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epa12596175 Members of the Parliament sit during voting in the Hemicycle at the European Parliament in Strasbourg, France, 16 December 2025. The current plenary session runs from 15 until 18 December 2025. EPA/RONALD WITTEK
Sono passati tre anni dall’esplosione sui media europei della controversa indagine Qatargate che prima ha scosso il Parlamento europeo e che ora scuote il sistema giudiziario belga, per metodi e fughe di notizie finiti a loro volta sotto inchiesta.
Gli esiti giudiziari sembrano ancora lontani, la Procura federale belga ha fatto sapere che «c’è ancora molto lavoro da fare». Mentre è difficile fare previsioni temporali in un sistema penale in cui vige il processo istruttorio coperto da segreto in fase di indagini preliminari senza scadenze temporali per il rinvio a giudizio o per l’archiviazione, come non lo hanno i termini della custodia cautelare.
Dopo mesi di silenzio, l’indagine torna a fare notizia nel dicembre 2025 perché il Parlamento europeo ha votato sulla richiesta della revoca della immunità parlamentare per le deputate italiane Alessandra Moretti (concessa) e per Elisabetta Gualmini (negata), autosospese dal gruppo dei socialisti & democratici.
E intanto in tre anni, accendendo legittimi dubbi sulla conduzione delle indagini, il caso sembra essersi così intricata da perderci il filo. Vediamo per sommi capi com’è andata fin qui.
Qual è l’accusa del Qatargate e perché si chiama così
Tutto inizia il 9 dicembre del 2022, con un blitz della polizia belga. In pochi giorni foto di valigie piene di denaro fanno il giro del mondo: sarebbero secondo gli inquirenti l’esito di una presunta rete di corruzione tra Bruxelles, Doha e Rabat.
Di qui il nome mediatico di Qatargate, calco su Watergate, il padre americano di tutti gli scandali in lingua inglese, omologo di Tangentopoli ed epigoni in italiano. I principali indagati sono Eva Kaili, greca, ex vicepresidente del Parlamento Ue, il compagno di lei e consigliere europarlamentare Francesco Giorgi e l’ex eurodeputato pd Antonio Panzeri, accusato di essere il vertice della rete.
L’indagine aperta a luglio 2022 muove da ipotesi di riciclaggio, associazione per delinquere e corruzione, per l’accusa persone interne al Parlamento europeo sarebbero state indebitamente pagate per influenzare le decisioni del Parlamento Ue a favore di Qatar e di Marocco. Kaili viene privata dell’immunità parlamentare e subisce una dura custodia cautelare, Panzeri finisce ai domiciliari in cambio della disponibilità a collaborare. Nel gennaio 2023 Panzeri patteggia, dichiarandosi colpevole, e viene poi denunciato dai coimputati a Milano per calunnia.


Perché si rischia l’effetto boomerang
A giugno 2023 il giudice istruttore del tribunale di Bruxelles, Michael Claise, titolare dell’indagine, fa un passo indietro dal caso per un conflitto di interessi collegato al figlio, prevenendo la ricusazione. A febbraio 2025 anche Aurélie Déjaiffe, che gli era subentrata, lascia il Qatargate, ottenendo il trasferimento alla Corte d’appello di Bruxelles e la titolarità passa a Pascale Monteiro Berreto.
Ma intanto il passo indietro di Claise ha cominciato a incrinare la fiducia nei fondamenti dell’indagine iniziale, tanto che pochi mesi dopo, parte alla Procura federale belga un altro filone del Qatargate – formalmente parallelo ma di fatto in rotta di collisione con il primo - innescato dagli indagati che denunciano violazioni del segreto istruttorio, dell’immunità parlamentare e fughe di notizie, nonché da parte di Kaili, metodi da «Stato di Polizia».
La nuova indagine tocca il cuore degli apparati investigativi e porta all’arresto e alla rimozione di Hugues Tasiaux, direttore dell’Ufficio belga anticorruzione (Ocrc), cui la Procura contesta, grazie all’analisi dei suoi dispositivi digitali violazione di segreto e accesso abusivo a banche dati, per aver passato in anticipo anche rispetto ad atti di indagine notizie riservate alle due testate belghe Knac, fiamminga, e Le Soir francese che hanno fatto lo scoop sull’inchiesta. Tra i documenti al vaglio anche un messaggio del 28 novembre 2022, dunque precedente ad arresti e perquisizioni, a proposito di un incontro con la stampa e di un possibile coinvolgimento dei servizi segreti, che non risulterebbe agli archivi ufficiali.
Ombre di sospetto che si aggiungono a quelle sui modi con cui ammissioni di colpevolezza sono state raggiunte e che riguardano in particolare l’attendibilità delle dichiarazioni di Panzeri.


Che cosa può accadere a queste due indagini contrapposte
Adesso i due procedimenti distinti, indirettamente, in qualche modo si intersecano perché il materiale a carico di Tasieux, - che potrebbe squalificare le prove vere e presunte acquisite dal lavoro investigativo, per vizi procedurali o per altro, - si trova al vaglio dei giudici della Camera d’Accusa che, per la procedura in vigore, fanno da robusto filtro al lavoro del giudice istruttore e che dovranno decidere se il Qatargate merita o meno di sfociare in un processo.
Si parla di una decisione che dovrebbe arrivare a febbraio-marzo, salvo rinvii.
Facile prevedere che, comunque vada a finire, il cosiddetto Qatargate passerà alla storia come un caso giudiziario controverso, costoso tanto per l’immagine del Parlamento europeo, quanto per il sistema investigativo belga.




