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L’artista tedesco Gunter Demnig, ideatore delle “Stolpersteine”, piccole targhe da selciato nate con lo scopo di lasciare nelle città una memoria dei deportati nei campi di sterminio nazisti, corso Magenta 5, dove sono state posate in memoria di Ida, Arturo e Luciano Valabrega. Genova, 10 gennaio 2024. ANSA/LUCA ZENNARO
A Heidenau, cittadina della Sassonia a pochi chilometri da Dresda, non saranno più posate nuove “pietre d’inciampo” sulle strade e sui marciapiedi pubblici. Il Consiglio comunale ha approvato il 24 settembre una mozione sottoscritta da consiglieri della CDU, di Alternative für Deutschland (AfD) e dell’iniziativa civica Bürgerinitiative Oberelbe: 13 i voti favorevoli, 6 i contrari e un’astensione.
La decisione riguarda le Stolpersteine, letteralmente “pietre d’inciampo”, le piccole targhe di ottone incastonate nei marciapiedi davanti alle abitazioni delle persone perseguitate dal nazismo. Nate da un progetto dell’artista tedesco Gunter Demnig, nel corso di oltre trent’anni si sono moltiplicate nelle città europee fino a formare quello che la fondazione che porta avanti il progetto definisce il più grande memoriale decentralizzato del mondo: oggi se ne contano 116 mila in più di 1.860 città e comuni di 31 Paesi europei.
LA DECISIONE DI HEIDENAU
Il provvedimento approvato a Heidenau non prevede la rimozione delle pietre d’inciampo già esistenti né la cancellazione della memoria delle vittime del nazismo. Propone invece la creazione o l’integrazione di un’area commemorativa, preferibilmente all’interno del cimitero Nordfriedhof, dedicata alle vittime «della guerra, del terrore, delle dittature, delle espulsioni e in particolare del nazionalsocialismo». La mozione stabilisce però che gli elementi commemorativi dovranno essere collocati in modo tale da impedirne il calpestio e dispone che in futuro venga respinta la posa delle Stolpersteine sulle strade e sui marciapiedi pubblici.
Il Nordfriedhof è indicato nella mozione come luogo preferibile, ma non si tratta ancora di una scelta definitiva. La sindaca di Heidenau, Conny Oertel, ha spiegato inoltre che il cimitero non appartiene alla città e che un eventuale utilizzo richiederebbe quindi il consenso della Chiesa.
È proprio il fatto che si possa camminare sulle targhe uno degli argomenti utilizzati dai promotori della mozione. Nella motivazione si sostiene che il passaggio, consapevole o inconsapevole, sopra i nomi delle vittime sia considerato da alcuni cittadini, familiari e associazioni una modalità non adeguata a una commemorazione dignitosa. Un luogo centrale, secondo i firmatari, consentirebbe invece il raccoglimento, le cerimonie commemorative e le attività educative.
La stessa amministrazione comunale di Heidenau aveva però espresso una posizione diversa, raccomandando al Consiglio di non approvare il testo nella forma presentata. Nella relazione predisposta prima del voto, il Comune riconosce infatti che un memoriale nel cimitero potrebbe costituire un ulteriore luogo di commemorazione, ma sostiene che non possa sostituire la memoria diffusa nei luoghi in cui le vittime vissero e lavorarono. «La storia diventa visibile là dove si svolgeva la vita sociale», osserva l’amministrazione, secondo la quale escludere in via generale tutte le future pietre d’inciampo impedirebbe anche di valutare caso per caso le nuove richieste.
A Heidenau le Stolpersteine non sono una novità. Secondo i documenti ufficiali della città, erano già state collocate in due luoghi: nel 2021 per ricordare Paul Gröger, sindaco della città fino al 1933, e nel 2023 per la famiglia ebrea Reiner. Quest’ultimo progetto era stato preparato anche con il coinvolgimento di alcuni studenti. L’associazione AKuBiZ aveva inoltre presentato nuove richieste: secondo quanto dichiarato dall’associazione all’emittente pubblica MDR Sachsen, il progetto prevedeva dodici Stolpersteine dedicate a sette famiglie e singole persone ebree.
COSA SONO LE PIETRE D’INCIAMPO
Per comprendere perché la decisione di una piccola città tedesca abbia suscitato un dibattito che ha superato i confini della Sassonia bisogna tornare all’origine delle Stolpersteine.
Sono piccoli blocchi di cemento, di circa dieci centimetri per lato, ricoperti sulla superficie da una lastra di ottone. Vengono inseriti nel selciato, generalmente davanti all’ultimo luogo di residenza scelto liberamente dalla persona perseguitata dal regime nazista, anche se possono essere collocati in altri luoghi significativi della sua vita. Su ogni pietra vengono riportati il nome e le principali informazioni biografiche della persona alla quale è dedicata.
L’idea è semplice: riportare le vittime nei luoghi della loro vita quotidiana. Non ricordare soltanto milioni di morti attraverso un unico grande monumento, ma restituire un nome, una casa e una storia alle singole persone.
Il principio adottato dal progetto è infatti: «Una persona, una pietra, un destino». Le Stolpersteine non ricordano soltanto gli ebrei deportati e assassinati, ma le diverse categorie di persone perseguitate dal nazionalsocialismo: Sinti e Rom, oppositori politici, perseguitati per motivi religiosi, Testimoni di Geova, persone con disabilità fisiche o psichiche, persone perseguitate per il proprio orientamento sessuale o per il colore della pelle, persone bollate dal regime come “asociali”, lavoratori forzati e disertori. Il progetto comprende inoltre persone sopravvissute alla persecuzione o costrette alla fuga, con l’intento di ricostruire nella memoria anche le famiglie disperse dal nazismo.
L’IDEA DI GUNTER DEMNIG
Il progetto nasce all’inizio degli anni Novanta dal lavoro dell’artista tedesco Gunter Demnig. Nel maggio del 1990, nel cinquantesimo anniversario della deportazione di mille Sinti e Rom da Colonia, Demnig tracciò sul selciato il percorso attraverso la città fino al centro di raccolta dal quale partirono le deportazioni verso la Polonia.
Secondo la ricostruzione della fondazione che oggi porta avanti il progetto, durante quel lavoro un’anziana donna mise in dubbio che Sinti e Rom avessero realmente abitato nel suo quartiere. Per l’artista fu la dimostrazione di quanto rapidamente potessero scomparire dalla memoria collettiva non soltanto le persone, ma persino la consapevolezza della loro presenza nelle città. Da qui prese forma l’idea di riportare il ricordo direttamente nelle strade.
Il progetto delle Stolpersteine venne sviluppato negli anni immediatamente successivi. Il 4 gennaio 1995 Demnig collocò a Colonia le prime 25 pietre, allora senza autorizzazione comunale; l’anno successivo ne furono installate altre a Berlino-Kreuzberg, anche in quel caso senza autorizzazione. Nel 1997, a St. Georgen, vicino a Salisburgo, furono posate le prime pietre con un’autorizzazione ufficiale, dedicate ai Testimoni di Geova Johann e Matthias Nobis. Soltanto nel 2000 il Consiglio comunale di Colonia approvò formalmente il progetto.
Da quelle prime installazioni l’iniziativa ha attraversato l’Europa. Secondo i dati attualmente pubblicati dalla fondazione, sono state posate 116 mila pietre in oltre 1.860 città e comuni di 31 Paesi europei. Le pietre continuano a essere realizzate artigianalmente: le lettere vengono impresse una per una sulla lastra di ottone, che viene poi lavorata e fissata nel blocco di cemento.
LE PIETRE D’INCIAMPO IN ITALIA
Le Stolpersteine sono arrivate anche in Italia. Le prime trenta furono collocate a Roma nel gennaio del 2010, nell’ambito del progetto Memorie d’inciampo a Roma. Da allora l’iniziativa si è estesa in numerose città italiane, trasformando marciapiedi e strade in una sorta di mappa diffusa della deportazione e della persecuzione nazifascista.
Il nome stesso aiuta a comprendere la natura del progetto. L’“inciampo” non è fisico: la pietra viene inserita a livello della pavimentazione. È piuttosto un inciampo dello sguardo e della memoria. Chi cammina vede improvvisamente brillare l’ottone, si ferma e scopre che proprio in quel luogo abitava, studiava o lavorava una persona che un giorno fu perseguitata, deportata, costretta alla fuga o uccisa. Una presenza minuscola nel paesaggio urbano che interrompe, per qualche istante, la normalità del percorso quotidiano.
IL DIBATTITO SUL CALPESTARE I NOMI DELLE VITTIME
Proprio questa scelta artistica, tuttavia, è discussa da tempo e la controversia non nasce con il voto di Heidenau né appartiene esclusivamente a una parte politica.
A Monaco di Baviera, per esempio, dal 2004 le Stolpersteine non sono consentite sul suolo pubblico. La città ha sviluppato un’altra forma di commemorazione, attraverso gli Erinnerungszeichen, segni della memoria collocati sulle facciate degli edifici oppure davanti alle abitazioni delle vittime.
Tra le voci storicamente critiche nei confronti delle pietre c’è Charlotte Knobloch, sopravvissuta alla Shoah e presidente della Comunità ebraica di Monaco e dell’Alta Baviera, secondo la quale è indegno che i passanti possano camminare sopra i nomi delle persone assassinate.
La stessa Knobloch, tuttavia, ha criticato duramente la decisione presa a Heidenau, definendo «completamente sbagliata» la scelta di escludere questa forma di memoria dallo spazio pubblico. Una posizione che mostra come la discussione sulla forma delle Stolpersteine e il giudizio sul provvedimento approvato nella città sassone siano due questioni distinte.
La decisione di Heidenau ha assunto infatti anche una dimensione politica per il fatto che la mozione è stata sottoscritta insieme da consiglieri della CDU e di AfD, oltre che della Bürgerinitiative Oberelbe. La CDU della Sassonia ha successivamente preso le distanze da un divieto generalizzato: il segretario regionale Tom Unger ha difeso le Stolpersteine come una forma legittima di commemorazione, pur riconoscendo la possibilità di discutere a livello locale sulle diverse modalità del ricordo.
L’International Auschwitz Committee aveva duramente criticato la proposta già prima del voto. Il vicepresidente esecutivo Christoph Heubner l’ha definita un «vergognoso attacco alla memoria», contestando in particolare l’idea di spostare il ricordo delle vittime dalla città verso un cimitero. Dopo l’approvazione sono arrivate critiche anche dall’ambasciatore israeliano in Germania Ron Prosor e da diversi esponenti politici tedeschi.
Il caso di Heidenau finisce così per riportare al centro una domanda che accompagna le Stolpersteine fin dalla loro nascita: dove deve abitare la memoria? In un luogo costruito appositamente per ricordare, nel quale fermarsi consapevolmente, oppure in mezzo alle case, ai negozi e alle strade di ogni giorno?
La risposta immaginata più di trent’anni fa da Gunter Demnig è racchiusa in quei piccoli quadrati di ottone: riportare le persone perseguitate là dove, prima di diventare vittime, erano state semplicemente vicini di casa, compagni di scuola, colleghi, uomini, donne e bambini con un nome e un indirizzo. E fare in modo che, camminando nelle stesse strade, qualcuno continui a incontrarli.









