Dopo nove mesi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, nella Striscia di Gaza qualcosa si muove a livello politico. Dopo vent’anni di governo ininterrotto nel Territorio palestinese, Hamas ha annunciato lo scioglimento dell'organismo governativo, aprendo la strada a un comitato tecnico che amministrerà la Striscia, come già previsto nel piano per il cessate il fuoco. Si tratta di un cambiamento per il movimento islamista che ha preso il controllo di Gaza nel 2007 dopo un violento scontro e la successiva espulsione del movimento rivale al-Fatah, che non riconosceva il risultato delle elezioni del gennaio 2006, vinte appunto da Hamas.

«Il capo del comitato di emergenza del governo, Mohammed al-Farra, ha ufficialmente presentato le sue dimissioni», ha dichiarato Ismail al-Thawabta, responsabile dell’ufficio stampa del Governo di Hamas, durante la conferenza stampa presso il cortile dell’Al-Aqsa Hospital a Deir el-Balah. «Ha anche deciso di sciogliere il comitato per facilitare la transizione amministrativa e governativa al Comitato nazionale per l’Amministrazione di Gaza (Ncag)».

Il Ncag, attualmente con sede al Cairo, è un comitato tecnico e temporaneo per l'attuazione dei servizi pubblici essenziali e dell'amministrazione civile e per coordinare la ricostruzione. E’ nato a gennaio del 2026 sotto la risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite come parte del piano di pace in 20 punti elaborato dall’amministrazione Usa che dopo aver mediato il cessate il fuoco nell’ottobre del 2025 ha creato il Board of Peace (Consiglio di Pace), organismo voluto e presieduto da Donald Trump.

Attualmente il Comitato, composto di 15 membri, è guidato da Ali Shaath, funzionario ed ingegnere civile palestinese, nato nella Striscia di Gaza, a Khan Younis, e con una lunga esperienza nell’amministrazione palestinese. Ma nessuno dei membri ad oggi ha avuto il permesso da parte di Israele di entrare nella Striscia. «Ci auguriamo che questo importante passo sul campo contribuisca a porre fine all'aggressione, a fermare il genocidio, a garantire il ritiro dell'esercito israeliano dalla Striscia di Gaza, a riaprire i valichi per consentire l'ingresso dei camion di aiuti e a porre fine alla politica di affamamento», ha detto Ismail al-Thawabta ad Al Jazeera a margine della conferenza stampa.

Al-Thawabta ha spiegato che lo staff tecnico e professionale resterà operativo nelle sue funzioni, affermando che «tutti gli impiegati impegnati nell'erogazione dei servizi sono “dipendenti statali” e sono pienamente pronti a lavorare alle dipendenze del Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza».

Il passaggio di consegne dei poteri politici, pur essendo un passo avanti, ha un valore più che altro simbolico, al momento con pochi risvolti concreti. La questione della forma di governo della Striscia di Gaza è uno dei nodi da sciogliere del processo di pace. Uno dei problemi fondamentali è il disarmo di Hamas, tema al quale il movimento non ha fatto alcun cenno: la seconda fase del cessate il fuoco a Gaza avrebbe dovuto prevedere il graduale ritiro delle forze israeliane dalla Striscia per arrivare alla fine dell’occupazione e insieme il disarmo del movimento islamista.

Ma niente di tutto questo è avvenuto, anzi: le forze israeliane hanno di fatto ampliato la loro presenza prendendo il controllo di quasi il 70% della Striscia. E Hamas chiede l'istituzione di un'amministrazione palestinese prima di prendere in considerazione la consegna dei suoi armamenti. Il cessate di fuoco di fatto è stato continuamente violato: da quando è stato dichiarato, a ottobre del 2025, più di mille civili a Gaza sono stati uccisi. Più di 73mila persone nella Striscia sono morte da ottobre del 2023.