Il fatto tuttavia che i governi cerchino sempre, nella condotta delle loro azioni, una legittimazione giuridica dimostra che il Diritto Internazionale Umanitario mantiene tutta la sua importanza».
La 49a edizione della Round Table affronterà le sfide al diritto internazionale umanitario imposte dai conflitti moderni: quali sono i temi più caldi?
«La Round Table, evento di punta dell’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario di Sanremo, affronterà, con l’intervento di esperti e professionisti di livello internazionale (politici, accademici, giuristi e militari), le sfide derivanti dalla combinazione di metodi di guerra tradizionali e moderni – come i droni, l’IA e le capacità cibernetiche – negli attuali conflitti armati. Tali scenari in continuo mutamento rischiano di rendere ancora più labili i confini tra ambito militare e civile e richiedono un’interpretazione ed applicazione del Diritto Internazionale Umanitario che sappia adattarsi all’evoluzione del contesto operativo. Dai conflitti multidominio alle minacce ibride, dalle information-driven operations (info-ops) alla presenza di avversari tecnologicamente connessi, siamo di fronte ad una crescente complessità e ad un elevato ritmo dei combattimenti che impongono oneri senza precedenti per la pianificazione e l’organizzazione dei processi a tutti i livelli decisionali».
Nei giorni scorsi è uscita la notizia del primo attacco con droni armati guidati esclusivamente dall’IA. Si va verso una disumanizzazione dei conflitti. Che impatto ci sarà sul versante umanitario?
«La crescente militarizzazione dell’Intelligenza Artificiale nelle operazioni belliche, paragonabile alla corsa agli armamenti nucleari durante la Guerra Fredda, è oggetto di numerosi studi ed approfondimenti a livello sia dottrinale sia umanitario, in quanto solleva preoccupazioni – oltre che di natura etica e giuridica – anche collegate all’escalation in tema di responsabilità e di azioni letali autonome. L'intelligenza artificiale in ambito militare è un “moltiplicatore di forza”, perché migliora la velocità, la precisione e il processo decisionale attraverso l'analisi di enormi set di dati finalizzati all'identificazione dei bersagli, al controllo degli sciami di droni e alla sicurezza informatica.
Sebbene l'uso dei droni sia regolato dagli stessi principi applicabili a tutte le armi ai sensi del Diritto Internazionale Umanitario — vale a dire le norme di distinzione, proporzionalità e divieto di attacchi indiscriminati — l’assenza al momento di norme specifiche rende estremamente difficile la loro regolamentazione. Molto dipenderà, a mio avviso, dalla capacità (e volontà) umana in fase di impostazione nell’imporre limiti agli algoritmi presenti nei droni, e in futuro in altri mezzi bellici, che consentano di rispettare i principi del diritto umanitario. Ma questa è un’altra storia».
Come si combinano le operazioni militari con il diritto umanitario internazionale?
«Il diritto internazionale umanitario non è un concetto astratto che sia possibile ignorare sul campo, ma costituisce un corpo normativo di obblighi estremamente pragmatico, che dovrebbe essere applicato dai combattenti quale garanzia di efficacia nell’assolvimento del loro compito, valorizzandone il comportamento e facilitandone la gestione nei momenti di crisi. Si tratta, in sintesi, di condurre le operazioni rispettando queste regole, che non limitano l’efficacia dell’azione ma forniscono indicazioni (obblighi) sul comportamento da tenere da parte dei militari. In tale contesto assume un ruolo fondamentale la leadership esercitata dai comandanti, che devono essere in grado di tradurre le norme del diritto in regole comprensibili ed attuabili dai giovani soldati sul campo di battaglia. L’applicazione di queste norme, tuttavia, deve potersi conciliare con il primo dovere dei comandanti, che è quello di tutelare la sicurezza dei propri uomini e donne, di cui sono responsabili da un lato verso il governo che gli ha affidato le loro vite, e dall’altro verso i familiari».


I partecipanti al Forum sul diritto internazionale umanitario a Sanremo.
Formazione, divulgazione e ricerca: quali attività svolge tipicamente l’Istituto in un anno?
«L'Istituto è stato fondato a Sanremo nel 1970 come “organizzazione umanitaria indipendente e senza scopo di lucro” da un gruppo di giuristi internazionali, e rappresenta un forum dedicato alle questioni umanitarie. Da allora, l’Istituto ha mantenuto un impegno costante per la diffusione dei principi e delle norme di diritto Internazionale umanitario, diritto dei rifugiati e delle migrazioni e diritti umani su scala globale, con la missione di promuoverne l’applicazione e lo sviluppo. Nel corso degli anni, anche grazie alla competenza dei suoi collaboratori, esperti civili e militari e professionisti di tutto il mondo, di cui l’Istituto si avvale per le proprie attività, è diventato un centro di eccellenza nella formazione, ricerca e divulgazione, con una solida reputazione internazionale. Nel solo 2025 abbiamo organizzato oltre 100 corsi, convegni, workshop e iniziative di sensibilizzazione di cui hanno beneficiato circa 3.900 partecipanti provenienti da 157 Paesi. Oltre alle attività di formazione, l'Istituto promuove il diritto umanitario anche attraverso conferenze di alto livello, come la annuale Tavola Rotonda in corso in questi giorni, e attraverso pubblicazioni che forniscono indicazioni pratiche agli operatori militari e civili in settori chiave dei diritti umani e di altri corpi legislativi complementari di rilevante valore nei contesti di crisi».




