A Gerusalemme il 7 ottobre 2023 viene ricordato in varie manifestazioni con toni diversi e con visioni e prospettive diverse. Ricordando la mattina del 7 ottobre 2023, è impresso nella mia memoria lo sguardo che scambiai con gli insegnanti della Terra Santa School di Gerusalemme mentre recitavamo insieme ai bambini la preghiera semplice di San Francesco: sibili di missili e il suono assordante delle sirene stavano interrompendo un momento sereno ma dovevamo mettere al riparo i bambini, dovevamo proteggerli e tranquillizzarli. Iniziava così la tragedia che ancora non conosce la fine nella già martoriata Terra Santa.

Father Ibrahim Faltas, a senior Franciscan friar speaks during an interview with Reuters, in Jerusalem, April 22, 2025. REUTERS/Ammar Awad
Father Ibrahim Faltas, a senior Franciscan friar speaks during an interview with Reuters, in Jerusalem, April 22, 2025. REUTERS/Ammar Awad
Padre Ibrahim Faltas (REUTERS)

In Israele, con le bandiere a mezz'asta, lunedì scorso, 5 ottobre, secondo il calendario ebraico, alle 6,29 sono iniziati tre giorni di lutto nazionale per ricordare il suono delle sirene che il 7 ottobre 2023 avvolse Gerusalemme. Le sirene hanno un suono che sconvolge anche quando si è abituati a sentirlo, quando annuncia un nuovo arrivo di morte e, nella migliore delle ipotesi, impone una chiusura, un blocco, un divieto.
Si ricorda il tempo cronologico di un dramma, si contano i morti di due popoli, non si ferma la tragedia, non si pone una pietra con incisa la data di una pace nuova, desiderata e implorata, possibile. La Terra Santa, in più di mille giorni di violenza, ha moltiplicato il dolore di esseri umani che già vivevano nella paura e nell'insicurezza.
È sempre complesso scavare nelle pieghe della storia per cercare l'inizio di colpe, di ingiustizie, di ragioni. Sarebbe più semplice e umano scrivere la parola fine alle sofferenze di tanti, se alcuni potenti del mondo usassero la penna indelebile per scrivere la parola pace. In questi ultimi tre anni il Medio Oriente ha conosciuto solo violenza e odio che hanno attraversato soprattutto il cielo della Terra Santa e la vita di chi la abita .Sono stati tre anni difficili per ogni persona che si riconosce nel dolore dell'altro. Ho sentito la solidarietà della gente comune nel mondo, persone che sentono, come fosse loro, l'assurda sofferenza di innocenti e di indifesi e, impotenti, chiedono e implorano la pace. Continuo a vedere il silenzioso grido di aiuto negli occhi dei bambini malati, mutilati negli arti e nella speranza, nei bambini privati di chi ha dato loro la vita, di nonni e di genitori a cui hanno ucciso il futuro di nuove vite. Ho ascoltato tre anni di delusioni profonde di chi chiede di sopravvivere a tanta violenza con la speranza di sfamare, di riscaldare, di proteggere chi ha bisogno di un padre, di una madre, la delusione per l'assenza di adulti coscienti e responsabili che negano diritti umani essenziali. Abbiamo letto numeri e parole che sconvolgono, abbiamo creduto a promesse, a previsioni, a tregue che non hanno fermato mani armate e fratricide.

epa13280581 People react as they visit the Re'im memorial site for victims of the Nova music festival near the Gaza border in southern Israel, 04 October 2026. Israel marks three years since the Hamas-led October 7, 2023 attacks. EPA/ABIR SULTAN
epa13280581 People react as they visit the Re'im memorial site for victims of the Nova music festival near the Gaza border in southern Israel, 04 October 2026. Israel marks three years since the Hamas-led October 7, 2023 attacks. EPA/ABIR SULTAN
Il ricordo commosso al Memoriale per le vittime dell'attacco al Nova music festival, il 7 ottobre 2023 (EPA)

Continuano le richieste di aiuto dalla Cisgiordania, territorio diviso, chiuso dalla morsa di violente restrizioni. Continuano le offerte sincere e disinteressate di chi vorrebbe sostenere e ricostruire muri pericolanti che crollano su corpi fragili e vorrebbero abbattere muri di indifferenza e di inutile e devastante ingiustizia a Gaza. Da un anno una tregua irreale registra la realtà di migliaia di feriti e di morti: mentre scrivo, gli ultimi cinque morti in ordine di tempo si aggiungono al già lungo elenco iniziato la mattina del 7 ottobre 2023.
Sono riflessioni amare che devono lasciare spazio alla speranza che la storia di questi anni di dolore e di sofferenza cambi il cuore dell'umanità. Chiediamo a Dio Onnipotente di aiutarci a cercare la pace, diffondendo la possibilità di trovarla nel cuore di ognuno di noi perché non possiamo più accettare quello che non è più possibile umanamente accettare: conoscere le vite disperate di fratelli a pochi chilometri da noi e non poterli raggiungere, conoscere le sofferenze di bambini operati senza anestesia da medici in lacrime per non poter alleviare il loro dolore e non sapere come far aprire un varco, un muro, una porta per far entrare un farmaco vitale, il calore di un pasto, di un abbraccio, di un sorriso.
Mi confortano alcuni segni che vengono dai bambini e dai ragazzi: testimoniano che sono loro la speranza di una pace possibile.

Un campo da gioco improvvisato, a Gaza

Sono sempre sorpreso dalla profondità dei pensieri dei ragazzi di questa terra soprattutto in questi giorni in cui nelle nostre scuole ricordiamo l'ottavo centenario del transito di San Francesco: i giovani, senza distinzione di religione e di nazionalità, collegano gli eventi drammatici che circondano la loro vita agli insegnamenti del Santo di Assisi, ne fanno tesoro e li traducono in segni ed azioni che riflettono la volontà e la necessità di pace. Mi hanno mandato foto di bambini che a Gaza giocano fra pozzanghere e macerie, che si divertono scivolando su pezzi di lamiera.

Una lamiera per scivolo, sempre a Gaza

I loro sorrisi fanno pensare ad una serenità e a un futuro possibile, ad una pace urgente. Se vogliamo la pace, se crediamo nella pace il 7 ottobre sia ricordato senza rancore, pregando, amando, rispettando la dignità della vita, di ogni vita.

* Padre Ibrahim Faltas, frate minore della Custodia di Terra Santa, è responsabile delle scuole della Custodia.