Un passo storico per l’Unione europea e per l’Ucraina. Il Consiglio europeo di 19 dicembre 2025 ha scelto di sostenere Kyjiv con un piano di aiuti da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027, utilizzando debito comune europeo emesso sui mercati dei capitali garantito dal bilancio dell’UE. È una decisione che segna un punto di svolta nell’impegno dell’Unione di fronte alla guerra scatenata dalla Russia, rafforzando il messaggio che l’Europa sta con l’Ucraina nel momento in cui la sua stessa sopravvivenza nazionale e territoriale è messa a dura prova da Mosca.

La scelta è anche un segnale politico forte all’indirizzo di Vladimir Putin e del suo apparato bellico, che continua le operazioni offensive nella regione del Donbas mentre pressa anche in altri settori del fronte orientale. L’accordo raggiunto a Bruxelles evita divisioni profonde all’interno dell’Unione e supera l’impasse sul nodo dei beni russi congelati nei Paesi UE, un punto che ha rischiato nei giorni scorsi di far saltare l’intera intesa.

Ursula von der Leyen con il presidente dell'Ucraina Zelensy al Consiglio Europeo
Ursula von der Leyen con il presidente dell'Ucraina Zelensy al Consiglio Europeo
Ursula von der Leyen con il presidente dell'Ucraina Zelensy al Consiglio Europeo

Dai beni russi congelati al debito comune: perché questo accordo

L’Unione europea ha davanti a sé una delle sfide più complesse dal dopoguerra: come finanziare l’Ucraina nei prossimi anni senza compromettere l’unità politica interna e nel rispetto delle regole giuridiche comunitarie. La proposta iniziale era chiara: utilizzare parte dei circa 210 miliardi di euro di beni della Banca centrale russa congelati nel territorio UE per sostenere finanziariamente Kyjiv. Queste risorse erano state immobilizzate dopo l’invasione del 2022 nell’ambito delle sanzioni economiche coordinate da Bruxelles e dai partner occidentali.

Tuttavia, l’idea di “dirottare” quei fondi direttamente all’Ucraina ha sollevato ostacoli politici e legali. Il principale nodo è stato il timore di rischi giudiziari e di ritorsioni da parte di Mosca, con la Banca centrale russa che ha anche avviato un’azione legale contro Euroclear, l’istituto finanziario belga custode della maggior parte degli asset congelati, chiedendo decine di miliardi di danni.

Il Belgio, paese che detiene la quota più alta di questi asset congelati, ha fatto valere forti riserve sull’idea di liberare quelle risorse prima di avere garanzie giuridiche che gli Stati membri non sarebbero rimasti esposti a eventuali contenziosi internazionali. D’altro lato, paesi come Germania e Francia – insieme alla Commissione europea – spingevano per un meccanismo di prestito “Reparations Loan” che consentisse alla UE di utilizzare questi capitali in modo rispettoso del diritto internazionale.

In concreto, però, le difficoltà di trovare un accordo unanime su come strutturare garanzie e responsabilità hanno portato il Consiglio europeo a virare verso un piano alternativo: non si usano direttamente gli asset russi per finanziare la spesa, ma si contrae debito comune europeo – un gesto di solidarietà senza precedenti – e si utilizza il bilancio dell’UE come garanzia per l’erogazione del prestito.

Come funziona il prestito da 90 miliardi e le condizioni

Il pacchetto approvato prevede che l’Unione europea emetta titoli di debito sui mercati dei capitali per 90 miliardi di euro di prestiti a Kyjiv, con durata e termini concordati fra gli Stati membri e la Commissione europea. Questi prestiti non prevedono interessi e saranno erogati gradualmente nel biennio 2026-2027 per coprire esigenze sia militari sia di bilancio dell’Ucraina.

Uno degli aspetti più importanti dell’accordo è che l’Ucraina non dovrà rimborsare il prestito finché la Russia non pagherà le riparazioni di guerra previste dal diritto internazionale. Questa clausola riflette la convinzione politico-strategica che Mosca debba farsi carico dei danni causati dall’invasione, compresi quelli materiali, umani e sociali. In altre parole, il debito comune europeo diventa di fatto un anticipo di futuri risarcimenti che saranno quasi certamente oggetto di negoziati post-conflitto.

La decisione ha richiesto compromessi: Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia si sono chiamate fuori dal piano di garanzia del prestito, opponendosi all’idea di partecipare finanziariamente alla sua copertura. Tuttavia, hanno permesso che venisse approvato il meccanismo complessivo, evitando un veto che avrebbe bloccato l’iniziativa.

Un messaggio forte all’Ucraina e a Putin

Da Kyjiv la risposta è stata di gratitudine e sollievo. Il presidente Volodymyr Zelensky ha seguito da vicino le trattative e ha sottolineato più volte l’urgenza di una soluzione concreta: senza nuovi fondi, l’Ucraina rischiava di esaurire le risorse di bilancio già all’inizio del 2026.

Per l’Unione europea, la decisione rappresenta un passo politico decisivo: l’adozione di un debito comune per finanziare la difesa e il sostegno economico di uno Stato colpito da aggressione esterna non ha precedenti nella storia dell’integrazione europea. È un segnale di solidarietà senza eguali, soprattutto in un momento in cui molte democrazie occidentali stanno fronteggiando polarizzazioni interne e crescenti pressioni economiche.

Dal punto di vista strategico è anche un chiaro messaggio a Putin. L’Unione europea, pur divisa su molte questioni, ha dimostrato di saper reagire all’aggressione russa mettendo da parte — almeno momentaneamente — divisioni ideologiche e timori giuridici interni per garantire sostegno a un paese sotto attacco. La guerra nel Donbas e oltre non è finita, e l’esercito russo mantiene pressioni costanti su diversi fronti, ma la risposta europea invia un segnale di determinazione e unità che non può essere ignorato da Mosca.

I prossimi passi e le nuove sfide

Il Consiglio europeo ha dato mandato alla Commissione e al Parlamento europeo di continuare a lavorare su aspetti tecnici e giuridici per rendere possibile in futuro – se e quando sarà giuridicamente sostenibile – l’utilizzo degli asset russi congelati come parte del meccanismo di ripagamento dei prestiti o direttamente per sostenere Kyjiv.

Questa soluzione intermedia non chiude la questione, ma consente di strappare tempo prezioso per consolidare le misure di sostegno senza rimanere impantanati in procedure giudiziarie potenzialmente lunghe e controverse. In parallelo, l’UE continua ad aumentare pressione su Mosca con pacchetti di sanzioni e stretta sulle cosiddette navi ombra russe e altri strumenti economici.

In conclusione, l’accordo su debito comune per Kyjiv non è un semplice pacchetto finanziario: è un momento storico che rimodella il ruolo dell’Unione europea in una crisi di sicurezza senza precedenti dal secondo dopoguerra, unendo solidarietà politica, responsabilità economica e una visione strategica che guarda oltre l’emergenza immediata.