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Le immagini di queste ore hanno riportato Ceuta al centro dell’attenzione internazionale. Centinaia di migranti hanno superato o tentato di superare la barriera che separa il Marocco dall’enclave spagnola, mentre migliaia di persone erano già riuscite a raggiungere la città a nuoto nei giorni precedenti. È una crisi che ricorda quella del maggio 2021, quando oltre ottomila persone entrarono in poche ore nel territorio spagnolo. Ma perché questa piccola città africana è così importante? E perché rappresenta uno dei punti più delicati e strategici della politica migratoria europea?
Ceuta è in Africa, ma appartiene alla Spagna
Ceuta si trova sulla costa settentrionale dell’Africa, affacciata sullo Stretto di Gibilterra. Dal territorio spagnolo la separano appena diciassette chilometri di mare, mentre confina direttamente con il Marocco attraverso una frontiera terrestre lunga poco più di sei chilometri. Pur trovandosi nel continente africano, Ceuta è territorio della Spagna e quindi anche dell’Unione europea. Insieme a Melilla, situata circa quattrocento chilometri più a est, costituisce l’unico confine terrestre tra l’Europa e l’Africa. Una caratteristica geografica che la rende uno dei principali punti di accesso per chi cerca di raggiungere il territorio europeo senza affrontare la lunga traversata del Mediterraneo centrale.
Perché Ceuta è spagnola?
La presenza della Spagna a Ceuta affonda le proprie radici in una storia lunga oltre sei secoli. La città fu conquistata dal Portogallo nel 1415. Quando, nel 1580, le corone di Spagna e Portogallo si unirono sotto lo stesso sovrano, Ceuta passò sotto l’amministrazione spagnola. Alla separazione tra i due regni, nel 1640, gli abitanti decisero di restare fedeli alla Corona di Madrid e questa scelta venne riconosciuta ufficialmente dal Trattato di Lisbona del 1668. Quando il Marocco ottenne l’indipendenza nel 1956, Ceuta e Melilla non furono incluse nel processo di decolonizzazione. Da allora Rabat continua a rivendicarne la sovranità, sostenendo che si tratti di territori marocchini ancora occupati. Madrid, invece, respinge questa interpretazione, ricordando che le due città fanno parte della Spagna da secoli e sono pienamente integrate nell’ordinamento costituzionale spagnolo. Dal 1995 Ceuta gode anche dello status di città autonoma, con un proprio governo e un’assemblea elettiva.
Che cos’è Melilla?
La storia di Melilla è molto simile a quella di Ceuta. Anch’essa è una città autonoma spagnola situata sulla costa nordafricana e rappresenta, insieme alla “sorella” occidentale, uno dei due avamposti dell’Unione europea nel continente africano. Per molti anni è stata il principale punto di ingresso dei migranti provenienti dall’Africa subsahariana, soprattutto attraverso i ripetuti tentativi di scavalcare la grande barriera di confine. Negli ultimi tempi, tuttavia, la pressione migratoria si è concentrata soprattutto su Ceuta.
Chi vive a Ceuta e Melilla?
Ceuta conta oggi circa 85.000 abitanti, mentre Melilla ne ha poco meno di 87.000. Sono città profondamente multiculturali, dove convivono da secoli comunità di diversa origine e religione. La maggioranza della popolazione è di lingua spagnola e di tradizione cattolica, ma una parte molto consistente degli abitanti è di origine marocchina e professa l'islam. A Ceuta i musulmani rappresentano tra il 45 e il 50% della popolazione, una quota destinata a crescere soprattutto per la maggiore incidenza delle famiglie più giovani, mentre a Melilla costituiscono circa la metà dei residenti. Accanto a cristiani e musulmani sono presenti anche storiche comunità ebraiche e una piccola minoranza induista, tanto che le due città vengono spesso indicate come un esempio di convivenza tra quattro culture e quattro religioni. Questa composizione sociale si riflette anche nel calendario civile: oltre alle festività cattoliche, da alcuni anni vengono riconosciute ufficialmente anche importanti ricorrenze musulmane, come la Festa del Sacrificio (Eid al-Adha), un unicum nel panorama spagnolo. Lo spagnolo è la lingua ufficiale, ma nelle strade è molto diffuso anche il darija, il dialetto arabo parlato nel nord del Marocco.
Perché i migranti cercano di entrare proprio da Ceuta?
La risposta è nella geografia. Entrare a Ceuta significa mettere piede in territorio spagnolo e quindi nell’Unione europea. Per molte persone rappresenta una via considerata meno lunga rispetto alla traversata del Mediterraneo dalla Libia o dalla Tunisia verso l’Italia. I tentativi di ingresso avvengono in modi diversi. Alcuni cercano di superare la barriera di confine, altri raggiungono la città a nuoto aggirando le recinzioni lungo la costa, altri ancora tentano di nascondersi nei mezzi diretti verso la Spagna continentale. Arrivare a Ceuta, tuttavia, non significa automaticamente poter circolare liberamente in Europa. Le autorità spagnole identificano i migranti, esaminano le eventuali domande di protezione internazionale e applicano le norme previste dal diritto nazionale ed europeo.
Una frontiera tra le più sorvegliate del continente
Proprio perché rappresenta uno dei confini esterni dell’Unione europea, Ceuta è protetta da un imponente sistema di sicurezza. Negli anni sono state costruite doppie recinzioni metalliche, rafforzate nei punti più vulnerabili, affiancate da telecamere, sensori elettronici, illuminazione notturna e da un costante pattugliamento della Guardia Civil sia via terra sia via mare. Una parte significativa delle opere è stata realizzata anche grazie ai finanziamenti europei destinati al controllo delle frontiere esterne. Nonostante queste misure, gli ingressi irregolari non si sono fermati. Secondo i dati diffusi dalle autorità spagnole e rilanciati da Reuters, nei primi mesi del 2026 gli arrivi a Ceuta sono aumentati del 164 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Perché oggi si parla di emergenza?
La nuova crisi è iniziata diversi giorni fa, quando migliaia di persone hanno cominciato a raggiungere la città attraversando il mare. Successivamente centinaia di migranti hanno tentato di superare contemporaneamente anche la barriera terrestre, mettendo sotto pressione le forze di sicurezza e il sistema di accoglienza di una città che conta appena 85 mila abitanti.
Le autorità locali parlano della più grave emergenza migratoria degli ultimi anni e il governo spagnolo ha inviato rinforzi della Guardia Civil e dell’esercito. Dietro questa nuova ondata si intrecciano fattori diversi: le favorevoli condizioni meteorologiche, la situazione economica e sociale in Marocco, i movimenti delle reti di trafficanti e il continuo effetto di attrazione esercitato da una delle pochissime porte terrestri d’accesso all’Unione europea.
Uno status particolare
Pur facendo parte della Spagna e dell'Unione europea, Ceuta e Melilla hanno uno status particolare: non fanno parte dell’unione doganale europea né dello spazio IVA e godono di un regime fiscale speciale. Inoltre, pur essendo associate all'area Schengen, i cittadini marocchini residenti nelle province confinanti possono entrare nelle due città con procedure particolari, previste dagli accordi tra Madrid e Rabat. Questo regime speciale ha favorito per decenni un intenso commercio transfrontaliero, oggi fortemente ridimensionato dopo la chiusura della cosiddetta “dogana atipica” decisa dal Marocco e le successive modifiche agli accordi di frontiera.




